Intervista a Steve Klomp, Presidente dell’Ass. Right to Life Association of Western Australia (RTL) di Giovanna Sedda

RTL di ispirazione religiosa, con sede a Perth, opera sul territorio da 50 anni, lottando per il diritto alla vita di ogni persona, dal concepimento alla morte naturale. È, forse, una delle organizzazioni più antiche della realtà prolife australiana e ha tanti progetti da portare avanti, ogni giorno, con strategia, energia e organizzazione.

 

Quali sono le attività quotidiane del vostro gruppo pro-life?

Difendiamo la vita umana, ogni giorno attraverso quattro modalità principali:

1.Istruzione (education program)

2.Informazioni

3.Consulenza

4.Lobbismo politico

E ovviamente sosteniamo il lavoro di organizzazioni che la pensano allo stesso modo. Tra le attività, portiamo avanti la Life House, iniziata un paio di mesi fa: una volta a settimana invitiamo donne della strada in questa casa e gli offriamo counseling, pranzo, l’opportunità di farsi una doccia se avessero bisogno e di fare il bucato. Abbiamo previsto anche la presenza di un medico che possa fargli una visita se hanno bisogno. Per ora è un solo giorno alla settimana e sei persone per volta ma stiamo cercando di espandere. L’ultima settimana c’è stata una donna incinta e le altre cinque non-incinta ma sono le persone che sono più tentate di ricorrere all’aborto e noi cerchiamo di intervenire, anche in prevenzione.

Tra le altre attività, stiamo cercando di raccogliere le chiese che, attraverso una dichiarazione e una comunicazione personale, si dicano prolife. L’elenco in costante fase di aggiornamento è sul nostro sito.

Tra le altre cose cerchiamo di sostenere le realtà locali: ad oggi abbiamo donato circa 150 cuscini per la gravidanza e 41 DVD del documentario “Unplanned”. Curiamo una newsletter… abbiamo tanto lavoro da fare nonostante

Quali sono i vostri obiettivi di medio e lungo termine e quali i punti di forza?

Il precedente Presidente era molto bravo in economia, tanto è che possediamo la casa in cui abbiamo la sede e realizziamo diverse attività, ma era un po’ meno bravo in tecnologia. Ha lasciato tonnellate di fogli di contatti e di dati che devono essere digitalizzati, questo è uno degli obiettivi pratici. Un altro obiettivo è creare una Federazione che riunisca le tantissime realtà prolife australiane: ce ne sono davvero tante ma ognuna opera per conto proprio.

Sarebbe bello e porterebbe a una azione molto più efficace avere una realtà federativa e coordinata delle diverse associazioni territoriali. Ad oggi si sono unite a noi “40 days for life Australia” e “Abandoned Life”, un giornale locale. Da parte nostra, noi siamo membri di diverse federazioni. Tra i nostri obiettivi più grandi c’è l’intenzione di creare una realtà pro-life a Taiwan, dove insegno frequentemente e dove le realtà pro-life erano dirette da americani ritornati in patria. Il nostro punto di forza è che siamo l’associazione più antica della Australia dell’Ovest e riceviamo diverse donazioni. In più contiamo diversi volontari attivi e tanti progetti da seguire.

Come il vostro operato migliora l’intera società?

Con le attività che svolgiamo ogni giorno a servizio della persona. Non smetteremo mai di lavorare per proteggere la vita. Sebbene la legge possa cambiare e mentre ci sforzeremo sempre di rispettarla, ciò non significa che smetteremo di lottare per la vita. Tra le altre cose che porto avanti c’è puntukurnu (http://www.puntukurnu.com.au/), un servizio medico destinato agli aborigeni

Quali sono le principali sfide dei gruppi pro-life nel vostro Stato e nel mondo?

Le persone non hanno più interesse nell’impegnarsi: questo vale per il matrimonio, per il diventare genitori… si cerca la convenienza e lo Stato promuove questo atteggiamento, facilitando l’accesso, e mettendo in silenzio le voci contro corrente, come la nostra. Questo accade anche nei media, anche nei social.

L’altro problema che stiamo affrontando è la corruzione all’interno delle Chiese: le chiese sono spaventate di schierarsi dalla parte dei pro-life a causa delle denunce di abusi sessuali e preferiscono tacere per non creare altro malcontento nei loro confronti. D’altra parte, la gente è delusa dalla Chiesa e anche da questo atteggia- mento di non schierarsi.

È tempo di alzarsi in piedi, chi lo fa è l’eroe di oggi.

 

Intervista a Steve Klomp, Presidente dell’Ass. Right to Life Association of Western Australia (RTL).(pdf)