La paura di essere incinta

Quando la donna scopre di essere incinta o teme di esserlosi sente improvvisamente schiacciata da qualcosa che la supera e le stravolgerà la vita.

Si persuade che tutti i suoi progetti non si realizzeranno più e che le difficoltà certamente aumenteranno.

Anche la paura e l’egoismo del mondo che la circonda alimentano questo pessimismoe il futuro appare un fallimento certo. L’aborto costituisce l’illusoria soluzione perché tutto possa rimanere come prima e nulla cambi.

Tutto questo avviene nella solitudine di una scelta che ricade solo su di lei con tutte le colpe che le vengono addossate o che lei stessa si imputa.

Questa solitudine ha radici profonde giàin una sessualità che, pur unendo totalmente i due corpi, non unisce le due vite. Un’intimità sessuale che non realizzando il “tutto tuo” (amore totale) e il “tuo per sempre” (amore per sempre), non predispone all’accoglienza dell’altro, prima nell’uomo e poi nel figlio.

In altre parole idue corpi e le due vite parlano contemporaneamente due linguaggi differenti e dicono cose opposte. In questo contesto ha un ruolo fondamentale la contraccezione che fornisce strumenti o solo per lei o solo per lui, con tutte le conseguenti responsabilità sull’individuo in caso di fallimento.

La solitudine e il senso di colpa vengono poi ancora alimentati da una cultura che considera la gravidanza una questione della donna chiamata a “risolvere”.

La stessa legge 194 estromette dalla questione l’uomo lasciando tutto sulle spalle della donnae per gli stessi Cav c’è il rischio di non coinvolgere il padre richiamandolo al suo fondamentale compito: arginare le paure e proteggere la donna e i figli.

La paura si può esprimere anche con superficialità, insensibilità, incapacità di realizzare e rifiuto.

È fondamentale un’accoglienza che comprenda e non si scandalizzi per questo.

Ci si deve immergere nella situazione perintendere visuale e linguaggio a noi estranei e fare spazio a ciò che è “altro” da noi.

Solo così potremo prenderla per manoe donarleuno sguardo nuovo che le consenta di rileggere tuttodiversamente e restituiscala giusta proporzione alle cose, comprendendo le paure, ma mai giustificando l’aborto.

Ci avvicineremo cosìalla realtà del figlioche è l’unica realtà presente, a differenza di un futuro e di un passato che impauriscono ma non esistono ancora o non esistono più.

Aiuteremo a distinguere i “problemi” dal “figlio” perché quest’ultimo non entri nell’elenco dei primi e perché i problemisiano ridimensionati dal confronto con la vita del figlio.

Scandalizzarsi è dannoso, ma è necessario anche andare oltre le esigenze espresse e superficiali. Rispondere a queste e alle necessità materiali, non accoglie ma assiste e non è un servizio alla vita ma alla povertà.L’assistenzialismoignora la più grande povertà che è sempre umana e rimane indifferente alla persona, alle sue paure e infondo anche al figlio e l’indifferenza uccide.

Dobbiamo promuovere l’umano trasmettendo un amore fiducioso, non perché siamo buoni, maperchè“mi fido di te e sono con te in questo viaggio perché tu e tuo figlio valete”.

Infine dobbiamo difenderci da un’idea errata di libertà: “si è liberi solo se si hanno alternative.”

Le alternative possono essere un presupposto, ma si può essere liberi anche in assenza di alternative e si può essere schiavi purpotendo scegliere tra diverse alternative.

Dobbiamo vivere e comunicare la ferma convinzione che si è davvero liberi se si compie il bene a cui si è chiamati “qui” e “ora”.Altrimenti cadremo nell’equivoco che sia sufficiente dare un’alternativa e che ogni opzione sia buona in quanto scelta, sposando di fatto il concetto di autodeterminazione che è alla base della mentalità abortiva.

Claudio Larocca, Presidente Cav Rivoli

 

La paura di essere incinta