Il Vangelo della Vita. L’Enciclica e la politica di Carlo Casini

Articolo pubblicato in “La Discussione”, n. 14, a. XLIII, 1 aprile 1995, pag. 1

 

Le circostanze vogliono che l’Enciclica Evangelium Vitae, così carica di speranza nel futuro mentre constata l’attuale drammatico prevalere della «cultura della morte», tutta centrata nel sollecitare una «mobilitazione per una nuova cultura della vita»; così argomentata nel richiedere impegno unitario di tutti i cristiani e tuttavia «capace di suscitare un serio e coraggioso confronto culturale con tutti», sia pubblicata proprio mentre si consuma la dissoluzione dell’unità partitica dei cattolici. Colgo questa coincidenza e perciò estraggo dal testo, vasto e completo (una sorta di ricapitolazione dell’intero magistero wojtyliano sulla vita e insieme un progetto strategico di azione) gli spunti che più si offrono alla meditazione dei cristiani impegnati in politica. In primo luogo, il Papa torna ad insistere su un pensiero già sviluppato nella Centesimus annus: la difesa del diritto alla vita come «nuova questione sociale». «Come un secolo fa ad essere oppressa nei suoi fondamentali diritti era la classe operaia – ripete Wojtyla – e la Chiesa ne prese le difese proclamando i sacrosanti diritti della persona del lavoratore, così ora quando un’altra categoria di persone è oppressa nel diritto fondamentale alla vita, la Chiesa sente con immutato coraggio, di dover dare voce a chi non ha voce… Una grande moltitudine di esseri umani deboli e indifesi, come sono, in particolare i bambini non ancora nati». Meditazione per i cattolici: la loro presenza politica è cominciata nel confronto con la «questione sociale». E ora? In secondo luogo, l’Enciclica pone ripetutamente in rapporto il diritto alla vita con la democrazia. «Non ci può essere vera democrazia, se non si riconosce la dignità di ogni persona e non se ne rispettano i diritti». «Il diritto cessa di essere tale perché non è più fondato sulla inviolabile dignità della persona… In questo modo la democrazia ad onta delle sue regole, cammina sulla strada di un sostanziale totalitarismo». Meditazione per i cattolici: è diffusa l’opinione che il loro compito è stato quello di costruire la democrazia. Quella formale (la regola della maggioranza) sembra raggiunta. Ma quella sostanziale (l’uguale dignità di tutti gli esseri umani)? È finito il compito dei cattolici? In terzo luogo il Papa invita a «riscoprire il nesso inscindibile tra vita e libertà. Sono ben indivisibili – egli chiarisce – dove è violato l’uno anche l’altro finisce per essere violato. Non c’è libertà vera dove la vita non è accolta e amata; non c’è vita piena se non nella libertà». Meditazione per i cattolici: è giusto l’attaccamento della loro presenza politica al simbolo glorioso delle scudo crociato. Sopra vi è la scritta Libertas.  Oltre le vicende giudiziarie non dovrebbe essere distintivo comune l’impegno unitario per una libertà resa vera e nuova dal diritto alla vita? In quarto luogo, l’Enciclica si apre alla speranza. «Agire a favore della vita e contribuire al rinnovamento della società», vi si legge. La difesa e la promozione della vita «è una sollecitudine non solo personale, ma sociale che tutti dobbiamo coltivare ponendo l’incondizionato rispetto della vita umana a fondamento di una rinnovata società». Meditazione per i cattolici: siamo in un travagliato periodo di transizione.  Tutti tendono al nuovo. Quale? Con quale bussola usciremo dal disorientamento e troveremo il nuovo? Infine il coraggio di ripartire: «il comandamento non uccidere stabilisce il punto di partenza per un cammino di vera libertà». Meditazione: proprio in questi giorni il Card. Ruini ha promulgato la fine dell’unità partitica cattolici. Ma l’unità politica è un’altra cosa. La prima è un dato storico; la seconda è una esigenza ineliminabile. Da dove ricominceremo a ripensarla e a costruirla? Ho tolto dall’Enciclica alcuni passaggi per applicarli all’attuale situazione di quanti fanno richiamo in politica alla ispirazione cristiana. Ma il documento ha orizzonti ben più ampi. Esso è prima di tutto contemplazione del mistero della vita in rapporto a Dio e a Cristo. Esso è totalmente pervaso da un sentimento di stupore per la grandezza dell’esistenza di ogni singolo essere umano. Se «l’uomo è la via della Chiesa», la Chiesa deve essere nella totalità delle sue strutture il «popolo della vita». Questa è la sua missione nell’attualità di un travaglio storico in cui morte e vita come non mai sembrano combattersi anche in una dimensione trascendente. Il Papa descrive le tragiche e in gran parte nuove aggressioni alla vita, tra cui quelle contro la vita nascente e morente assumono un significato emblematico e ultimo, ma elenca anche i molti segni di speranza. Nella conclusione, riflettendo sul «sì alla vita» di Maria, il Papa paragona il presente travaglio storico a quello del parto: il dolore «prepara la gioia di una irripetibile novità». Tornando al più limitato campo della politica e della presenza in esso dei cattolici, l’immagine del travaglio del parto fa balenare la scintilla della speranza. Purché ci si appoggi a un solido punto di partenza che è anche l’orizzonte: l’uguale dignità di ogni essere umano. Il valore della sua vita, dunque. Sempre. Anche non ancora nata, anche al tramonto, anche nell’emarginazione e nella sofferenza. Per dare significato vero alla solidarietà. Per centrare lo stato sociale sulla famiglia, culla della vita. Per restituire verità al diritto, alla libertà, alla democrazia. Per gettare ponti di incontro con tutti. Per costruire la pace. Bisognerà presto por mano ad una ripresa della legge sull’aborto e a scrivere leggi rispettose del diritto alla vita e della famiglia nel campo della procreazione artificiale. Ma si tratta di prime pietre. L’orizzonte la vastità dell’intero complesso dei problemi dell’uomo.

 

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