Lettera al popolo della Vita di Marina Casini Bandini, Presidente Nazionale Movimento per la Vita Italiano
Ottobre 31, 2021 Sì alla Vita

Carissimi,

in settembre e ottobre papa Francesco è tornato più volte a parlare della vita nascente: sul volo di ritorno dalla Slovacchia, alla Pontificia accademia per la vita, ai farmacisti, in occasione della benedizione delle campane che portano il nome: “La voce dei non nati” affinché annuncino il Vangelo della Vita. Con il suo linguaggio schietto, diretto, inequivocabile, efficace, immerso nella forza della verità, ma anche intriso di misericordia, sta aprendo sempre più l’orizzonte dello sguardo sul più povero tra i poveri, il nostro fratello più piccolo: il bambino non nato.

Il Pontificato di Francesco è caratterizzato dall’attenzione alle “periferie” dove si trovano i poveri ed i lontani («Siate pastori con l’odore delle pecore»); dal timbro della misericordia (Giubileo straordinario della misericordia e lettera apostolica “Misericordia et misera”), dall’accento sulla fratellanza universale (Lettera enciclica “Fratelli tutti”), dall’attenzione alla custodia del creato. Chiesa dei poveri, Chiesa “in uscita”, Chiesa “ospedale da campo”.

In questi contesti, e anche in altri, Papa Francesco ha pronunciato parole chiare e nette che invitano a guardare i figli concepiti: «la vita di ogni bambino concepito è sacra e inviolabile»; «Impegnarsi in favore della difesa della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale»; tra le «vittime della cultura dello scarto» «c’è lo scarto dei bambini che non vogliamo ricevere, con quella legge dell’aborto che li manda al mittente e li uccide direttamente. E oggi questo è diventato un modo ‘normale’, un’abitudine che è bruttissima, è proprio un omicidio»; «l’aborto è un omicidio con un sicario. La vita va rispettata»; «non è lecito diventarne complici», «il nostro dovere è la vicinanza: stare vicino alle situazioni, specialmente alle donne, perché non si arrivi a pensare alla soluzione abortiva, perché in realtà non è la soluzione». Ma basta seguire i suoi discorsi e i suoi messaggi per cogliere un’attenzione costante al tema della vita nascente: «ogni bambino non nato, ma condannato ingiustamente ad essere abortito, ha il volto di Gesù», «non esiste una vita umana più sacra di un’altra», «è un discorso di ragione, un discorso di scienza», «l’attenzione alla vita umana nella sua totalità è diventata negli ultimi tempi una vera e propria priorità del Magistero della Chiesa», «La cultura dello scarto oggi schiavizza i cuori e le intelligenze di tanti, ha un altissimo costo: richiede di eliminare esseri umani, soprattutto se fisicamente più deboli. La nostra risposta è un deciso sì alla vita senza tentennamenti. Il primo diritto di una persona umana è la sua vita. Essa è il bene fondamentale, condizione per tutti gli altri, fin dal primo istante del concepimento»; tra i bambini «uccisi e massacrati» anche «quelli che lo sono prima di vedere la luce, privati dell’amore generoso dei loro genitori e seppelliti nell’egoismo di una cultura che non ama la vita»; «ancora oggi il loro silenzio impotente grida sotto la spada di tanti Erode».

Nelle parole di Papa Francesco si ritrova ciò che è stato e vuole essere, il Movimento per la vita italiano: continua ricerca di uno stile e di un linguaggio che esprimono amore alla vita e ricerca di dialogo, visione positiva, appello alla ragione prima che alla fede, solidarietà concreta verso le madri in difficoltà, ricerca di dialogo, fiducia nella presenza del valore della vita nel cuore di tutti, rifiuto di giudizio sulle persone mentre si mette in campo con ogni energia per rimuovere la cultura dello scarto a favore della civiltà della verità e dell’amore, attenzione all’universo femminile in prima linea nella accoglienza della vita. La stessa campagna “Cuore a cuore” trova conforto nelle parole di Papa Francesco: «Quando una donna scopre di aspettare un bambino, si muove immediatamente in lei un senso di mistero profondo. Le donne che sono mamme lo sanno. La consapevolezza di una presenza, che cresce dentro di lei, pervade tutto il suo essere, rendendola non più solo donna, ma madre. Tra lei e il bambino si instaura fin da subito un intenso dialogo incrociato, che la scienza chiama cross-talk. Una relazione reale e intensa tra due esseri umani, che comunicano tra loro fin dai primi istanti del concepimento per favorire un reciproco adattamento, man mano che il piccolo cresce e si sviluppa […] È così che questo nuovo essere umano diventa subito un figlio, muovendo la donna con tutto il suo essere a protendersi verso di lui» (ai partecipanti al convegno promosso dal dicastero per i laici, la famiglia e la vita sul tema “yes to life! – la cura del prezioso dono della vita nelle situazioni di fragilità”, 25 maggio 2019).

Le parole di Papa Francesco sono balsamo per il nostro servizio in cui sperimentando ogni giorno la sofferenza che sta dietro alla “non-soluzione dell’aborto” e la gioia del sì alla vita che fiorisce nella condivisione delle difficoltà. Parole che dovrebbero ascoltare tutti, perché “costringono allo sguardo” sul quel figlio che la società non vuole vedere e perché restituiscono alle donne la libertà dell’accoglienza. Il Movimento per la Vita sta ultimando la raccolta del magistero di papa Francesco sulla vita nascente. Una ricchezza che contribuirà a consolidare nella coscienza collettiva il riconoscimento del diritto alla vita dei bambini non nati, a nobilitare la professione medico-sanitaria, a suscitare il coraggio femminile dell’accoglienza, a irrobustire il servizio alla vita.

È grande l’amarezza per l’incomprensione da parte della grande stampa “laica” che ignora questi discorsi e travisa la misericordia, interpretandola come rinuncia alla fermezza nella denuncia del male. Non c’è tuttavia da stupirsi perché se la cultura della vita comincia dallo sguardo, la cultura dello scarto comincia dal rifiuto dello sguardo la cui prima conseguenza è la censura accompagnata dalla menzogna e dall’“annacquamento”.

Certamente “la vita è tutta la vita”, ma l’affermazione non va intesa nel senso di seppellire la questione della vita nascente sotto un cumulo di altri problemi, ma nel senso che l’attenzione «al numero sconfinato di bambini a cui viene impedito di nascere» deve essere la prima attenzione, perché da essa si sprigiona la forza per ogni altra accoglienza e per ogni altra solidarietà nei confronti di ogni emarginazione e sofferenza umana.

 

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