Intervento di Santa Teresa di Calcutta

Intervento fatto a Firenze il 17 maggio 1986 nel corso della manifestazione svoltasi nel Palazzo dello Sport, “Firenze, Europa, Cultura: prima di tutto la Vita”

 

«Vieni, vieni benedetto dal Padre mio e ricevi il Regno, poiché tu hai fatto lo stesso con me». Questo è l’amore che Cristo ci ha insegnato, questo è l’amore che dobbiamo dimostrare tutti. Perché gli siamo preziosi: lui ci ha amato»

 

Quel piccolo bambino non ancora nato è strato creato per una grande cosa: amare ed essere amato.

Chiediamo alla Madonna di stare con noi. Maria, madre di Gesù, dacci il tuo cuore così bello, così puro, così immacolato; il tuo cuore così pieno di amore e di umiltà. Così saremo capaci di tenere Gesù nei nostri cuori, di amarlo come tu lo ami, e di servirlo nelle angustie dei poveri. Preghiamo per un secondo in silenzio per i nostri genitori, ringraziandoli per averci voluto, per averci amato, per averci dato la vita. Nel Vangelo leggiamo che Dio amava il mondo a tal punto che donò Gesù attraverso la più pura elle vergini, Maria, e Maria, mentre aspettava Gesù, corse in fretta a servire sua cugina Elisabetta, poiché anche lei stava aspettando un bambino. E accadde qualcosa di molto strano: al momento in cui Maria arrivò a casa di Elisabetta, il piccolo, nel ventre di sua madre, saltò di gioia. È meraviglioso che Dio abbia scelto un bambino non ancora nato per proclamare la venuta di Cristo. Oggi il bambino non nato è diventato il bersaglio per la morte, per uccidere, per distruggere, perché l’aborto non è altro che un omicidio, un’azione contraria ai comandamenti di Dio, contraria alla vita; un’azione che distrugge l’immagine di Dio. Quindi l’aborto è ciò che distrugge di più l’amore e la pace. Quel piccolo bambino non ancora nato è creato per una grande cosa: amare ed essere amato. Leggiamo nella Sacra Scrittura che Dio, parlando dei bambini, dice: «anche se la madre può dimenticare un figlio, io non vi dimenticherò poiché ti porto scolpito sul palmo della mano. Voi siete preziosi per me: io vi amo. Vi ho chiamato per nome, siete miei, vi amo. Rinuncio ad intere nazioni per voi, l’acqua non vi annegherà, il fuoco non vi brucerà, poiché siete preziosi per me, io vi amo».

Guardate l’amore tenero di Dio per ognuno di noi, per quel piccolo bimbo non nato, per voi e per me. Non dimenticherò mai alcun giorni fa quando un uomo è vento da me e mi ha detto: «il mio unico figlio sta morendo!» e il dottore aveva prescritto una medicina che non si può comprare in India ma che bisogna far arrivare dall’Inghilterra. Mentre stavamo parlando, è arrivato un uomo con un canestro pieno di medicine e proprio in cima al canestro c’era quella medicina. Sono rimasta per un momento davanti a quel esto pensando: «milioni e milioni, e milioni di bambini ci sono al mondo, eppure Dio si è preoccupato di questo bimbo nei sobborghi di Calcutta!». Sì, è proprio così che Dio ci ama! E quando guardiamo la croce, capiamo quanto Gesù ci abbia amato. E quando guardiamo il tabernacolo ci rendiamo conto di quanto ci ami anche adesso. Per farci amare vicendevolmente, si è fatto pane di vita, per darci quella vita d’amore che dobbiamo condividere con gli altri. Gesù ha detto parecchie volte: «amatevi l’un l’altro come io ho amato voi, come il Padre mi ha amato, io ho amato voi: amatevi l’un l’altro come io ho amato voi». Dove come comincia questo amore? Nella nostra famiglia. Nella nostra casa. È come comincia? Pregando insieme. Una famiglia che prega che prega unita è una famiglia che resta unita e quando si è uniti ci si ama l’un l’altro come Dio ama ognuno di noi. Per rendere più facile l’amore reciproco, egli ha detto: «Qualunque cosa facciate al più piccolo dei miei fratelli, lo fate a me; se ricevete un fanciullo in mio nome, ricevete me; se date un bicchiere di acqua in mio nome è cose se lo deste a me». Anche quando saremo morti e ci presenteremo al cospetto di Dio avremo di nuovo la stessa risposta: «avevo fame e mi avete dato da mangiare». La fame non è solo fame di pane, ma è anche fame di parola di Dio, di amore. «Ero nudo e mi avete vestito», la nudità non è solo mancanza di un pezzo di stoffa per coprirsi ma è anche la perdita della dignità umana. Essere senza una casa non significa solo essere privi di una stanza di mattoni, ma anche di essere rifiutati, non amati, non curati, gettati via dalla società.

«Vieni, vieni, benedetto dal Padre mio e ricevi il Regno, poiché tu hai fatto lo stesso con me». Questo è l’amore che Cristo ci ha insegnato, questo è l’amore che dobbiamo dimostrare tutti. Perché gli siamo preziosi: lui ci ha amato. Attraverso questo amore scambievole, gli altri potranno accorgersi che siamo suoi discepoli, che siete cattolici, che siete cristiani. Dobbiamo mettere in pratica questo amore. Alcune settimane fa, una giovane coppia è venuta alla nostra casa e ci ha dato una forte somma di denaro per i poveri, poiché a Calcutta diamo da mangiare gratuitamente a 9.000 persone ogni giorno. Ho chiesto ai due giovani: «dove avete trovato tutti questi soldi?» E loro mi hanno risposto: «ci siamo sposati due giorni fa ma prima del matrimonio abbiamo deciso di non fare nessuna festa e di non comprare i vestiti per la cerimonia, ma di dare tutti i soldi a lei». Questa è la grandezza dei giovani: una incredibile generosità. Ho ancora domandato loro: «perché lo avete fatto?» e loro di rimando: «ci amiamo coì teneramente che vogliamo condividere la gioia dell’amore con la gente che lei serve». È bellissimo: abbiamo mai provato la gioia di amare? L’amore per essere vero deve fare male. Per questo dobbiamo pregare per avere il coraggio di amare perché le preghiere ci danno un cuore puro, e un cuore puro vede meglio Dio e se vediamo Dio nel nostro prossimo, non importa chi sia, di quale nazionalità, o religione, o colore: egli è mio fratello o mia sorella: è un figlio d Dio. Quando l’anno scorso sono stata invitata in Cina, uno dei capi comunisti mi ha chiesto: «cosa è per lei un comunista?», io ho risposto: «Un figlio di Dio, mio fratello, mia sorella». Siamo riuniti oggi per dimostrare amore, rispetto e fede, profonda per la vita, perché la vita è stata creata a immagine di Dio, è amore ed essere amati. Ecco perché dobbiamo decidere oggi fermamente che in questa splendida città di Firenze nessun fanciullo, nato o non ancora nato, maschio o femmina, sia rigettato, non amato. Perché? Perché questo bambino non nato, questo bambino, questo vivente, quest’uomo, questa donna, sono tutti creati a immagine di Dio e Dio è morto per la nostra vita affinché possiamo amarci l’un l’altro come lui ama ognuno di noi. Se venite a sapere che qualcuno non vuole un bambino, vuole fare l’aborto, aiutatelo a venite da me perché il bambino lo voglio io; io voglio questo meraviglioso dono divino, poiché egli è il simbolo dell’amore di Dio. È una bellissima creatura di Dio. Così tutti voi dovete pronunciare un fermo proposito: amare Dio in quel piccolo fanciullo non ancora nato! Voglio ancora ringraziare quei genitori che sono stati così generosi nel dare i loro figli a servizio di Dio. Hanno dato a Dio il più grande dono che Egli ha dato loro. Poiché Egli stesso ha scelto il loro figlio per essere consacrato a Lui. Le nostre suore e i nostri frati consacrano la loro vita in maniera speciale: dare amore tenero a Dio attraverso i più poveri dei poveri. Per questo prendiamo il voto di castità: per amore di Cristo con amore e indivisa fedeltà, attraverso la scelta deliberata della povertà in totale obbedienza, donandoci con animo semplice al servizio disinteressato dei più poveri tra i poveri. Pregherò per voi affinché possiate crescere in santità attraverso l’amore scambievole e voi pregate per noi affinché non roviniamo l’opera di Dio. Pregate anche per i nostri poveri, i malati, i morenti, i non desiderati, i non amati, gli storpi, i lebbrosi, per i malati di AIDS, per tutti coloro che non hanno niente e che non hanno nessuno, pregate per noi perché possiamo dar loro tenero amore e cura. Adesso diciamo insieme una preghiera per i nostri poveri: rendici degni, o Signore, di servire i nostri simili in tutto il mondo, coloro che vivono e muoiono in povertà e indigenza. Dà loro oggi, attraverso le nostre mani, il pane quotidiano, e per mezzo del nostro amore comprensivo dà pace e gioia. E ricordiamo: quello che facciamo con amore porta sempre la pace. Dio vi benedica.

 

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