Intervista a Bruna Rigoni di Maria Antonietta Trupia

La verità non aggredisce ma comprende, contempla, convince

 

A pochi giorni dalla conclusione del corso di Alta formazione per Operatori Cav “Roberto Bennati”, tenutosi a Folgaria tra il 25 e il 30 agosto, abbiamo sollecitato alcune riflessioni di Bruna Rigoni, presidente per la Regione Veneto del MpV e membro del Direttivo nazionale. Persona operosa ed attiva, svolge il suo ruolo con tenacia, amore e dedizione a tutela della vita dei nascituri. Le attività del corso, con relatori qualificati e interventi di spessore, verranno pubblicate su “SAV web”, mentre i video registrati saranno inseriti nella piattaforma e-learning del Movimento.

Qual è l’impegno di un volontario Cav oggi rispetto al passato?

L’impegno che si chiede è sempre lo stesso da oltre quarant’anni: credere che la vita vada difesa dal concepimento, accogliere con amore e tenerezza e saper ascoltare, creando fiducia ed empatia in quelle mamme scioccate per l’improvvisa gravidanza. Il primo incontro è determinante per creare la relazione futura.

Va manifestata una sollecitudine operosa verso i bisogni del povero e di chi è fragile, verso chi ha bisogno d’aiuto e, in definitiva, d’amore. Come diceva Madre Teresa, del più povero tra i poveri, perché non ha voce per difendersi.

Il volontario deve dare accoglienza, conforto, soccorso affinché le difficoltà siano superate insieme, rimanendo vicini anche dopo, per rielaborare (l’eventuale) lutto.

Il volontario fa dono di sé: chi è credente sperimenta che questo dono è cuore del Vangelo.

Nel corso tenutosi a Folgaria avete avuto una presenza importante. Chi continua o si avvicina ai corsi ed al successivo impegno?

Per affrontare le sfide che la società ci propone ogni giorno, c’è la formazione: senza non c’è speranza né futuro. Si tratta di persone già fortemente motivate che spesso portano la loro esperienza di vita vissuta. Oltre alle relazioni c’è stato dialogo. A volte è difficile confrontarsi con le novità dei costumi sociali e analizzare le ragioni avverse. La società fatica ad andare a fondo su come aiutare le donne; è necessario ispirarsi ad un senso di verità. Sono sempre convinta che la verità non aggredisca ma contempli, comprenda, convinca. I relatori sono stati bravissimi Anche l’incontro on line è stata una scelta vincente, voluto dal segretario generale, Giuseppe Grande. Il corso ha svolto una panoramica per affrontare tutte le tematiche di cui il volontario ha bisogno (psicologia, pediatria, conoscenza di sé…) Il Movimento ha creato la mentalità che è importantissimo fare formazione e si svolgono regolarmente corsi regionali, a livello locale, provinciale, nazionale.

Oggetto del corso appena conclusosi è anche stata la nuova possibilità di assumere la nuova pillola antiabortiva (RU 486) in ambulatori, consultori, day hospital. Fatto che considerate di “particolare gravità”. Qual è lo scenario che si apre?

Il MpV organizza da tre anni il corso di alta formazione. Purtroppo, quello della pillola antiabortiva, è un cammino inteso come semplificazione del percorso abortivo. Una specie di anestesia della coscienza etica, con la banalizzazione dell’aborto, nella solitudine della donna.

Questo strumento conduce a maggiore rischi per la salute rispetto alla vicinanza ospedaliera, seguito dal dolore per la morte del figlio. Non so se la scelta della Ru 486 si diffonderà in concreto, ma occorre tornare alla radice del problema e ad una coscienza etica, liberando le mamme dalle condizioni che le costringono a quella scelta.

Tra i tanti casi quello di una ragazza molto giovane che ha provato un dolore immenso effettuando una scelta dolorosa e che poi è tornata da noi per trovare appoggio e comprensione.

Il Cav si è appellato ai candidati regionali delle prossime amministrative a tutela della vita. In particolare chiedete attenzione per i consultori e sostegno alle realtà territoriali. Cosa vi aspettate?

Il nostro movimento è apolitico e la difesa della vita è un condivisibile, comune, impegno. Vorremmo che penetrasse in ogni parte politica, non solo quando ci sono le elezioni ma tutto l’anno: la vita umana è il valore supremo per l’umanità. Noi volontari vogliamo aiutare a capire le esigenze della società, trovando le persone sensibili a comprendere la bellezza della vita; chi salva una vita salva il mondo. Compito del volontariato è di formazione e di rete, con la capacità di trasmetterlo.

Voi concludete il documento che avete stilato a Folgaria affermando che “il materno salverà l’umano”. Qual è il ruolo della donna oggi per una maternità consapevole anche in situazioni complesse?

A Folgaria, la presidente Marina Casini Bandini ha coordinato la redazione di un documento molto significativo: “Il materno salverà l’umano”. La donna è vita, mistero immenso con il figlio che porta dentro di sé e che darà alla luce. Il suo ruolo appartiene alla femminilità. È un ruolo innato che diviene vocazione. La maternità è insita nella natura femminile, è più intima, diventa cuore a cuore.

Spero che i giovani siano consapevoli di questa maternità e responsabili anche quando è difficile o indesiderata. Il nostro volontario deve prima di tutto accogliere la mamma, con la bellezza che porta in grembo. Ho presentato un progetto di formazione all’Assessorato regionale in Veneto, volto alle scuole di ogni ordine e grado anche nelle elementari. Sarà utile instillare dei semi che poi crescono sin da quando sono bambini e rimangono nel loro cuore e nella loro mente.

Vuole tratteggiare brevemente il suo personale impegno per la vita nei Cav?

È quello comune a tante operose e silenziose volontarie presenti nel Centro di Aiuto alla vita offrendo ascolto, accoglienza, soccorso nella speranza di riuscirci ed essere efficaci con l’aiuto del cielo e con l’obiettivo di salvare una vita. Soprattutto è quello di amare perché senza amore il volontariato non va avanti.

 

Intervista a Bruna Rigoni (.pdf)