La libertà non è sganciata dal piano etico di Anna Egidia Catenaro e Luigi Ferrara, Avvocatura in Missione

Avvocatura In Missione, tra le associazioni che offrono importanti contributi sul piano etico e morale, assume una posizione di particolare rilievo essendo formata prevalentemente da avvocati, magistrati, funzionari pubblici, politici e laureati in giurisprudenza. Da ultimo, l’associazione è stata in prima linea sul tema della vita, eutanasia e suicidio assistito e continua a riflettere attualmente su una nuova pratica che uccide l’aborto attraverso la RU486 o pillola abortiva farmaco recentemente approvato dall’attuale governo e pubblicizzato e salutato dal Ministro Speranza come un riconoscimento di libertà.

La domanda è, ma la libertà è davvero sganciata dal tema etico? La risposta, ovviamente, è no!

Non occorrono formule morali o etiche per trovare violazione della vita da parte di questa società attuale così come governata, ci basta scorrere anche solo un piccolo elenco di norme, senza andare troppo lontano nel tempo, che sono state emanate dai nostri predecessori che a quanto pare erano mossi da maggior ragione e valori.

L’esempio: a) tutti sappiamo che con la grande guerra l’uomo arrivò a riconoscere la morte come giusta al fine di punire gli individui che non si conformavano al volere del dittatore, finanche si utilizzava come pulizia della razza. Insomma, la morte per fucilazione o impiccagione era lo strumento accettato dall’autorità per ridurre alla propria volontà del regime gli oppositori; b) il sacrificio compiuto dagli uomini che liberarono il mondo da tale stato di cose portò nel dicembre del 1948 ad emanare la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, al fine di tutelare la vita, la libertà degli individui e la sicurezza di ogni persona da chi si appresta a voler violare questi principi per un male ingiusto ad uso e consumo di uno scopo egoistico proprio. L’aggettivo egoistico non è di poco conto e lo si riprenderà alla fine. Guardando, dunque, l’art. 3, della Dichiarazione Universale citata che ne costituisce un esempio, leggiamo: “… Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona”. All’art. 22, si legge altresì: “ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, …”. In disparte l’art. 1 del codice civile italiano il quale stabilisce che la capacità giuridica si acquista dalla nascita, ciò non vuol dire che al nascituro non debbano riconoscersi diritti essendo una indubbiamente una vita umana in formazione. Da tale punto di vista è stata emanata una disciplina denominata statuto giuridico del concepito essa assume primaria importanza. Ed, infatti, pur ammettendo che lo stesso non sia “persona” intesa in senso statico, è pur vero che lo stesso, forse, potrebbe bene essere considerato “soggetto”. Certo è, come evidenziato dalla migliore dottrina, che il nascituro ha “la speranza di divenire persona”, e, pertanto, può essere tutelato quale connotazione della persona intesa dinamicamente ovvero quale “tutela della vita nascente”. Ad ogni modo, il concepito è punto di riferimento di norme giuridiche anche se difficilmente, nella mente del legislatore odierno, può essere definito “persona”, in senso tecnico – giuridico. Sta di fatto che in ogni caso, un diritto che preclude la tutela alla vita del nascituro è comunque contrario al diritto alla vita ex art. 2 della nostra Carta Costituzionale.

D’altra parte dei passi avanti si rinvengono nella legge 40 del 2004, ove, infatti, all’art. 1 si afferma: “al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, alle condizioni e secondo le modalità previste dalla presente legge, che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito”. La disposizione normativa, expressis verbis, inscrive il concepito nel registro dei “soggetti”. Certo, siffatta locuzione non risolve il problema afferente alla configurabilità, in caso di concepito – ma anche in caso di embrione – di un soggetto definibile come “persona umana”.

Che sia inteso come soggetto o come persona, è indubbio che al concepito va riconosciuto il diritto a nascere sano con tutela anche nella fase intrauterina, a prescindere dall’esistenza (condicio sine qua non, però, per esercitare il diritto stesso).

Dopotutto, anche la legge 22 maggio 1978, n. 194, voluta dalle forti spinte liberiste, in un’ottica di grande valore di tutela della vita, stabilisce che lo Stato, garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, come valore della maternità e tutela della vita umana dal suo inizio. Lo stesso art. 1, allo stesso tempo nega che la disposizione possa essere considerata «un mezzo per il controllo delle nascite, giacché all’art. 2, parlando del ruolo dei consultori familiari, affida ad essi un ruolo ben più ampio di quello dell’informazione per una scelta della quale lo Stato dovrebbe limitarsi a prendere atto, garantendone l’attuazione attraverso la disponibilità degli strumenti più efficaci e sicuri.

Il legislatore, dunque, secondo questo iter normativo, riconosce la vita di un piccolissimo essere in formazione che è comunque una vita.

Soccorre ora il punto di vista medico. Cosa dice la scienza? Ovvero, come si autorizza ad uccidere l’inizio della vita come sopra definita in senso giuridico?

Da alcune parti (si riportano le risposte pubblicate in internet da altro media), si è chiesto al professor Victor Tambone, bioeticista, docente presso l’Università Campus Biomedico di Roma se l’embrione è un essere umano? E se ha una sua “autonomia”? Alla prima domanda si risponde agevolmente di si, giacché con il parere della scienza, l’embrione agisce autonomamente fin dalla sua primordiale formazione, alla seconda risponde uno studio che ha verificato come gli eventi centrali della morfogenesi dell’embrione umano vengono raggiunti ugualmente in assenza di interazioni con tessuti materni, purché l’embrione sia situato in un ambiente che ne permette la sopravvivenza e abbia accesso al nutrimento di cui ha bisogno.

In parole, il Prof. Victor ci dice che: “…la questione è comprensibili anche a chi non ha una laurea in biologia, poiché fin dai primi giorni dopo il concepimento, l’embrione umano cresce e agisce per conservare la propria esistenza autonomamente, senza bisogno di essere guidato in ciò da stimoli provenienti dall’organismo materno. L’embrione sin dalla sua fase iniziale (zigote) ha una forte capacità di auto-organizzazione anche in assenza del tessuto materno, cioè in Vitro. Questa capacità dell’embrione di rimodellamento è fondamentale per il processo gestionale che non è un atto solo della madre, ma un evento vissuto e realizzato in due. Non è questa la prima volta che si osserva da un punto scientifico la capacità di autoorganizzazione dell’embrione anche molto precoce, i geni homeobox (quelli deputati alla morfogenesi) sono conosciuti da tempo, ma è importante l’osservare che questo accade anche in assoluto isolamento, in un ambiente completamente artificiale. Questo lavoro è stato pubblicato nel mese di maggio del 2016, anno nel quale anche Thomson e collaboratori hanno pubblicato un importante lavoro riguardante altri aspetti dell’autoorganizzazione embrionale (Thomson M., Signaling Boundary Conditions Drive Sel-Organization of Human Gastruloids, Dev Cell 2016 Nov 7;39(3):279-230). Ndr… Si può ben capire che i dati che abbiamo appena, e superficialmente, rassegnato sono una fenomenologia affascinante per la riflessione ontologica riguardo l’embrione. Per quanto mi riguarda ritengo che dalla esperienza di Shahbazi e di Wennekanp possiamo dire, purtroppo in questa sede non è possibile tematizzare e per questo mi accontenterò di condividere solo le conclusioni, che lo zigote è “uno” (come unità morfo-funzionale); è un “essere vivente” poiché interpretiamo la sua capacità di self-organization in chiave aristotelica come praxis teleia, tipo di atto (atto immanente perfettivo) che ricade nello stesso soggetto che lo compie ed è tipico del solo essere vivente. Inoltre l’esperienza di Deglincerti ci fa dire che lo zigote umano è “umano” appunto. Queste tre osservazioni messe in sistema secondo una osservazione che chiamiamo “multidimensionale” ci fa concludere che lo zigote umano è “Un Essere Vivente Umano”. E questo non è di poco conto”.

Tornando a noi, volutamente si è lasciato da parte la questione di ordine morale giacché, si sarebbero mosse immediatamente critiche da parte dei sostenitori delle libertà a tutti i costi e piacimento, ma purtroppo per loro la scienza parla chiaro: l’aborto farmacologico funziona così, ovvero, assunta la pillola abortiva RU486 l’ormone mifepristone, blocca gli effetti del progesterone, l’ormone femminile che sviluppa la gravidanza provocando un distaccamento del predetto embrione già annidato nell’utero sin dal concepimento. La seconda pillola prostaglandina, stimolerà le contrazioni dell’utero, aiutando l’espulsione degli ultimi tessuti che si stavano sviluppando nel corso della gravidanza. L’aborto avviene nel giro di due giorni, completando l’uccisione dell’essere vivente che non è altro che una persona nella sua formazione di crescita.

È qui che viene meno il richiamato concetto di sicurezza di cui all’art. 22, della soprarichiamata Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo, un uomo in formazione deve essere ugualmente tutelato in mancanza si commette un delitto.

Le libertà come si intendono oggi non possono essere libertà dei propri piaceri egoistici. La maggior parte degli studenti e della gente fino a qualche ventennio fa non ha mai abbracciato totalmente la visione della sinistra radicale attiva nei campus universitari.

I sostenitori della democrazia liberale farebbero bene a ricordare che i grandi liberali del dopoguerra, in un modo o nell’altro, hanno tutti affermato come gli individui debbano avere la forza di resistere all’oppressione dei grandi gruppi e ciò che non accade più oggi nei confronti delle grosse lobby delle case farmaceutiche o dei forti interessi economici i quali vogliono il cittadino sempre più consumatore. Ratzinger ha aggiunto: “lo Stato è importante, si deve ubbidire alle leggi, ma non è l’ultimo potere. La distinzione tra lo Stato e la realtà divina crea lo spazio di una libertà in cui una persona può anche opporsi allo Stato”.

 

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