Il fondamento scientifico delle posizioni morali di Evangelium Vitae di dott.sa Emanuela Lulli, medico di Medicina generale, Ginecologa - Presidente MpV Fano

L’Enciclica Evangelium vitae di Giovanni Paolo II, di cui in questi giorni ricorre il 25° anniversario, affronta – tra le altre questioni – i temi legati alla protezione e tutela della vita nascente, affrontandoli a partire da un approccio metodologico che presuppone da parte dell’estensore la conoscenza delle questioni scientifiche che li sottendono.  Non va dimenticato infatti che il Santo Papa era, oltre che uno studioso, un docente universitario e ben conosceva l’esigenza di fondare anche razionalmente le proprie posizioni morali: e del resto non a caso un’altra delle sue Encicliche più significative si intitola proprio Fides et ratio (1998), indicando queste due realtà – la fede e la ragione – “come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità”. A distanza di 25 anni dalla sua pubblicazione, proviamo dunque a ripercorrere i passi salienti dell’Enciclica, verificando il fondamento scientifico delle posizioni morali in essa sostenute.  Al n. 13 il Papa denuncia gli investimenti economici che hanno portato la medicina a sperimentare ed attuare strategie farmacologiche per interrompere la gravidanza fin dal suo avvio: il riferimento è alla messa a punto della RU 486, un anti-progestinico in grado di provocare l’aborto volontario con modalità chimica, che viene introdotto sperimentalmente in Italia a partire dal 2002, approvato per l’uso ordinario nel 2009. La denuncia su cui pone l’accento Giovanni Paolo II riguarda anche gli aspetti sociali della questione: i prodotti messi a punto sono infatti “tali da sottrarre l’aborto ad ogni forma di controllo e responsabilità sociale”, facendo perdere la percezione della gravità della azione stessa.  E continua: “Si afferma frequentemente che la contraccezione, resa sicura e accessibile a tutti, è il rimedio più efficace contro l’aborto. Si accusa poi la Chiesa cattolica di favorire di fatto l’aborto perché continua ostinatamente a insegnare l’illiceità morale della contraccezione”.   In realtà, prosegue, “… i disvalori insiti nella «mentalità contraccettiva» — ben diversa dall’esercizio responsabile della paternità e maternità, attuato nel rispetto della piena verità dell’atto coniugale — sono tali da rendere più forte proprio questa tentazione, di fronte all’eventuale concepimento di una vita non desiderata. Di fatto la cultura abortista è particolarmente sviluppata proprio in ambienti che rifiutano l’insegnamento della Chiesa sulla contraccezione”.  E dunque sottolinea il Papa il collegamento – logico e pratico – tra la contraccezione e l’aborto volontario, “come frutti di una medesima pianta”: dato confermato annualmente dalle relazioni ministeriali al Parlamento, che indicano come la gran parte delle donne che ricorrono all’aborto volontario conoscono la contraccezione ed i suoi metodi.  E, conclude il n. 13, “la stretta connessione che, a livello di mentalità, intercorre tra la pratica della contraccezione e quella dell’aborto emerge sempre di più e lo dimostra in modo allarmante anche la messa a punto di preparati chimici, di dispositivi intrauterini e di vaccini che, distribuiti con la stessa facilità dei contraccettivi, agiscono in realtà come abortivi nei primissimi stadi di sviluppo della vita del nuovo essere umano”: e qui il riferimento è alla cosiddetta “contraccezione d’emergenza” mediante la commercializzazione della pillola del giorno dopo (levonorgestrel – in Italia dal settembre 2000) e della pillola dei cinque giorni dopo (ulipristal – in Italia dal novembre 2011).  Il dato circa il meccanismo d’azione, citato dal Papa (“agiscono in realtà come abortivi nei primissimi stadi di sviluppo della vita del nuovo essere umano”) è ampiamente confermato sul piano scientifico, là dove è ormai assodato che la contraccezione d’emergenza mediante levonorgestrel e, maggiormente, mediante ulipristal è in grado di interrompere lo sviluppo dell’embrione mediante l’impedimento dell’impianto in utero, in particolare se assunta a ridosso dell’evento ovulatorio[1]. Un altro tema cruciale su cui Giovanni Paolo II invita alla riflessione è quello relativo alla procreazione medicalmente assistita e alla diagnosi prenatale, cui dedica il n. 14 della sua Enciclica:  la condanna della PMA, che riprende tal quale dalla Istruzione Donum vitae del 1987[2] , si appunta non solo sul dato antropologico (separazione dell’atto sessuale dall’atto generativo) ma anche sull’aspetto strettamente scientifico: “queste tecniche registrano alte percentuali di insuccesso: esso riguarda non tanto la fecondazione, quanto il successivo sviluppo dell’embrione, esposto al rischio di morte entro tempi in genere brevissimi”.  Il dato citato da Giovanni Paolo II è quantomai attuale: dopo la approvazione della legge 40/2004 in Italia, tutti gli anni il Ministero della Salute ha presentato al Parlamento una Relazione circa la applicazione della legge stessa: ebbene, anche l’ultima pubblicata il 26.06.2019[3] conferma che a fronte di 109.745 embrioni formati e potenzialmente trasferibili  in utero (senza contare cioè quelli che pure si sono formati ma sono stati giudicati non trasferibili), sono nati 13.973 bambini: un’efficacia, calcolata sui numeri grezzi, del 12,73%!  L’insuccesso scientifico della PMA, poi, non è riscontrabile soltanto nella “perdita” di embrioni, ma anche nelle numerose problematiche fetali e neonatali: è stato documentato un aumento delle gravidanze gemellari (anche plurigemine), di per sé più rischiose, un aumento dei neonati pretermine e di quelli con basso peso neonatale, con tutto ciò che comporta in termini assistenziali e di outcome, ed infine un aumento della incidenza di malformazioni e/o delle patologie genetiche, soprattutto con la tecnica ICSI.  Per ciò che riguarda la diagnosi prenatale il Papa conferma che, se a fini diagnostici, queste indagini non presentano sostanziali questioni di natura morale, come del resto la diagnostica in generale. La problematicità morale si introduce quando tali tecniche “diventano troppo spesso occasione per proporre e procurare l’aborto”, come ci conferma ancora una volta nel nostro paese la Relazione annuale del Ministero della Salute sulla applicazione della legge 194/1978[4]: nelle interruzioni “dopo le 12 settimane si è in presenza di gravidanze, inizialmente desiderate, che si decide di interrompere in seguito a esiti di diagnosi prenatale o per patologie materne”. L’Enciclica contiene anche una netta condanna – in linea con il Magistero tradizionale – dell’aborto procurato: il n. 58 rimarca la definizione del Concilio Vaticano II, ovvero quella di “delitto abominevole”[5]. E al successivo n. 60 sottolinea – riprendendo un precedente documento della Congregazione per la Dottrina della Fede[6]  – l’inganno strisciante anche in ambito scientifico: “Alcuni tentano di giustificare l’aborto sostenendo che il frutto del concepimento, almeno fin a un certo numero di giorni, non può essere ancora considerato una vita umana personale. In realtà, «dal momento in cui l’ovulo è fecondato, si inaugura una vita che non è quella del padre o della madre, ma di un nuovo essere umano che si sviluppa per proprio conto. Non sarà mai reso umano se non lo è stato fin da allora. A questa evidenza di sempre… la scienza genetica moderna fornisce preziose conferme. Essa ha mostrato come dal primo istante si trovi fissato il programma di ciò che sarà questo vivente: una persona, questa persona individua con le sue note caratteristiche già ben determinate. Fin dalla fecondazione è iniziata l’avventura di una vita umana, di cui ciascuna delle grandi capacità richiede tempo, per impostarsi e per trovarsi pronta ad agire»”[7].  Altri spunti si potrebbero qui riprendere, ma lo spazio non me lo consente.  Non posso però non sottolineare ancora due aspetti, molto cari al Santo Padre: il n. 88 è tutto dedicato a quella “paziente e coraggiosa opera educativa che solleciti tutti … (per) la realizzazione di progetti e iniziative concrete, stabili ed evangelicamente ispirate”.  E così è estremamente significativo che per combattere l’aborto, autentica piaga umana e sociale, il Papa indichi tra “le iniziative concrete” … Alle sorgenti della vita, i centri per i metodi naturali di regolazione della fertilità (che) vanno promossi come un valido aiuto per la paternità e maternità responsabili, nella quale ogni persona, a cominciare dal figlio, è riconosciuta e rispettata per se stessa e ogni scelta è animata e guidata dal criterio del dono sincero di sé”. Non posso non ricordare l’emozione che ho provato incontrandolo personalmente, alcuni anni prima della promulgazione dell’Enciclica, in occasione di un corso di formazione per insegnanti dei metodi naturali di regolazione della fertilità[8]: egli aveva piena conoscenza della evoluzione della ricerca scientifica in tale ambito, aveva insistentemente voluto conoscere ed approfondire la natura degli studi che erano a fondamento dei metodi naturali, in particolare del Metodo dell’Ovulazione che porta il nome dei coniugi Billings, che conosceva personalmente: ed aveva il sogno che in ogni comunità parrocchiale, accanto a figure pastorali storicamente presenti come i catechisti, gli operatori della carità e della liturgia, ci fosse un “ministero” pastorale specifico affidato alle insegnanti dei metodi naturali, per aiutare le coppie a riscoprire la “responsabilità personale di fronte all’amore ed alla vita”[9]. Infine, tra le opere pastorali che il Papa ricorda come efficaci strumenti di valorizzazione e promozione della vita nascente minacciata dal rischio dell’egoismo individuale e sociale, cita esplicitamente “i consultori matrimoniali e familiari” che svolgono “la loro specifica azione di consulenza e di prevenzione … alla luce di un’antropologia coerente con la visione cristiana della persona, della coppia e della sessualità”; e subito dopo dedica una menzione specifica ai Centri di Aiuto alla Vita: “A servizio della vita nascente si pongono pure i centri di aiuto alla vita e le case o i centri di accoglienza della vita.
Grazie alla loro opera, non poche madri nubili e coppie in difficoltà ritrovano ragioni e convinzioni e incontrano assistenza e sostegno per superare disagi e paure nell’accogliere una vita nascente o appena venuta alla luce”. L’impegno di oltre 40 anni dei Centri e Servizi di Aiuto alla Vita e del Movimento per la Vita Italiano[10] testimoniano come quell’invito a porsi “al servizio della vita nascente” sia stato raccolto ed abbia consentito – e consenta tuttora – a tanti bambini di venire al mondo ed alle loro madri di vivere l’esperienza della maternità.

 

[1] Lo spazio di questo mio intervento non consente qui l’approfondimento pur necessario.  Rinvio alla lettura di Mozzanega B., Ellaone® nella contraccezione d’emergenza: meccanismo d’azione e rischi per la salute della donna, disponibile al seguente link: https://www.sipre.eu/wpcontent/uploads/PP/SIPRe%20 Bruno%20Mozzanega-%20 Relazione%20Ufficiale%20 su%20ellaOne.pdf

[2] Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione Donum vitae, Il rispetto della vita umana nascente e la dignità della procreazione, 22 febbraio 1987.

[3]  La Relazione del Ministro della Salute sulla attuazione della legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza (Legge 194/78) è consultabile al link http:// www.salute.gov.it/imgs/C_17_ pubblicazioni_2866_allegato.pdf

[4] L’ultima Relazione disponibile è quella pubblicata il 18.01.2019, con i dati del 2017, consultabile all’indirizzo http:// www.salute.gov.it/imgs/C_17_ pubblicazioni_2807_allegato.pdf

[5] Concilio Vaticano II, Costituzione Pastorale Gaudium et Spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, n. 51

[6] Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione sull’aborto procurato, 18 novembre 1974

[7] Mi piace a questo riguardo ricordare il contributo – diretto o indiretto – che su questo punto hanno fornito al Santo Papa due miei Maestri alla Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica del S. Cuore di Roma, entrambi scomparsi: il prof. p. Angelo Serra, s. j., già Ordinario di Genetica Umana, e il prof. card. Elio Sgreccia, già Ordinario di Bioetica e “fondatore” di quella bioetica personalista i cui principi sono ben rintracciabili in tanta parte dell’Enciclica stessa

[8] Giovanni Paolo II, Discorso ad un gruppo di studiosi della regolazione naturale della fertilità, 14 dicembre 1990, consultato in https://www.vatican.va/content/ john-paul-ii/it/speeches/1990/ december/documents/hf_jpii_spe_19901214_fertilita.html

[9] Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica Familiaris consortio, 22 novembre 1981, n. 35

[10] Mentre stavo completando questo testo è giunta la notizia della scomparsa di Carlo Casini, storico presidente di MpV, dal quale tanti di noi hanno attinto lo stimolo all’impegno a favore della tutela della vita nascente. Non sarà mai abbastanza la gratitudine che potremo esprimere, qui sulla terra, verso di lui, ma sono certa che Dio Padre, amante della vita, gli riserverà un’accoglienza speciale nell’eternità del suo Regno.

 

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