Il Cav di Cesena, sfide e obiettivi per il futuro di Maria Ridolfi
Febbraio 12, 2018 Sì alla Vita

Il Movimento per la Vita e il Centro di Aiuto alla Vita di Cesena nel 2018 festeggiano il loro quarantesimo compleanno. È un’occasione per riflettere sul cammino percorso valorizzandone i risultati ottenuti, ricordando le tante mamme sostenute nella loro scelta di vita e assistite prima, durante e dopo il parto; i mille bambini aiutati a nascere e accompagnati nella loro crescita. Ma è bene prendere anche in esame le criticità.

Il pensiero va subito alle tante mamme sole che ho assistito durante il parto. Dopo un lungo travaglio, grande è la gioia di vedere sbocciare alla luce tenere e vivaci creature. Di molti bambini ho avuto il privilegio di essere stata la prima a vedere il loro volto.

Purtroppo riaffiora subito anche la ferita indelebile che mi ha lasciato la nascita di un bambino morto alla 34a settimana. Per me, come per la mamma, è stato straziante. Io non riuscivo a trovare parole per sostenerla, mi limitavo a tenerle la mano e ad asciugarle la fronte. Ma anche questi minimi gesti hanno significato qualcosa per lei: ancora oggi, dopo tanti anni, quando la incontro mi dice: “Non dimenticherò mai che in quel momento tu c’eri.”.

Pesano sulla mia coscienza anche i bambini che non siamo riusciti a salvare. Quando una mamma dopo essere stata al CAV, nonostante il nostro aiuto, sceglie di abortire, rappresenta per noi un inaccettabile fallimento. Che cosa non ha funzionato? Forse i limiti di comunicazione? O l’insufficienza della proposta d’aiuto? Oppure il non riuscire a far breccia in un contesto familiare e sociale nel quale non c’è posto per un nuova creatura?

Dobbiamo riflettere su tutti gli ostacoli che impediscono di accogliere un figlio e trovare un linguaggio nuovo per entrare in empatia, soprattutto con le ragazze molto giovani. Dobbiamo esprimere con gioia la nostra certezza che la vita umana è un valore supremo in qualsiasi circostanza, ma dobbiamo anche comprendere le loro difficoltà. Se le madri avvertono che i loro problemi ci angosciano e ci tolgono la speranza, non siamo credibili ai loro occhi.

Abbiamo raccolto in un opuscoletto intitolato “40 anni al servizio della Vita” i momenti più significativi della nostra storia; ora dobbiamo guardare al futuro lavorando sui problemi aperti. Anche se a Cesena abbiamo già fatto tanti corsi di formazione sia per i volontari che per le mamme assistite, dobbiamo coltivare ancor meglio la formazione cercando modalità nuove. Per incidere sulla società e favorire la cultura della vita dobbiamo coinvolgere quante più persone possibile in un progetto di formazione comune.

Nell’ultimo incontro in preparazione alla giornata per la Vita abbiamo proposto un corso di formazione non solo per i volontari CAV, ma per tutti gli operatori per la vita. In particolare ci siamo rivolti alla Commissione per la Pastorale Famigliare, all’Associazione Papa Giovanni XXIII, all’Istituto di Bioetica, all’Associazione Genitori dei Ragazzi Down, al Consultorio Don Giorgini, all’Associazione Famiglie per l’Accoglienza, al movimento dei Focolarini e siamo aperti a tutti quelli che condividono i nostri ideali. Terremo il corso di formazione in ottobre, chiedendo anche la collaborazione del Movimento per la Vita azionale.

Il lavoro in rete con associazioni e istituzioni ha già portato molto frutto e vogliamo coltivarlo. Pensiamo ad esempio alla collaborazione coi consultori famigliari UCIPEM e dell’Azienda Sanitaria Locale, che non di rado ci indirizzano le gestanti in difficoltà; alla rete di  famiglie sul territorio pronte ad accogliere, condividere ed accompagnare; alla collaborazione con  l’Ass.I.Pro.V. (Centro Servizi per il Volontariato), che promuove corsi di formazione per volontari; alla collaborazione con varie associazioni di assistenza e volontariato. Abbiamo stipulato una convenzione con la AUSL per seppellire i feti dalla 13a alla 20a settimana, ed un’altra per essere presenti in Ospedale due  ore alla settimana in una stanza apposita in alternanza con altre associazioni di volontariato. Sempre per merito di un paziente lavoro di rete si è ottenuto di essere chiamati dai medici genetisti per un colloquio con i genitori qualora si presenti una diagnosi che desti preoccupazione.

Fra i nostri sogni c’è anche il desiderio di mettere in piedi un’attività  che consenta, almeno ad alcune delle nostre madri, di lavorare. Per questo stiamo pensando di costituire una cooperativa che abbia però una gestione autonoma dal CAV, affinché quest’ultimo resti un’associazione di soli volontari. Quando avremo le idee più chiare contatteremo anche il Movimento nazionale o la cooperativa “La Pira” per avere consigli.

Dobbiamo continuare a sognare e a progettare, ma non tralasciamo l’impegno quotidiano che ci pone accanto alle mamme e alle famiglie in difficoltà per dare loro speranza e aiuto concreto.

 

Il Cav di Cesena, sfide e obiettivi per il futuro (.pdf)