Lettera al Popolo della Vita di Marina Casini Bandini, Presidente Nazionale del Movimento per la Vita Italiano

Carissimi,
la coscienza che si rifiuta di cooperare formalmente e materialmente all’aborto è ancora ingiustamente sotto attacco. Sappiamo perché: deve tacere chi, non volendo partecipare all’iter abortivo, ricorda che l’aborto aggredisce un bambino nel grembo della mamma. È veramente contraddittorio che questi attacchi provengano da quella cultura che mette in trono l’autodeterminazione e che in passato ha lottato per ottenere il diritto all’obiezione di coscienza in ambito militare e più recentemente alla sperimentazione animale. Ma del concepito come uno di noi, non si deve parlare neanche sollevando la domanda o facendo emergere inquietudini e perplessità. Si pensi per esempio alla granitica arroganza, tracotante e menzognera, dei manifesti che propagandano la pillola abortiva RU486. Per questo nel presente numero di SAV web vogliamo ricordare il gesto di re Baldovino d’Olanda che si rifiutò di apporre la sua firma in calce alla legge sull’aborto. Era l’aprile del 1990. Un gesto di profonda laicità e di profonda umanità. Re Baldovino diede ragione del suo rifiuto con una lettera indirizzata al Primo Ministro Wilfried Martens e datata 30 marzo 1990. Una lettera da leggere (ne parla anche un articolo di Antonio Achille nel numero di settembre di “Si alla vita”) e che qui è riproposta nella traduzione di Maria Sacchi Mussini.
La lettera è tratta dal sito
https://www.cathobel.be/2015/04/lettre-du-roi-baudouin-adresseeau-premier-ministre-wilfriedmartens-le-30-mars-1990
Per questo mese, la lettera al popolo della vita viene da re Baldovino!

«Signor Primo Ministro, negli ultimi mesi, ho messo al corrente molti politici della mia profonda preoccupazione per la proposta di legge sull’interruzione della gravidanza. Questo testo è stato ora votato alla Camera dopo essere stato approvato dal Senato. Mi rammarico che non sia stato possibile raggiungere un consenso tra i principali partiti politici su un argomento così fondamentale.
Questo progetto solleva in me un serio problema di coscienza. Temo, infatti, che sarà inteso da gran parte della popolazione come un’autorizzazione ad abortire durante le prime dodici settimane dopo il concepimento.
Ho serie preoccupazioni anche perché il provvedimento prevede che l’aborto possa essere eseguito oltre le dodici settimane se il nascituro è affetto da una «malattia di particolare gravità e riconosciuta incurabile al momento della diagnosi». Qualcuno ha pensato a come un simile messaggio verrebbe percepito dai disabili e dalle loro famiglie?
In sintesi, temo che questo progetto di legge porterà a una significativa diminuzione del rispetto per la vita dei più deboli. Capirà quindi perché non voglio essere associato a questa legge.
Nel firmare questo disegno di legge e nell’esprimere, come terzo ramo della legislatura, il mio assenso a questo disegno di legge, credo che mi assicurerei inevitabilmente una certa corresponsabilità. Questo non posso farlo per le ragioni sopra esposte.
So che così facendo non sto scegliendo una strada facile e che rischio di non essere compreso da un buon numero di concittadini. Ma questa è l’unica strada che in coscienza posso seguire.
A chi fosse sorpreso della mia decisione, chiedo: sarebbe normale per me essere l’unico cittadino belga costretto ad agire contro la sua coscienza in un ambito essenziale? La libertà di coscienza si applica a tutti tranne che al re?
Vorrei concludere questa lettera sottolineando due importanti punti sul piano umano.
La mia obiezione di coscienza non implica alcun giudizio da parte mia nei confronti di coloro che sono favorevoli al disegno di legge.
D’altra parte, il mio atteggiamento non significa che io sia indifferente alla situazione molto difficile, e talvolta drammatica, che alcune donne devono affrontare.
Signor Primo Ministro, posso chiederle di trasmettere questa lettera, secondo le modalità che riterrà più opportune, al Governo e al Parlamento?».
Nell’Udienza generale del 17 giugno 1995, Papa Giovanni Paolo II definì Baldovino «un grande custode dei diritti della coscienza umana […] in particolar modo per quanto riguarda la tutela della vita dei bimbi non ancora nati».

 

Lettera al Popolo della Vita (.pdf)