Joe Biden, un pro-choice con il beneficio del dubbio. di Giovanna Sedda

Joe Biden, già vicepresidente con Barack Obama punta a conquistare la nomination democratica per sfidare Donald Trump. È oggi il candidato che ha raccolto il maggior numero di delegati nelle primarie del partito democratico: circa 1200 contro i circa 900 dello sfidante Bernie Sanders (ne occorrono 1991 per assicurarsi la candidatura). Come per tutti i più importanti appuntamenti politici americani è iniziata la valutazione delle posizioni di Biden sui principali temi bioetici, un punto sensibilissimo nella corsa alla presidenza degli Stati Uniti. Il frontrunner democratico è stato eletto per la prima volta senatore in rappresentanza del Delaware ad appena trent’anni ed è stato vicepresidente degli Stati Uniti, durante i due mandati presidenziali di Obama, dal 2009 al 2017. La sua vita privata è segnata da precoci lutti familiari, mentre recentemente la partecipazione del figlio Hunter Biden nel board di una grande compagnia ucraina è stata al centro del dibatti politico (lo scandalo Ucraina-gate del 2019). Considerato un politico moderato e di lungo corso, è stato anche Presidente della Commissione Esteri del Senato americano. La posizione di Biden sull’aborto è piuttosto ambigua. Biden si dichiara pubblicamente pro-choice, rispondendo a una domanda sull’aborto durante un dibattito affermava che “è un diritto della donna farlo. Punto”. Sembrano lontani i tempi in cui Biden scherzava dicendo che “su temi come l’aborto… sono liberale quanto la tua bisnonna” e affermava di non essere d’accordo con la decisione della Corte Suprema sull’aborto: “io penso siano andati troppo in là, non penso che solo una donna abbia il diritto di decidere del suo corpo” (Washingtonian, giugno 1974). Quel “punto”, per dirla con Biden, non è affatto una spiegazione sufficiente: rimangono da capire, infatti, le posizioni sui tanti aspetti politici dell’aborto (quali limiti, quali condizioni, quali finanziamenti). Sono questi i punti a rimanere irrisolti da quel “punto” criptico espresso da Biden. Non a caso il candidato è tuttora ritenuto un democratico “poco affidabile” dal movimento pro-choice. Ad esempio, per la giornalista Natasha Lennard (The Intercept, 7 marzo 2020), “un suo successo dovrebbe essere preoccupante per pro-choice e i sostenitori dei diritti riproduttivi”. I movimenti pro-aborto non hanno perdonato a Biden il suo sostegno all’emendamento Hyde per limitare il finanziamento pubblico ad alcuni servizi abortivi. La NARAL Pro Choice America all’epoca aveva tuonato: “non ci sono scuse né ideologiche né politiche” per questa decisione. Inoltre, durante la presidenza Obama, Biden ha contrastato la copertura finanziaria obbligatoria della contraccezione per i datori di lavoro (Affordable Care Act), agendo in stretta collaborazione con i Vescovi cattolici. Ma proprio da parte cattolica, sono giunte le maggiori critiche al candidato perché’ il suo dichiararsi contemporaneamente pro-choice e cattolico rimane una stridente contraddizione. Una sua candidatura e vittoria presidenziale costituirebbe per il movimento pro-life un punto interrogativo. Da una parte Biden non sarebbe un paladino pro-life come si sono dimostrati invece i repubblicani finora. Dall’altra, Biden non sarebbe nemmeno il paladino pro-choice che i movimenti pro-aborto avrebbero voluto, e se non si fidano loro…

 

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