Il figlio, mistero dell’uomo di Carlo Casini

La “Giornata per la vita”, secondo il criterio che ne ha ispirato l’istituzione, è incentrata sulla vita nascente. È importante, perciò, mantenere l’attenzione sul protagonista della “Giornata”: il figlio non nato.
In questa prospettiva proponiamo il seguente articolo di Carlo Casini, pubblicato su “Sì alla vita” del gennaio 1995 (pagine 18 – 20) in occasione della XVII “Giornata per la vita” dal tema: “Ogni figlio è un dono”.
Cos’è il figlio? È la domanda fondamentale alla quale è necessario dare una risposta se si vuole ridare significato, valore e speranza alla vita stessa del singolo e dell’umanità. Una risposta da ricercare nell’universo esistenziale e non in quello economicista ed utilitarista.

1. Che cos’è un figlio nella sua essenza? In passato la ragione più profonda poteva essere elusa. Nella società contadina era assolutamente evidente che il figlio era una ricchezza: “braccia per lavorare la terra”, “bastone per la vecchiaia”. Certo: il figlio è sempre stato anche una risposta d’amore al bisogno di affetto e al desiderio di vincere la morte; ma gli stessi aspetti economici rendevano meno urgente approfondire il “perché” di un figlio.

2. Se prevale il criterio economico, oggi un figlio non è più una ricchezza, ma peso e preoccupazione. Egli, infatti determina alti costi crescenti con l’età, limita la libertà di movimento e di autorealizzazione extra familiare dei genitori, rende meno programmabile il futuro, implica il rischio di non piccole sofferenze legate alla condizione umana e alla libertà del figlio.
La società moderna propone, invece, come valori la ricchezza, l’autorealizzazione, la mobilità, il dominio programmatorio del proprio futuro.
Allora, perché un figlio?

3. La domanda è diventata di pressante attualità anche per un’altra ragione. La procreazione è stata sottratta alla sfera della casualità ed è culturalmente collocata nell’ambito della responsabilità. Il rifiuto cristiano dei mezzi di controllo delle nascite contrari alla dignità umana e al significato della sessualità non nega, anzi, più profondamente motiva, la richiesta di procreazione responsabile. Stanno nella modernità le più compiute conoscenze dei meccanismi e dei tempi della procreazione. Perciò, in certi limiti ed in un certo senso, il figlio può essere voluto.
Ma perché? Chi è questo figlio?
L’attuale crollo delle nascite in tutto il mondo occidentale, con l’incredibile primato dell’Italia (primato non solo mondiale, ma anche di tutti i tempi), non può essere spiegato soltanto con motivazioni economiche. In passato la povertà era assai più diffusa e penosa. Forse alla base c’è l’incapacità di dare una risposta a quella domanda.

4. Sembra contrastare questa tendenza la crescente domanda di procreazione artificiale. “Un figlio ad ogni costo” è divenuto paradossalmente uno slogan del nostro tempo. Si susseguono le notizie di incredibili nascite rese possibili da trattamenti medici penosi, rilevanti spese, ripetuti tentativi, ricerche tecnologiche, sconvolgimento degli assetti familiari, alterazione della natura. Il paradosso si complica in dissociazione, perché il contrasto con il “figlio ad ogni costo” continua, come fenomeno di massa culturalmente accettato, la “strage degli innocenti”, l’“abominevole delitto”, come il Concilio Vaticano chiama l’aborto.
Come interpretare questi aspetti così contraddittori? Viviamo in una società schizofrenica, oppure si può scoprir una radice unitaria?
Nell’aborto il figlio è negato nella sua essenza: non solo egli è fisicamente soppresso, ma, prima ancora, nella cultura dominante egli è negato come figlio. L’uccisione nella coscienza sociale riduce il coraggio dell’accoglienza, quando nel caso concreto emergono le difficoltà. In definitiva, l’istanza di programmazione ed autorealizzazione toglie significato al figlio. A ben guardare, lo stesso processo mentale di censura sull’autonomo valore del figlio sta alla base di non pochi eccessi della “procreazione artificiale”.
Se l’interesse del figlio e non quello degli adulti fosse scelto come angolo di visuale, si eviterebbe la programmazione di “orfani artificiali”, si garantirebbe al bambino una famiglia certa e stabile, soprattutto ci si misurerebbe con il dato drammatico che per ogni “figlio della provetta” giunto alla nascita, innumerevoli embrioni inevitabilmente sono congelati, gettati via, sottoposti a sperimentazione, generati con la previsione di una loro inevitabile imminente morte.
Nell’un caso e nell’altro (aborto e procreatica) il figlio non è un valore in sé, ma in rapporto agli adulti; perciò, può essere eliminato o “prodotto” della tecnica. Non si intende ignorare il contrasto di sentimenti che spesso precede l’aborto, né il bisogno di affetto, la ricerca di senso per la propria vita e la conferma di unione che motivano la richiesta di un “figlio ad ogni costo”. Ma forse questi sentimenti sono la spia di qualcosa di assai più profondo. Perché il figlio è qualche cosa di più di una parte del corpo materno o di un “prodotto”.
Chi è, dunque, il figlio?

5. Il figlio è un mistero, collegato al mistero dell’intera storia umana. Gli spazi e i tempi incommensurabili del Creato prendono senso nella storia umana: la staffetta delle generazioni tende verso il futuro per realizzare qualcosa di così grande che una sola generazione non potrebbe compiere. Se per decisione umana o per qualche malattia contagiosa, all’improvviso, non nascesse più alcun figlio, tutta la storia terminerebbe nell’assurdo.
L’effetto sarebbe simile a quello di una guerra atomica che distruggesse l’intera specie biologica umana.
Al contrario, ogni figlio garantisce la storia ed alimenta la speranza del suo positivo significato. A livello soggettivo ciò si riverbera nel sogno di ogni genitore di un mondo migliore per i propri figli, che istintivamente vengono avvertiti come un concentrato di speranza e si senso della vita.

6. La rivelazione cristiana penetra più profondamente il mistero. Madre Teresa sintetizza con semplicità: «quel piccolo bambino non ancora nato è stato creato per una grande cosa: amare ed essere amato». Ecco, dunque, una efficace definizione: “parola d’amore”. Di Dio, sempre. Ed anche degli uomini, secondo il disegno di Dio.
Questo straordinario mistero investe anche il gesto sessuale. Amore significa unione, fedeltà, dono di sé, capacità di correre insieme l’avventura “qualunque cosa accada”. Perciò, il luogo adeguato al valore e al significato del figlio è la famiglia fondata sul matrimonio. La vita nascente spiega il valore della famiglia e la famiglia fa trapelare il mistero insito in ogni figlio.

7. Ciò non significa che i figli concepiti al di fuori della famiglia legittima abbiano meno valore. Restano, come gli altri, parola d’amore di Dio e segni di speranza. Accoglierli anche nelle condizioni più difficili apre la strada a tutti i valori più positivi dell’esistenza. Per converso, l’esperienza dimostra che il rifiuto della vita già concepita produce pessimismo, tristezza, depressione.
Pensare al meglio significa, però, preparare famiglie solide e sposi fedeli e generosi.
È compito della società e dello Stato predisporre le condizioni economiche culturali ed educative affinché i figli siano sempre accolti, e la famiglia sia posta al centro della solidarietà.

 

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