La formazione come processo di cambiamento

In cosa dobbiamo cambiare? – Dobbiamo diventare o ridiventare più fedeli a noi stessi e alla mission del MPV: essere voce del bimbo non nato. Ciò non significa trascurare le altre sfide ma inserire con intelligenza e amore il bimbo non nato come protagonista di ogni situazione.

Viviamo in una società dove impera la cultura della morte: “fate presto!”, è il grido dell’emergenza che si concretizza nelle pillole abortive, aborto fai da te on line, e altre forme. Ai CAV il compito di ribaltare quest’assordante gridoda una strategia di morte a una strategia di Vita.E’ fondamentale, quindi, considerarela formazione come alta e innovativa forma di servizio alla vita, perché nel mondo dei social e dei rapporti virtuali ilCav è sempre più la persona del volontario e la rete di volontari x la vita.

Gli attacchi alla Vita che ci sono proposti quotidianamente sono tanti e saranno sempre più,dobbiamo conoscere e saper argomentare secondo ragione con scienza e coscienza, quindi proporre la formazione permanente come una “palestra”.Perché è necessarioavere l’umiltà di metterci in discussione ma soprattutto di riconoscere che la bioetica è una scienza sempre in “movimento” e noi dobbiamo costantemente aggiornarci per far fronte alle sfide culturali che ci sono proposte.

Perché dovremmo sobbarcarci tutto il peso di questi cambiamenti poiché le cose da fare non ci mancano? – Solo e soltanto per amore del concepito e della sua mamma; dobbiamo fare sempre memoriache l’amore è il motore del nostro bellissimo volontariato. Di fatto noi ci interessiamo solo di ciò che amiamo e il nostro cuore è felice se possiamo scaldare il cuore dell’altro e magari passare un po’ di tempo abbracciati… l’abbraccio terapeutico!

Se vogliamo essere credibili, dobbiamo “conoscere” per essere una Vera alternativa all’aborto e per essere la ragione del nostro volontariato.Lasciamoci ispirare dal significato delle parole… formazione significa che in battaglia noi ci disponiamo in un certo modo; nella battaglia a favore del concepito quanto sono affilate le nostre armi (conoscenze) e quanto sono all’altezza i nostri armamenti? (competenze) Abbiamo una strategia d’attacco? (formazione)

Se vogliamo vincere la sfida della vita non possiamo certo credere che la strategia risolutiva sia andare contro il nemico mostrando il petto con coraggio. Saremmo subito colpiti e c’è poca soddisfazione a dire “però siamo morti bene e sicuramente non serve il nostro eroismo insensato…”.

Da quanto detto capiamo quindi che formazione è anche la nostra “forma” che deciderà delle nostre azioni. È interessante questa affinità tra la conoscenza la forma e l’azione strategica in battaglia. La formazione infine in geologia è una serie di strati di rocce formatasi in un determinato momento. Nel nostro “stile “di volontariato dobbiamo ricordarci di cercare una formazione solida e visti i tanti e complessi temi etici, costruire uno strato pervolta con costanza ma anche con la pazienza consapevoli che per far bene le cose ci vuole il tempo.
Non dobbiamo pretendere da noi stessitutto e subito, così come da un volontario non imponiamo pesi che lo possano schiacciare (ognuno ha i suoi tempi).

E’ importante capire che il volontario non deve vivere ai margini, non può improvvisarsi, non deve essere animato solo dalla buona volontà. Deve formarsi e fare sua la consapevolezza che la formazione è un processo di crescita che non finisce mai, sarà poi l’individualità e l’originalità di ciascuno di noi a renderla preziosa e a dare il valore aggiunto.

Ciò vale soprattutto e per i giovani che crescono in una cultura di morte e quindi c’è bisogno di un ascolto e un accompagnamento continuo e delicato, tra nozioni da apprendere e vita reale da sperimentare negli ospedali da campo che sono i nostri Cav.

La Formazione serve per edificare la struttura del volontario (e del giovane volontario), i mattoni sono le conoscenze e il formatore guida il progetto usando la malta degli incontri che i volontari faranno al Cav. La malta sarà quindi composta dalla fatica del impegno costante al Cav e dalle lacrime delle donne disperate o degli uomini impotenti a cambiare le cose decise senza di lui. Nella malta ci saranno le sinergie tra volontari e la riconoscenza degli utenti, la solitudine di chi è sterile e il dolore di chi ha
abortito e infine il sorriso dei bimbi nati.

A Roma da sette anni abbiamo una scuola di formazione permanente per i volontari CAV e per chi desidera conoscere o approfondire i nostritemi. In sette anni sono nati otto centri di aiuto alla vita e circa 300 si sono formate ai nostri corsi, un numero di partecipanti che è andato crescendo di anno in anno.

Informazione, conoscenza e amore. È questa la nostra nuova sfida culturale che usa tutte le ragioni della ragione per opporsi all’ ignoranza e diffondere una cultura scientifica e riconoscere la dignità della Vita nascente come prima pietra di un nuovo umanesimo, soprattutto quando èmalformata e terminale, perché è necessario opporsi alla cultura dello scarto e della morte. Tutto questo lo si deve fare con amore e non possiamo amare se non conosciamo.

Maria Luisa Di Ubaldo, Coordinatrice dei Cav Romani

 

La formazione come processo di cambiamento