L’aborto farmacologico: l’ultima frontiera della cultura della morte di Marco Respinti, International Family News – 8 agosto 2020

La foto qui sopra non la vedrai. Non la vedrai perché per legalizzare alla mente umana l’omicidio di un bimbo ancora nel ventre della propria madre bisogna cacciare la polvere sotto il tappeto, stringere in un bavaglio sadomaso la voce che grida, calare la mascherina fetish sugli occhi, infilare il preservativo sulla testa.

Per farlo c’è una pillola, che ingollata come un cachet per l’emicrania uccide senza che nessuno se ne accorga. Così l’occhio non vede e il cuore non duole. L’assassinio di una creatura umana indifesa si consuma da soli nel cesso, come lavarsi i denti, via il dente via il dolore, nessuno sa, chi sa non dice, chi non dice scorda in fretta tirando lo sciacquone e chi invece dice sarebbe meglio stesse zitto.

Per esempio il ministro della Salute Roberto Speranza, per il quale la vita umana vale soltanto un tweet e la prima pagina di un giornalone. L’aborto farmacologico è l’ultima frontiera della mostruosità umana. Le nuove linee guida del ministero della Sanità ne consentono l’uso fino alla nona settimana di vita del bimbo nel grembo della propria madre e senza ricovero. Ci vorrà davvero poco per estenderne ulteriormente, presto, l’uso e per consentirne l’assunzione fai-da-te ovunque ci si trovi, dalla zia o in spiaggia, all’autogrill o in discoteca, nella cameretta rosa stucchevole o con l’amichetta complice del cuore, persino a scuola prima che trilli la campanella. Chissenefrega delle gravi conseguenze mediche documentate, quelle sono ovvia- mente affari tuoi.

Ci arrovelliamo il cuore per il Covid-19, che va, viene, sale, scende, «ma che non è neppure lontanamente paragonabile alla strage di Stato che sarà perpetrata nei decenni futuri grazie all’aggiornamento assassino delle linee guida per la pillola abortiva». Lo scrive don Antonello Iapicca, missionario italiano in Giappone con parole che avrei voluto scrivere io. «Si tratta dello stesso Governo e dello stesso Ministro», prosegue il missionario, «che ci catechizzano ogni giorno sulla nostra salute, che vorrebbero farci credere di voler preservare la vita degli italiani». Esattamente.

Sembra una pillolina, ma in realtà è una mela. Quella di Biancaneve: avvelenata, offerta da una strega, sembra bella e invece uccide. Quando te ne rendi contro, è inesorabilmente troppo tardi.

La vita oggi in Italia vale infatti soltanto un tweet agostano, a cui fa eco gente annoiata, che, strusciando i sandali sulle vie di un centro che non è più nemmeno capace di ammirare, fa spallucce e tira diritto: “A Ggiuse’, fa ccaldo”. E la morte si abbatte dentro di noi, sopra di noi, complici noi.

Grazie ministro Speranza. Grazie per questa mela avvelenata. Grazie per le sue frasi «evidenza scientifica», «pieno rispetto della legge 194», «legge di civiltà». Speranza di morte: questo è ciò che si prospetta all’Italia.

 

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