La bioetica ai tempi delle fake news Massimo Magliocchetti

La bioetica oltre ad essere una giovane disciplina accademica che, soprattutto negli ultimi anni, sta subendo una espansione notevole è anche una realtà di interesse pubblico. Le pagine dei quotidiani e i servizi televisivi non mancano occasione di trattare i temi caldi che fanno parte delle tessere che compongono il mosaico dei dilemmi bioetici. Gli strumenti di comunicazione ormai offrono intere sezioni dedicate a questi temi, fino alla creazione di testate giornalistiche specializzate in informazione bioetica. Nel frenetico susseguirsi di notizie, però, il problema delle fake news colpisce anche la corretta informazione in bioetica.

Lʼillusione dellʼantilingua. – Dalla metà del secolo scorso, quando iniziò a consolidarsi la bioetica come disciplina di interesse per gli accademici, nacque l’esigenza di trovare strumenti adatti a comunicare e spiegare i fenomeni che colpivano l’attenzione dell’opinione pubblica. Ad esempio, quando nel 1997 venne clonata la pecora Dolly fu la prestigiosa rivista scientifica Nature a lanciare la notizia che in poche ore fece il giro del mondo. In Italia, la novità venne commentata con un vivo dibattito sui più importanti quotidiani nazionali. Oppure basti pensare all’avanzamento delle scoperte scientifiche e l’avvento della rivoluzione culturale femminista che imposero all’Italia di discutere, anche politicamente, temi caldi come quelli dell’aborto, della sessualità e della contraccezione. Fino ad arrivare ad oggi con le accese discussioni in tema di fine vita.
Il tratto comune di questo periodo però è stato l’abile utilizzo dell’antilingua per condizionare le scelte politiche e coagulare consensi di ampie fette della popolazione. Come ha puntualmente sostenuto in un suo saggio Pier Giorgio Liverani, storico direttore del Quotidiano Avvenire e della rivista Si alla Vita, nel campo delle tematiche legate all’aborto, ad esempio, si è sviluppato un pro- cesso nel quale «le parole hanno perduto il loro significato di verità» e «si sono trovate le parole per dire altre cose, si sono cancellate delle parole e questo è stato addirittura codificato per legge»¹. Infatti, se sostituissimo ai neutri termini di “concepito”, “donna”, “Interruzione volontaria di gravidanza” nei loro reali corrispettivi “figlio”, “madre”, aborto” e provassimo a riscrivere la legge 194 senza maschere linguistiche scopriremmo un testo inaccettabile.
Le fake news in bioetica. – Il fenomeno dell’antilingua non si è sopito con la legge sull’aborto. Continua a contagiare i vari campi della bioetica e seguita a mietere vittime nell’opinione pubblica, spesso disorientata e condizionata, distolta dalla realtà. Oggi il nuovo fenomeno è quello delle fake news, sicuramente meno raffinato ma dilagante. Il fine, però, è sempre lo stesso: diffondere notizie false fatte passare come vere.
Un caso lampante è quello della annosa guerra agli obiettori di coscienza da parte di coloro i quali si dicono favorevoli all’aborto. Non mancano infatti campagne di informazione e articoli di prestigiosi quotidiani nazionali che offrono al lettore la falsa notizia dell’impossibilità di accedere alle procedure abortive a causa dell’alto numero di medici obiettori: notizia ogni anno ampiamente smentita dai dati del Ministero della Salute. È proprio la relazione ministeriale sull’attuazione della legge 194 che, pur mantenendo alcune contraddizioni di fondo, su questo punto conferma che «relativamente all’applicazione della Legge 194/78: il numero dei non obiettori a livello regionale sembra congruo rispetto al numero delle IVG effettuate, e il numero di obiettori di coscienza non dovrebbe impedire ai non obiettori di svolgere anche altre attività oltre le IVG. Quindi gli eventuali problemi nell’accesso al percorso IVG potrebbero essere riconducibili ad una inadeguata organizzazione territoriale» (p. 51, Relazione 2018). Insomma, affermare che vi sono ostacoli per ricorrere all’aborto a causa degli obiettori è una vera e propria fake news, anche se sembrerebbe un dato radicato nell’opinione pubblica.
Come rispondere allʼesigenza di verità. – Le questioni di bioetica pongono l’uomo importanti dilemmi perché lo stimolano dal profondo. Chiedersi, ad esempio, se l’embrione sia o meno «uno di noi» non è questione da poco, come non è irrilevante capire sino a che limite l’autodeterminazione di un paziente può legittimare l’intervento mortifero di un medico o di un parente. Per usare le parole del Prof. Pessina, se intendiamo la bioetica come coscienza critica della civiltà tecnologica, allora la risposta alle fake news deve essere lo sguardo sincero sull’uomo, i suoi diritti e la sua dignità.

 

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1 Pier Giorgio Liverani, L’antilingua, in Mpv Ambrosiano, Comunicazione e vita. Fra bugie e verità, Marna, 1998, p. 42. L’Autore nel passaggio del suo sag- gio faceva riferimento ai concetti di «madre» e «figlio» nella Legge 194/78 sull’aborto.