La (vera) marcia delle donne di Giovanna Sedda

La marcia delle donne non è la vera marcia delle donne. Questo non è un sillogismo mancato, ma il messaggio che i Pro-life americani hanno voluto lanciare dal palco della Marcia per la vita del 24 gennaio. Aiuta a risolvere la strana logica di questo messaggio sapere che una marcia delle donne, organizzata da diverse sigle femministe, si svolge dal 2017 solitamente nelle settimane che precedono l’appuntamento Pro-life al mondo.

La marcia delle donne, nata come reazione all’elezione di Trump, ha visto, nella sua breve storia, polemiche, divisioni e una partecipazione mai convincente.

Al contrario, la March for Life ha visto crescere il numero dei partecipanti e delle organizzazioni coinvolte di anno in anno, sin dalla sua prima edizione nel lontano 1974: la marcia ricorda puntualmente l’anniversario dell’approvazione della sentenza Roe v. Wade del 1973 da parte della Corte Suprema americana che ha di fatto legalizzato l’aborto negli Stati Uniti. L’edizione 2020 della Marcia per la vita ruota attorno al ruolo della donna nella società e lo fa con un titolo inequivocabile: “LIFE EMPOWERS: PRO-LIFE IS PRO-WOMAN”, letteralmente, la vita da potere [alle donne], essere a favore della vita significa essere a favore delle donne.

Il tema risponde indirettamente anche alle ultime polemiche del mondo femminista, secondo cui l’aborto andrebbe considerato non solo un diritto ma uno strumento di empowerment, di rafforzamento, delle donne.

Un dibattito che si è infiammato negli USA dopo che l’attrice Michelle Wolf ha dichiarato che l’aborto l’aveva rafforzata (letteralmente “mi ha fatto sentire come Dio”) e aveva incoraggiato le ragazze ad averne uno. La questione dell’empowerment non è affatto scontata: “La società ci fa credere che non si possa avere un bambino e avere una carriera di successo […].

Questo è esattamente l’opposto dell’empowerment femminile”, ha dichiarato Ashley Bratcher, star del film Unplanned.

La marcia di questo anno è anche un modo per sconfessare la caricatura di un movimento a favore della vita ma contro le donne. Laura Echevarria, portavoce del National Right to Life Committee, il Comitato nazionale per il Diritto alla vita, ha ricordato come “loro dicono che non puoi finire la scuola o avere successo con un bambino. Noi diciamo che puoi e che ci sono persone che vogliono aiutarti. Questo è il messaggio che vogliamo mandare ed è prolife e pro-woman”.

“Da diversi anni pensavamo di dedicare la marcia del 2020 ad onorare l’eredità del movimento femminista alla vigilia del centenario del 19 emendamento [che garantisce il diritto di voto alle donne ndt]” ha dichiarato Serrin Foster, leader del gruppo femminista pro-life che chiede “alla società di difendere il dono unico di dare la vita delle donne, in modo che nessuna donna si senta spinta ad abortire”.

 

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