I metodi naturali: attualità e prospettive di Carlo Casini, Torino – Aula Magna Facoltà Teologica, 13 giugno 2009

Relazione al convegno “Metodi naturali. Una scelta di vita, una scelta d’amore”, Centro Cattolico di Bioetica dell’Arcidiocesi di Torino. In collaborazione con il Centro Piemontese Metodo Billings. Con il patrocinio di: Arcidiocesi di Torino, Ufficio Pastorale della Salute, Ufficio Pastorale della Famiglia, Ufficio Pastorale Scolastica, AMCI, Associazione Bioetica & Persona, ACOS Piemonte Edizioni Camilliane Centro di Formazione Ospedale Cottolengo Piccola Casa Divina Provvidenza Movimento per la Vita

 

 Grazie. Nel leggere il titolo di questa mia conversazione mi sono soffermato sulle parole “attualità” e “prospettive”. Mi propongo, in particolare, di affrontare il tema in chiave fondativa, cioè andare alle ragioni profonde che stanno dietro all’attuale dibattito sulla sessualità, in particolare sui metodi naturali e sulla contraccezione in contrapposizione ai metodi naturali, senza esaminare aspetti che pur sarebbero rilevanti che forse conoscete meglio di me, ovvero quelli di carattere sanitario e psicologico. Sono sicuro che in questo mio intervento si sentirà molto l’esperienza del Movimento per la Vita, ovviamente, essendone il Presidente e seguendolo con passione ormai da vari decenni. Con queste premesse comincio la mia riflessione sull’attualità, la quale ci propone un panorama – del resto Sua Eminenza l’ha indicato – apparentemente negativo. C’è un’avversione diffusa ai metodi naturali ed un grande favore nei confronti della contraccezione, cioè dei metodi innaturali, artificiali. Vorrei comprendere la ragione profonda ed affrontare così il nodo della questione. Secondo me, alla radice di tutto sta il fatto che la nostra è una società, la nostra società occidentale, nella quale la parola d’ordine è quella antica: “etsi Deus non daretur”, “anche se Dio non ci fosse”. Benedetto XVI ha tentato di capovolgere, in un celebre discorso, questa parola d’ordine, dicendo che bisogna agire come se Dio ci fosse, cioè pensando e postulando anche se la luce della fede non rende evidente Dio. Tuttavia, nella modernità resta profondamente radicata questa parola d’ordine: come se Dio non ci fosse, che è il fondamento del materialismo pratico. Abbiamo visto nel secolo scorso il fiorire dell’ateismo nell’area del materialismo teorico. Il materialismo teorico è crollato insieme al muro di Berlino, ma resta il veleno del materialismo pratico, il quale non consiste nel proclamare che Dio non esiste, ma consiste nel vivere come se Dio non esistesse, e siccome la domanda del senso è una domanda ineliminabile, in un’area di materialismo pratico la domanda sul senso diventa inevitabilmente una domanda che passa attraverso la cultura della scissione.

La cultura della scissione è presente in tutti i campi: gli affari sono gli affari, le vacanze sono le vacanze, la famiglia è una cosa, l’amore è un’altra, la sessualità è una cosa e l’amore è un’altra cosa. Ovvero, l’incapacità di collegare valori che invece vengono dispersi. Si perde il senso della totalità e si giudicano i singoli atti in modo isolato da tutto il resto. Ma, ripeto, la domanda sul senso è una domanda ineliminabile: a che serve la mia vita, cosa ci sto a fare in questo mondo? E laddove non si ha la percezione di un oltre, è evidente che il senso della vita è il piacere, il godimento ed il possesso per il piacere. Questi sono i due binari del modo pratico di comportarsi oggi nella società: il piacere ed il possesso per il piacere. È ovvio che in questa logica il piacere sessuale acquista un’importanza fondamentale.

Ricordo, come esempio di questa cultura, il caso in cui un vostro concittadino, Donat-Cattin, allora Ministro della Sanità, emanò un documento per esortare ad evitare il contagio dell’AIDS attraverso – ricordo ancora la parola un po’ buffa – «una sessualità non ambulatoria». Non chiedeva molto, in fondo. Chiedeva che non ci fosse un passaggio da un rapporto sessuale con un partner all’altro continuamente variabile. Questo suscitò grande clamore sui giornali: «ma come si permette un ministro!» e via di questo passo. La cosa mi ha fatto riflettere perché, in definitiva, si trattava di una questione di vita o di morte. Nessuno protesterebbe se un’epidemia influenzale che sta diventando una pandemia imporrà, ipotizziamo, provvedimenti drastici. Invece, proteste da ogni dove per l’affermazione di Donat-Cattin.

Perché? Perché andava a toccare il senso della vita. È meglio morire, rischiare di morire, piuttosto che non dare alla propria vita un senso, individuando questo senso nel godimento sessuale.

Qualcuno ha addirittura scritto dei libri per collegare questa dimensione, che io chiamo banale della sessualità, ad una vera e propria rivoluzione. Negli anni ’30 uno psichiatra tedesco, Wilhelm Reich, scrisse un libro dal titolo “La rivoluzione sessuale” per dimostrare come la vera rivoluzione, quella che cambia il mondo, che lo conduce verso la felicità, sta nel liberare la sessualità, da qualsiasi responsabilità. Fra le molte frasi provocatorie scritte in questo libro ricordo grossomodo la seguente: «l’adolescente ha bisogno soltanto di contraccettivi adatti per fare l’amore, e di molti partner. Nient’altro, per godere la felicita…». Questo è Wilhelm Reich. In ogni caso, indipendentemente da queste punte estreme, è certo che una visione banale della sessualità è uno degli aspetti caratteristici del nostro tempo, isolando il gesto sessuale da tutto il resto, da tutti gli altri aspetti che contornano il gesto sessuale in sé. Infine, altra caratteristica del nostro tempo è il grande progresso scientifico e tecnico collegato alla presunzione che l’uomo diventi padrone di sé stesso, padrone del suo futuro, capace di capire e programmare tutto. In questo contesto voi capite che la novità della contraccezione è un fatto importante. Fino ad alcuni decenni fa al gesto sessuale era comunque collegata una responsabilità. La responsabilità massima era quella del figlio, e quindi il figlio significava dovere educativo, prospettive di una stabilità nel rapporto tra i genitori, prudenza nei rapporti prematrimoniali, prudenza nei confronti delle infedeltà coniugali, perché c’era di mezzo il figlio.

Oggi tutto questo è caduto e la contraccezione è diventata lo strumento tecnico che realizza una concezione banale della sessualità e contemporaneamente è diventata un’arma potente che spinge verso una visione banale della sessualità.

Questo è il quadro complessivo della situazione.

Cionondimeno, non voglio vedere solo le ombre nella situazione attuale. Essendo un inguaribile ottimista concluderò questa mia riflessione con una nota di grande ottimismo.

Cerco quindi, già da ora, di individuare le luci che vi sono nella modernità.

Sono convinto che il mondo, nonostante tutto, cammini verso il bene. II bene sta nel nostro futuro, non nel nostro passato. Allora cerco adesso, nel presente, di vedere cosa vi sia di positivo da prendere in considerazione, da valorizzare in questa cultura che finora ho descritto in termini così cupi.

Di positivo c’è la cultura dei diritti dell’uomo.

Nella Carta dei diritti dell’uomo – la Carta firmata il 10 dicembre 1948 – è scritta l’esperienza dell’umanità intera, che è un’esperienza di dolore, di tragedia, di guerra, di sangue – un lungo fiume rosso attraversa la storia dell’uomo – ma vi è anche scritta la speranza dell’uomo, quando si afferma la uguale dignità di ogni essere appartenente alla famiglia umana. Questo è un concetto fondamentale della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo, ricaduta in centinaia di costituzioni ed atti internazionali. Paolo VI, autore dell’ “Humanae Vitae”, parlando all’Onu in occasione di un anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, disse che questa Dichiarazione era «quanto di più saggio ha saputo produrre la storia umana»

Orbene, in questa cultura dei diritti dell’uomo non si cita Dio.

Le costituzioni di un tempo cominciavano: in nome della santissima Trinità…

Qui si comincia: in nome dell’uomo… Ciononostante, si percepisce l’esistenza di un mistero, di una grandezza che stupisce e che avvolge l’uomo. Non c’è dubbio. Che cosa si afferma? L’uguale dignità di ogni essere appartenente alla famiglia umana, affermazione che nessuno oggi mette in discussione, almeno a parole. Si suppone la presenza nell’uomo di un quid, invisibile, non tangibile, intuito o presupposto, ma che non appartiene al mondo dello sperimentale.

Perché il malato di mente si può affermare, con quale dignità, al premio Nobel? Solo se si afferma che c’è questo “qualche cosa”, che è uguale in tutti e che non è percepibile, perché i sensi percepiscono esattamente qualcosa di profondamente diverso. E lo stesso vale per la differenza fisica tra i vincitori delle Olimpiadi ed i ragazzi in carrozzella, tanto per portare un esempio. È presente quindi questa residua percezione di un mistero, in contrapposizione a tutto quello che abbiamo detto finora, dal materialismo pratico sino alla banalizzazione della sessualità, a cui la società sembra mirare.

Bisogna agganciarsi, forse ripartire dalla meditazione sull’uomo per recuperare quel senso del tutto, quel senso del mistero che circonda l’uomo, in una dimensione religiosa, ma anche profondamente umana. Ed è una questione che riguarda anche i metodi naturali. Nell’uso dei metodi naturali non c’è soltanto la dimensione di obbedienza alla Chiesa. C’è anche una questione di bene dell’uomo. E ritorno col pensiero alla separatezza, perché fa parte della cultura della scissione, del materialismo pratico, che ha come conseguenza la banalizzazione del sesso. Tale separatezza fra la dimensione religiosa e la dimensione semplicemente umana dovrà finire, perché non sussiste. Non si dovrà certo cadere negli eccessi del fondamentalismo islamico, ma che si possa essere uomini senza pensare all’infinito, senza capacità di inginocchiarsi, non è ammissibile.

Mi sovviene quel libro di Giorgio La Pira, una raccolta di suoi scritti, credo si intitoli “Le premesse della politica”.

«Alla base di ogni progetto umano – è scritto – sta una certa concezione dell’uomo». E si sofferma sulla concezione marxista, liberale, arrivando alla concezione cristiana: «Alla base della concezione cristiana sta una certa concezione dell’uomo. Chi è l’uomo per il cristianesimo? È una entità orante».

È un essere capace di mettersi in ginocchio. Questa capacità di attingere, di pensare, di postulare, di sperare l’infinito è presente in qualche modo nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Cosa c’entra – direte voi – tutto questo con la meditazione sui metodi naturali?

C’entra eccome!

Io credo che il punto di partenza sia la meditazione sul significato del nascere, dell’essere concepito, del figlio.

Che cos’è il concepimento?

Gli scienziati, gli astronomi moderni hanno identificato l’inizio dell’universo nel Big Bang che collocano, attraverso calcoli complessi, ad un momento in cui tutto era concentrato in un solo punto che ha cominciato a svilupparsi con un fragore che si chiama appunto Big Bang. Essi collocano quel punto a 13,8 miliardi di anni fa!

Il Big Bang vero della creazione non è quello di 13,8 miliardi di anni fa, ma è il concepimento di ogni figlio dell’uomo. Questo è il Big Bang! Perché se non troviamo un senso nella creazione sprofonderemo nella struggente poesia del Leopardi, dove la risposta è tragica:

Mirando all’altrui sorte,

 il mio pensiero:

Forse in qual forma, in quale

Stato che sia, dentro covile o cuna,

È funesto a chi nasce il dì natale.

Naturalmente noi non condividiamo questa visione.

Se ipotizziamo un senso, questo senso non può che essere l’uomo… sviluppatosi nel corso dell’evoluzione? Ci sarà stata? Non ci sarà stata? A me piace pensare che vi sia stata. Un’intelligenza che fa crescere, che fa crescere, su, su, fino ad arrivare al suo risultato finale, che è la libertà, che è l’intelligenza, che è la capacità di amare. L’uomo, il figlio del creato.

E allora, come non rimanere un attimo in meditazione stupita di fronte a questo inizio di un nuovo essere umano, fine dell’universo, vero Big Bang, creazione in atto!

La creazione è passata dal nulla all’esserci.

Io, un certo numero di anni che non vi dico, non c’ero; adesso ci sono. Non c’ero! Ho cominciato! E ho cominciato in quel modo stupendo, come tutti noi! Stupendo perché riassuntivo di tutta la storia dell’umanità. Nel Dna, nei cromosomi di mio padre e di mia madre c’era traccia dei miei nonni, e ancora prima, e ancora prima, indietro, indietro, fino ad Adamo ed Eva. L’umanità è riassunta in questo atto creativo nuovo, questo apparire, questa novità assoluta, irripetibile diversa da qualsiasi altra. Come non restare stupiti!

È garanzia della storia. Perché è garanzia della storia? Perché … beh, supponiamo per un attimo che una nuova malattia tolga a tutti la possibilità di procreare. Una irrimediabile malattia. Questa sarebbe l’ultima delle generazioni. Quale sarebbe il senso della storia? Avrebbe ragione il Leopardi tutto finisce nell’assurdo. La fatica dei secoli si smarrisce nel nulla, nell’insignificanza.

E allora ogni bimbo che comincia ad esistere è la garanzia di una speranza, che la storia abbia un senso, che il meglio stia davanti a noi. Come non rimanere senza fiato di fronte a questo apparire dal nulla all’esserci, riassuntivo di tutta una storia umana, garanzia di futuro.

E ci domandiamo: ma perché in questo modo il succedersi delle generazioni?

Avrebbe potuto essere fatto in modo diverso, se volete più intellettuale… Nella mitologia greca c’è qualcuno che nasce dalla mente e non dal sesso: Minerva, nata dalla testa di Giove. E invece no! Il succedersi delle generazioni è stato deciso in questo modo – se vogliamo singolare – di collaborare con la creazione di Dio. Questo modo singolare che, a credere alla teoria dell’evoluzione, ha fatto apparire la sessualità non come prima forma di vita; negli animali inferiori, negli esseri inferiori ancora ci sono forme agamiche di procreazione. È nei livelli superiori che appare la sessualità finché nell’uomo appare insieme alla libertà, all’intelligenza e alla capacità di amare.

Tutto questo vorrà dire qualche cosa, avrà un senso o non avrà un senso?

Ma perché leggo ancora sui muri d’Italia, nel paese della modernità, dove appunto si è parlato di banalizzazione del sesso, di culto della scissione e quant’altro, perché leggo ancora: “Mina, ti amerò sempre”? Sempre?! Ma che senso ha il sempre nella cultura della scissione?

Nell’istinto c’è il “sempre”, quando esso è fresco, originario, giovanile: un bisogno di “sempre”, di vittoria sulla morte. Un filosofo francese, Gabriel Marcel, ha scritto “dire ad un’altra persona ti amo vuol dire dirgli: tu non morrai”.

Questo gesto sessuale diventa misteriosamente segno che, quando mi interrogo sul senso della vita e penso a tutto questo, posso sperare che la mia vita abbia un senso adeguato al mio bisogno di amore. Nasco da un’intimità che, secondo la sua verità, esprime amore, totalità, vittoria sulla morte, riassunto della storia. Nasco da questo, io. Per questo ci sono.

E allora, anche se non ho letto il Vangelo, anche se non ho avuto la fortuna di incontrare nessun sacerdote che mi ha istruito, nessun catechista, posso comunque sperare, posso ipotizzare che qui si trovi il senso della vita, dell’amore, della solidarietà: in qualche cosa che vince la morte stessa.

Sono intimamente convinto che se noi cominciamo a parlare di prospettive, se partiamo da una meditazione sul figlio, e doverosamente scendiamo a meditare sul senso, sul significato dell’atto sessuale, possiamo almeno dire ai nostri amici/nemici laici, ai vari Pannella della situazione – quante volte ci siamo scontrati – possiamo almeno dire: ma abbiate rispetto!

La Chiesa non sta mettendo vincoli quando parla di queste cose. Non sta mettendo lacci, lacciuoli o catene. Sta meditando sul senso…

Anche se restate delle vostre opinioni abbiate almeno riconoscenza per la creazione.

Quando penso alle prospettive in questo campo non penso assolutamente a leggi che dicano: chiunque usa la contraccezione deve essere punito. Questo non lo pensa nessuno. Ma penso che si debba rivendicare la libertà di testimoniare sul significato umano della nostra interpretazione del gesto sessuale e delle conseguenze nella vita di gruppo. Non si vuole imporre nulla, semplicemente difendere la libertà della testimonianza e della parola. Ma i vari Pannella non vogliono nemmeno che si parli! L’episodio del Papa in Africa è esemplare a questo riguardo.

Perché non vogliono che si parli?

Perché tocca il loro senso della vita, mette in discussione il modo con cui si interpreta il valore della loro vita.

Dal punto di vista legislativo non domandiamo leggi, a differenza di quelle per l’aborto. Sull’aborto si tocca un campo dove viene coinvolta, in modo diretto, la questione dei diritti dell’uomo. In questo caso dobbiamo giuridicamente, razionalmente e politicamente chiedere una normativa che sia coerente con i diritti dell’uomo. Ma sul tema della contraccezione, come prima battuta, noi non chiediamo di entrare nel segreto degli altri e di proibire in modo vincolante. Chiediamo di testimoniare, chiediamo di parlare…

La questione della lotta contro la contraccezione è molto importante perché ci sono degli aspetti di inganno che vanno contrastati, e non posso non ricordare quelle forti parole di Giovanni Paolo II sull’Evangelium Vitae quando parla della presenza, anche a livello internazionale di una congiura contro l’Evangelium Vitae, di una guerra dei potenti contro i deboli, della formazione e del consolidamento di autentiche strutture di peccato.

Questa è la realtà nella quale questa congiura contro la vita opera attraverso il meccanismo della menzogna e della censura, anche nel campo che sta fra aborto e contraccezione. Non c’è dubbio.

La mistificazione del linguaggio.

Non solo la madre diventa donna, il bambino diventa prodotto del concepimento, l’aborto diventa interruzione della gravidanza – anzi, meglio, IVG, così si capisce ancora meno -, l’esecuzione della condanna a morte di Eluana Englaro diventa protocollo. Ma non voglio uscire dal seminato, restiamo in tema: anche in questo campo quanta terminologia falsa, volutamente falsa. Pensate alla pillola del giorno dopo, controgestativa…

Però, in tutto questo c’è un senso rivelatore: è una prova che dico il vero quando affermo, che bisogna ripartire dall’umanizzazione del figlio per riscattare anche la sessualità della madre, perché nonostante tutto hanno bisogno di mentire quando può fare capolino il figlio: nonostante il parlare di grumo di cellule, nonostante questo, hanno bisogno di coprire con l’idea della contraccezione ciò che contraccezione non è, ma è cosa diversa. Questa mistificazione del linguaggio avviene in molti campi.

Ritengo quindi fondamentale questa meditazione stupita e gioiosa sull’inizio della vita umana. Voglio avviarmi alla conclusione con una nota di ottimismo.

La nostra stagione è una stagione in cui all’edificio sono stati tolti puntelli. Quando oggi si costruisce una casa in cemento armato si erigono prima i cassoni e le loro pareti di legno hanno i puntelli. Ad un certo punto i puntelli si tolgono. Se il cemento era vero cemento, l’edificio resta in piedi; se il cemento non era cemento, l’edificio crolla. Ho l’impressione che in tutti i settori del nostro vivere civile la nostra epoca è segnata da questa caratteristica. Ciò lo si può verificare particolarmente nel nostro campo. La fedeltà coniugale era assicurata, nel corso dei secoli, in gran parte dalla donna, perché la donna era economicamente dipendente dall’uomo, ed era quindi per lei rischioso abbandonare il marito. Oggi non è più così. I figli erano, un tempo, in una società contadina, bastone per la vecchiaia – non c’erano le assicurazioni sociali – e ricchezza, perché per lavorare la terra occorrevano braccia. Oggi, sotto questo profilo, i figli sono diventati un peso: che ne sarà di lui, chi lo farà studiare fino a trent’anni? Dunque, perché i figli? Che senso hanno? La fedeltà: perché la fedeltà? Il matrimonio: ma che senso ha il matrimonio? La stabilità della vita coniugale: perché la stabilità? Non avere rapporti sessuali prima del matrimonio o sforzarsi di arrivare al matrimonio in una logica castità: perché? Ma che senso ha?

La contraccezione ha abbattuto in questo campo tutti i puntelli.

Non ci sono più puntelli. Il lavoro femminile ha contribuito ulteriormente, ma non ci sono più puntelli. E allora? È un tempo triste perché non ci sono più puntelli? Oppure è un tempo straordinario perché richiede la scoperta dell’autenticità? E non è forse richiesto proprio a noi di indicare l’autenticità, cioè la forza che c’è dentro di noi, il cemento che veramente tiene in piedi la costruzione?

Sono profondamente convinto che lo stupore di fronte alla vita nascente ci dia il senso del miracolo. Certo, i pellegrinaggi sono belli, e molti ci vanno perché vogliono vedere qualcosa di straordinario che mostri loro la presenza di Dio, del mistero, che rafforzi la speranza che tutto non finisca con una pietra tombale. Abbiamo bisogno di segni. Ma guardate un bimbo appena nato, in faccia. Guardate gli occhi, stringete la mano ad un bimbo appena nato. È il miracolo! La vita nascente è il miracolo continuo, presente in mezzo a noi, non ci sono dubbi.

Ma come: da un gesto così apparentemente banale, come il gesto sessuale, tutto questo? La nascita? Sì. I figli? Sì. La meditazione sul feto ci immerge, rende meno impossibile la continuità fra l’eterno e il tempo. Credo che possa essere questa la conclusione del mio discorso. Sul tempo ha scritto un Filosofo: «Un tempo si scrivevano libri per dimostrare la prova dell’esistenza di Dio. Oggi il problema è dimostrare l’esistenza dell’uomo». Dimostrare l’esistenza dell’uomo è qualche cosa di misterioso, di importante, di miracoloso, di straordinario per tornare a Dio.

Altre volte ho proposto un’interpretazione particolare della cosiddetta parabola del figliol prodigo. Desidero riproporla ancora, a conclusione di queste mie riflessioni.

«Dammi quel che mi spetta, io sono autonomo, faccio da solo». Voi sapete bene in che condizioni viene a trovarsi… Ebbene, non è diversa la situazione dell’uomo moderno. In un certo senso è ancor più drammatica. L’uomo moderno non chiede la libertà unicamente per avere danaro e divertirsi. L’uomo di oggi chiede l’autonomia totale: «sono io che decido ciò che è bene e ciò che è male, sono io il padrone di me stesso, il padrone della storia, farò quel che mi pare».

La domanda sul senso della vita è una domanda non cancellabile, non eludibile. Auspico che attraverso questa domanda – domanda su sé stesso – sia possibile che il figliol prodigo – che rivendica la sua autonomia – ritrovi il sentiero che porta al Padre, e il Padre lo abbraccerà, ci abbraccerà.

Questa la nostra meditazione sul figlio, sulla sessualità, sul gesto sessuale, sui metodi naturali, sul rispetto della vita. Così come l’ha pensato Dio, questo gesto creativo sia un modo di incamminarsi sul sentiero che conduce verso Padre, per farci riabbracciare tutti dal Padre.

 

I metodi naturali: attualità e prospettive (.pdf)