Il tempo di un abbraccio Testimonianza di Maria

Testimonianza da Uniti per la Vita – Cav/Mpv Treviso Odv

Ciao Lidia,
te l’avevo promesso e voglio farlo subito per essere sicura che il passare del tempo non cancelli le mie sensazioni.
L’altra sera avete ricreato la scena di qualche mese fa e non potete immaginare il bene che mi avete e ci avete fatto. È difficile dire ciò che si prova, ma ho sentito la presenza di Anna. Era lì, anche se non potevo vederla. Eravamo in cinque, noi quattro e il suo spirito, la sua energia.
Lei si è sostituita alla paura presente al nostro primo incontro.
È inspiegabile come a volte, forse perché ci presentiamo senza filtri, mostrando la nostra più profonda paura e fragilità, ci si conosce anche senza essersi mai frequentati. Associamo il BENE al nucleo familiare. Voi mi avete mostrato quello incondizionato e senza legami.
Mi avete mostrato che c’era un’altra via percorribile e per questo non vi ringrazierò mai abbastanza.
Ci hai chiesto di scrivere qualcosa della nostra esperienza. Non so se ho usato le parole giuste, se è la testimonianza giusta, fatta nel modo corretto. Ho scritto di getto, tutto quello che sentivo. Spero che queste parole possano aiutare qualcuno a considerare che c’è sempre un altro punto di vista e volevo poter dire a quel qualcuno che sarà difficile, difficilissimo, ma si può affrontare. E spero che quel qualcuno aiuti a sua volta. Come il passaggio di un testimone.
Perché non bisognerebbe mai sentirsi soli davanti a certe paure.
Con immenso affetto
M e M

Abbiamo la parola “orfani” per i figli senza genitori, ma come si chiamano i genitori senza figli? Io mi chiamo Maria e anche se Anna non è più tra le mie braccia, io sarò per sempre la sua mamma.
Lei era inaspettata, neanche cercata, ma dal primo momento mi ha resa una mamma felice.
E poi, il 26 aprile, quando ci hanno detto che aspettavamo una bambina con una malattia “incompatibile con la vita” la mia felicità si è rotta. Ricordo le parole del medico.
Come il rumore di uno specchio che finisce in frantumi.
Quel giorno ci hanno chiesto di decidere tra abortire o andare avanti senza alcuna certezza di arrivare a termine, ma con l’unica sicurezza che Anna non aveva speranze di rimanere. Era un incubo. Volevo svegliarmi. Non stava succedendo a noi.
Ho cercato rifugio nella razionalità, per proteggere me stessa, non potendomi appoggiare ad una fede che non ho o, meglio, non comprendo. Ho passato notti in bianco chiedendomi “a cosa serve portare avanti questa gravidanza? La nostra prima figlia deve essere dolore? Per cosa dovrei farlo?” Non volevo abortire, ma pensare di affrontare una gravidanza “inutilmente” mi sembrava assurdo e impensabile. Disumano.
Ho provato in ogni modo a convincere me stessa che dovevo arrendermi, che era andata così, che non avevo colpa se decidevo di abortire.. Ma continuavo a chiedermi “se io fossi malata cosa farebbe mia mamma? Andrebbe in capo al mondo a piedi, anche senza la certezza di potermi salvare”. E Anna era mia figlia. E Anna mi ha mostrato che sbagliavo nel dar voce alle mie paure.
Non posso dire di non portare i segni di quanto successo, nessuno può cancellarli e neppure voglio che vengano cancellati. Sono stati mesi difficili, fatti di paure e di speranze, di tensione e di leggerezza.. Giorni assolutamente normali seguiti da giorni terribilmente tristi in cui l’unica cosa che desideravo era strapparmi il cuore per smettere di soffrire.
Ma poi è nata Anna. La cosa più bella che abbia mai visto. La mia testa diceva che era malata, ma gli occhi del mio cuore vedevano la bambina più perfetta del mondo. Quella piccola meraviglia ha zittito all’istante tutta la mia razionalità.
Ho potuto tenerla tra le braccia solo poche ore, le più preziose della mia vita e anche se a volte mi sembra di impazzire per la mancanza che provo, ciò che mi aiuta è sapere che abbiamo fatto tutto quello che potevamo per dimostrarle il nostro amore.
Abbiamo deciso di affrontare il più spaventoso degli incubi di un genitore per permetterle una vita, anche se fatta di pochi istanti, per farle sentire che l’abbiamo amata e l’ameremo sempre.
Siamo genitori. Abbiamo sofferto e continuiamo a soffrire. Ma io non sarei mai sopravvissuta al senso di colpa per averla abbandonata, allontanata, solo perché non era sana. Solo a causa della mia paura.
Vederla è stato importante, ho sentito di aver fatto qualcosa, di averla accolta per amore. Lei è esistita e la mia anima, la mia coscienza, è leggera e mi permette di vivere senza rimorsi perché l’ho amata e l’amo.
Perché l’ho tenuta con me per tutto il tempo che ci è stato concesso.
Anna ci sarà sempre, il suo viso è impresso nei miei ricordi. È il suo regalo per mamma e papà, la forza che ha colmato tutto il vuoto che abbiamo sentito nel cuore da quel 26 aprile.
La sua vita è durata il tempo di un abbraccio. Ma è stata LA SUA VITA e oggi, nonostante la ferita sia ancora fresca, sono serena perché sento di averla rispettata e di aver ricevuto in cambio un meraviglioso ricordo che altrimenti non avrei.
A volte mi chiedo se dovrei sentirmi in colpa per le paure avute, per la rabbia provata, per quelle domande senza senso e senza risposta. Ma NO, credo di no, è stato parte del mio processo e molto altro ne farà parte. E Sì, rifarei e rifarei la stessa scelta.
E ogni volta solo per rivedere il suo viso. Non so il perché di quanto ci accade, non so se ci sia il volere di qualcuno sopra di noi o sia solo il caso. Immagino certi eventi come cerchi che si aprono e sembrano infiniti. Ma poi ti guardi indietro e ti rendi conto che è successo qualcosa che ha completato quel cerchio lasciandoti un senso di serenità. E da quel cerchio è nato un altro cerchio, diverso ma legato al precedente, a cui ne seguirà un altro ancora.
Niente è isolato e niente ci segna senza donarci qualcosa. Anna sarà sempre al mio fianco e io sarò sempre la sua mamma.
A te. A chi sta avendo paura.

Cav che ha accolto ed accompagnato la coppia:
UNITI PER LA VITA CAV MPV Treviso ODV
Volontarie attivate:
Lidia Netto (direttrice UPV), Laura Busatto (ostetrica)

M e M sono una giovane coppia di sposi italiani che sono arrivati al Cav in maggio. Lei incinta in 4 mesi del primo figlio, atteso e desiderato.
Lei non credente, lui credente praticante. Il 26 aprile erano stati informati che il figlio che attendevano aveva seri problemi incompatibili con la vita. Erano attoniti, affranti e disperati. Era stato proposto loro l’aborto terapeutico e non sapevano cosa fare…
Li abbiamo accolti, Laura ed io, e siamo rimasti in contatto nel loro lungo travaglio che li ha portati ad accettare la gravidanza facendo un…salto nel buio. Li abbiamo messi anche in contatto con La Quercia millenaria, sezione di Treviso. La foto di Anna quando è nata ha riempito i nostri occhi ed il nostro cuore ed è salita una inarrestabile preghiera al Signore… che fa grandi tutte le cose.

 

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