I Santi della porta accanto: Santa Gianna Beretta Molla di Mario Sansalone

Nella chiesa dell’Annunciazione dell’Ospedale di Busto Arsizio (VA) una vetrata dedicata alla Santa. Il Cav di Busto Arsizio ha contribuito alla realizzazione di una delle vetrate. Al piano terra del padiglione Ostetricia e Ginecologia Serena Moroni raffigura Gianna Beretta Molla come un angelo luminoso. E un nastro dorato la lega ad altre donne della Scrittura. L’occasione per ricordare a Busto Arsizio Gianna Beretta Molla è l’uscita sul prestigioso Osservatore Romano, edizione del 27/28 aprile 2020 a pagina 5, di un articolo di Antonella Cattorini Cattaneo, sulla visita alla chiesa dell’Annunciazione dell’Ospedale di Busto Arsizio, in provincia di Varese, nella cui cappellania operano Don Peppino Colombo e don Fabrizio Barlozzo. Il CAV bustocco, che ha contribuito nel 2005 alla realizzazione di una delle vetrate, è presente nell’ospedale cittadino, fino all’arrivo del corona virus, con una presenza settimanale nello sportello del Reparto di Ginecologia, in convenzione con l’Ente ormai da oltre 10 anni. Presenza silenziosa ma disponibile all’eventuale ascolto di future mamme indecise. “La Chiesa dell’Annunciazione si trova in un piccolo e accogliente spazio situato al piano terra dell’attuale padiglione Ostetricia e Ginecologia. Tra le ventisei vetrate — in gran numero con soggetti femminili — ve n’è una dedicata a questa donna lombarda (4 ottobre 1922 – 28 aprile 1962) beatificata nel 1994 e proclamata santa nel maggio del 2004” scrive la Cattorini. “L’inaugurazione delle vetrate risale a quindici anni fa: 29 aprile 2005, all’indomani del giorno di memoria della Santa” riporta l’articolo dell’Osservatore Romano “Qui ella è ritratta mentre abbraccia quattro bambini; sullo sfondo le montagne della Valle d’Aosta. I quattro bambini sono i suoi figli anche se ella non poté accompagnare la crescita dell’ultima nata poiché proprio questa gestazione e poi il parto furono per lei fatali. Morì infatti pochi giorni dopo aver partorito Gianna Emanuela. Una storia dai tratti normali e insieme straordinaria la sua, al cui profilo più volte abbiamo ripensato anche grazie alla conoscenza del compianto monsignor Antonio Rimoldi, il docente di Storia della chiesa che ha curato e seguito il processo di beatificazione, raccogliendo ampio materiale documentario, in gran parte pubblicato (significativo il testo a cura sua e di Mario Picozzi e Maria Teresa Antognazza, Gianna Beretta Molla. La vita di famiglia come vocazione, Edizioni San Paolo 2007)” continuava l’articolo dell’osservatore. Mesero è in provincia di Milano dove la Santa aveva esercitato la professione medica (impegnata ieri a migliore le condizioni, non solo mediche, dei suoi pazienti come oggi tante dottoresse in prima linea, covid-19 o non covid 19. Mesero dista una ventina di chilometri da Busto Arsizio ed è per questo meta di molti nostri pellegrinaggi: casa natale, chiesa parrocchiale e tomba di famiglia al cimitero. Anna e Giovanni Rimoldi (cui l’anno scorso abbiamo dedicato il Centro di Aiuto alla Vita bustocco) spesso si recavano sulla sua tomba per aprire il loro cuore in attesa di maternità e paternità. A Busto, in occasione della consegna del Primo Premio “Una Vita per la Vita” a Carolina Castiglioni Pigni (ostetrica che aveva aiutato a nascere più di 5.000 bambini, tra cui il defunto ciclista Wladimiro Panizza), molti ricordano ancora quel pomeriggio in cui abbiamo incontrato Gianna Emanuela, la figlia per cui Gianna diede la vita e iniziò il suo cammino verso la Santità. “Scrive la Moroni in un suo testo del luglio 2017: «Nella cappella dell’ospedale di Busto l’ho voluta insieme a tutti i suoi figli, in un’immagine che solo nella visione di fede è perfettamente realistica; da dietro li tiene tra le proprie braccia come un luminoso angelo. Il paesaggio raffigura un luogo dove spesso la famiglia andava a trascorrere le vacanze; il verde dei pini e il grigio delle montagne danno luminosità all’abito giallo e rosa, sintesi visiva di quello spesso visto nelle sue fotografie. I suoi bambini sembrano non essere perfettamente consapevoli della presenza della mamma. Solo la bimba a sinistra, Mariolina, la guarda. Due anni dopo la morte di Gianna questa sua figlia la raggiungerà in cielo all’età di sette anni: l’ho voluta rappresentare in misteriosa comunicazione con lei” conclude la Cattorini.

 

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