Intervista a Nicolás Laferriere Mpv Argentina (I Parte) Simone E. Tropea

Nicolás Laferriere è un cattedratico illuminato, colto e incredibilmente affabile. Insegna scienze giuridiche all’Università Cattolica di Buenos Aires ed è allo stesso tempo il direttore del Centro di Bioetica della capitale Argentina.
Ci ha rilasciato una intervista nella quale ha affrontato con noi il problema dell’aborto, così come è percepito e vissuto attualmente nel suo paese, un paese nel quale, lo premettiamo, l’aborto è considerato ancora un delitto.

Prof. Laferriere, qual è, allo stato attuale, la posizione della legge argentina rispetto all’aborto?
La tradizione giuridica argentina si caratterizza per una decisa e ferma difesa della dignità della persona umana fin dal suo concepimento.
Questa posizione si esprime in una ferma condanna dell’aborto che troviamo addirittura nel Codice di Diritto Civile del 1870. La condanna all’aborto e pertanto la considerazione dello stesso come un delitto, viene poi definitivamente sancita nel Codice di Diritto Penale del 1921.
Bisogna poi anche dire, che la stessa tradizione di difesa della Vita umana fin dal suo concepimento anima tutta la costituzione argentina, rivista nel 1994, e si ritrova lí chiaramente espressa.
Ad oggi, soprattutto nel 2018, in piena campagna elettorale, si è tentato di far passare una legge secondo la quale l’aborto non costituisce un reato quando vi sono delle reali condizioni di rischio per la madre. Come fattori di rischio evidentemente non si deve intendere soltanto il quadro clinico estremamente complesso che impone una scelta sulla vita da salvare ( posto che in questo caso l’aborto è giá depenalizzato secondo l’ordinamento giuridico vigente), ma anche fattori di rischio a livello sociale e familiare.
Naturalmente questa legge segue il modello dei paesi in cui si tende a considerare l’aborto un “diritto”, e la giustificante del “fattore di rischio”, in senso ampio e ambiguo, non è altro che il cavallo di Troia per poter giustificare praticamente sempre questa pratica e sdoganarla culturalmente.
C’è da dire che il progetto di legge nell’agosto 2018 è stato bocciato, e questo grazie ad una grande partecipazione popolare, a migliaia di persone scese in piazza soprattutto nelle periferie del paese. Una manifestazione pro-vita senza precedenti che ha fatto capire chiaramente quanto sia ancora fortemente radicato nel paese il senso della dignità e della indisponibilità della persona umana fin dal suo concepimento…

(L’intervista continua nella II parte)

 

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