Il profilo del Cav nelle dinamiche sociali

Il nostro gruppo di lavoro ha voluto proporre ai partecipanti al Convegno CAV alcune esperienze concrete   realizzate localmente in ambito scolastico, sanitario e di rapporto con le Istituzioni.

Si tratta di esperienze che si sono radicate sul territorio dopo un congruo periodo di preparazione che ha fatto leva sulla credibilità che il Centro di aiuto alla vita ha maturato negli anni e che spesso è poco nota.

Giovanna Gacchella del CAV di Pesaro dopo una significativafatica inziale per allacciare buoni rapporti con insegnanti della scuola secondaria di primo grado, ha potuto proporre nelle scuole secondarie di Pesaro corsi di formazione sui temi bioetici con apprezzamento sia degli allievi, sia del corpo docente. In questa iniziativa è fondamentale la capacità di farsi conoscere da alcuni docenti per proporre nei Consigli di classe questo tipo di intervento. E’ indispensabile l’investimento inziale per stabilire  rapporti di fiducia con gli insegnati per vincere il pregiudizio. Il confronto con altre proposte con taglio esclusivamente sanitario è sempre vincente.

Antonella Diegoli nella zona di Finale Emilia ha proposto i temi bioetici in un formato adatto agli allievi della scuola primaria. Ai più non par vero che a questa età si possa trattare i temi bioetici, invece in questa scuola vi è una sensibilità straordinaria e il sussidio cartaceo che Antonella ha messo a punto va incontro allo sguardo sereno dei bambini che si affacciano sul mondo. Il sussidio cartaceo si chiama Alfabeti etici ed è una fatica che Antonella desidera condividere con chi vuole sviluppare una cultura per la vita con una vera azione di prevenzione. Basta alzare il telefono o inviare una e-mail per accedere a questo sussidio.

Rossella Cinquepalmi  hacondiviso la soddisfazione nel veder moltiplicata l’azione dei Centri di aiuto alla vita della Puglia quando ci si è raccordati con il Forum delle famiglie della Puglia. La logica della squadra ha vinto contro la prepotenza di alcuni consiglieri regionali che puntavano a favorire l’aborto anziché tutelare la maternità come peraltro prescrive la legge 194/78. La collaborazione però non nasce spontaneamente: è necessario da parte dei volontari dei CAV e MPV uno sforzo empatico comunicativo per spiegare le attività dei CAV e coinvolgere altre Associazioni. Bisogna far maturare la consapevolezza che in solitaria la nostra efficacia risulta mortificata mentre in squadra le prospettive di incidere vengono moltiplicate.

Angela Calesso del CAV di Treviso di ha illustrato l’iter che ha condotto il CAV ad avere uno sportello nell’ospedale. L’ospedale è il luogo ove si presenta l’ultimo bivio per accogliere la vita per la donna che ha preso la decisione di interrompere la gravidanza. Il CAV è giunto a questo risultato dopo un cammino che ha richiesto circa tre anni di pazienza, incontri, presentazioni. Alla fine è arrivata  la stipula di una specifica convenzione tra l’Azienda ospedaliera e il CAV.Ciò che è stato convincente è stato il resoconto dettagliato delle attività del CAV che erano armoniche rispetto a quanto previsto dalla legge in ordine alla dissuasione dell’aborto. Anche di fronte ad un eventuale cambio nella Direzione dell’ospedale la realtà solida delle attività del CAV, le migliaia di mamme accolte,  reggeranno certamente l’urto della tentazione di revocare la convenzione.

Valter Boero, Presidente Movimento per la Vita di Torino

 

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