Lettera al Popolo della Vita di Marina Casini Bandini, Presidente Nazionale Movimento per la Vita Italiano

Carissimi,

 

si è appena concluso il IV Corso di alta formazione per operatori CAV “Roberto Bennati” che si e tenuto a Calalzo di Cadore dal 22 al 28 agosto. Anche quest’anno l’esperienza, che ha coinvolto 110 persone tra modalità in presenza e modalità online, e stata molto positiva sotto vari profili. Il tema di fondo su cui abbiamo riflettuto e stato: “Riscoprire la nostra identità per comunicare speranza. Identità, strategia e prospettive del MpV Italiano”. Un tema importante che ci accompagnerà anche nella prossima assemblea nazionale e nel successivo convegno annuale.  Un aspetto che ha appassionato i partecipanti e stato quello della comunicazione: come comunicare il valore della vita nascente in una società in cui sembra che la “cultura dello scarto” celebri il suo trionfo? Come portare la verità: mostrando l’orrore dell’aborto con immagini strazianti o esaltando la bellezza della vita che sboccia col suo mistero, la sua richiesta di donare e ricevere amore, la sua ricchezza unica e irripetibile? Per un Movimento come il nostro che ha fatto dell’impegno per la vita una missione civile, e più efficace una comunicazione “confessionale” oppure da una comunicazione che colloca la difesa/promozione dei bambini non nati sul terreno laico dei diritti umani? Impostare le iniziative come scudo al passato, o come costruzione del futuro per giungere ad un più alto livello di civiltà e di umanità? “Falciare” o “seminare”?  Per rispondere, occorre tenere presente che, nonostante ogni contraria apparenza, il valore della vita e nella mente è nel cuore di tutti; che l’aborto non è solo un peccato ma una grave lesione della società come tale, nella quale il precetto del non uccidere e il riconoscimento dell’eguaglianza di tutti gli esseri umani dovrebbero essere la base del bene comune; che per le donne l’aborto è una sconfitta; che l’avvento della procreazione extracorporea e delle pillole abortive postcoitali esige sempre più l’uso della ragione per difendere i figli appena concepiti.  Certamente la verità non deve essere mai taciuta, ma è importante che essa venga proposta con un linguaggio e con iniziative che la rendano attraente, che suscitino un vero interesse, che stimolino un serio approfondimento. Questo è emerso a Calalzo, in continuità con lo stile e il metodo che da sempre caratterizza il Movimento. Dobbiamo essere consapevoli del male e saperlo riconoscere, ma dobbiamo vincere il male attraverso la comunicazione persuasiva del bene, del valore della vita, della libertà che viene dall’accoglienza. Senza condannare. E’ preferibile mostrare la meraviglia di un bambino che vive e cresce sotto il cuore della mamma piuttosto che l’immagine di un bambino abortito; comunicare un’attenzione che abbraccia insieme al bambino la sua mamma, piuttosto che accusare; insistere sul concepito come “soggetto titolare di diritti” e non limitarsi soltanto a denunciare le insidie, i pericoli e le gravi conseguenze della “procreazione medicalmente assistita”; promuovere relazioni di cura, piuttosto che cercare lo scontro con chi sostiene eutanasia e suicidio assistito. Nella comunicazione, anche il linguaggio e le argomentazioni hanno un’importanza fondamentale. La parola salva e uccide, svela e nasconde, manifesta la verità e mente. L’ “antilingua” è frutto “cultura dello scarto”. Certamente la dimensione religiosa della vita rafforza dall’interno, per così dire, l’impegno per la vita, ma deve essere chiaro che è nella società civile che operiamo, è ad essa che ci rivolgiamo anche nella sua dimensione politica. Gli argomenti, dunque, non possono che partire dalla scienza e dalla cultura – quella autentica – dei diritti umani. Per questo è fondamentale che la comunicazione sia portata sul terreno laico dei diritti dell’uomo, della dignità, dell’uguaglianza e che si avvalga di ogni frammento giuridico che va nella direzione del concepito come uno di noi. E’ lo stesso terreno su cui sono state condotte le battaglie per abolire la schiavitù, il razzismo e oggi la pena di morte. Per questa via l’impegno per il diritto alla vita non alza barricate, ma costruisce ponti per l’incontro e varchi per il dialogo, edificando l’avvenire. La vita si comunica anche attraverso le espressioni del volto (lo sguardo, il sorriso), il tono della voce, i gesti, l’ascolto attivo e l’attenzione partecipe nei confronti di chi si rivolge a noi. Osando andare più in profondità, viene in mente San Giovanni Paolo II, che all’inizio dell’Evangelium Vitae ha scritto: «Il Vangelo della vita sta al cuore del messaggio di Gesù […] Il Vangelo dell’amore di Dio per l’uomo, il Vangelo della dignità della persona e il Vangelo della vita sono un unico e indivisibile Vangelo». Anche in questa verità, la nostra comunicazione sul valore della vita è credibile solo se sapremo vivere a fondo l’amore reciproco («Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli [= discepoli del Vangelo della Vita, nda]: se avete amore gli uni per gli altri», Gv, 13, 35-36). Ricordiamoci poi che «Un autentico amore per l’uomo è indivisibile. Si potrebbe parafrasare San Giovanni “Chi, infatti, non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (1 Gv 4, 20): non può amare veramente l’uomo non nato chi non ama l’uomo nato» (Da: Si alla vita. Storia e prospettive del Movimento per la Vita, San Paolo 2011). Si può, dunque, ben comprendere quale gioiosa responsabilità sia quella di tutti coloro che, portando lo sguardo sul concepito, vogliono costruire una società migliore per tutti. Ed è quello che cerchiamo di portare avanti, giorno dopo giorno, con le nostre realtà.

 

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