Libertà e verità: a proposito di aborto di Giulio Bianchi

A proposito di verità. Ecco come il cardinale Ruini – forte del pronunciamento “infallibile e irreformabile” di Giovanni Paolo II nell’enciclica “Evangelium Vitae”, un’enciclica che “sembra scritta oggi”, tanto le sue previsioni si sono avverate, ma che troppi – nota il cardinale – sembrano aver accantonato – affronta la questione dell’aborto volontario.

In primo luogo Ruini invita ad avere “Il coraggio di chiamarlo ‘omicidio’”. Spiega: “Nei casi riguardanti l’inizio della vita la rivendicazione della libertà individuale è fuori luogo, perché si decide non di sé stessi ma di un altro, il nascituro, a meno di pensare che il nascituro stesso sia semplicemente parte del corpo della madre: assurdità insostenibile perché egli ha il proprio “dna”, un proprio sviluppo e interagisce con la madre, come risulta sempre più chiaramente”.

“L’alternativa – continua Ruini – è pensare che il nascituro non sia un essere umano ma potrà diventarlo soltanto dopo (dopo la nascita, o dopo la formazione del sistema nervoso, o dopo l’impianto nell’utero…). In realtà si tratta sempre dello stesso essere che si evolve, come fa anche dopo la nascita. La sua continuità è accertata come la sua distinzione dalla madre. Non è mai, dunque, un “animaletto” di specie non umana. Sopprimerlo è sempre, dal concepimento ossia dalla fecondazione dell’ovulo in poi, sopprimere un essere umano.

Perciò l’enciclica “Evangelium Vitae” di Giovanni Paolo II non esita a parlare di omicidio e mette in guardia dalle manipolazioni del linguaggio che nascondono la realtà. Chiede invece di avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome: “aborto volontario” e non asettica “interruzione della gravidanza””.

“C’è un nesso tra l’attacco alla vita e la crisi dell’Occidente e dell’umanesimo occidentale?”, si chiede Ruini. E guidato dalla Evangelium Vitae risponde fra l’altro così: “La giustificazione base degli attentati alla vita umana è la rivendicazione della libertà individuale: vedi lo slogan anni ’70: “L’utero è mio e lo gestisco io”. Oggi, sempre sulla base della libertà individuale, viene affermato il diritto al testamento biologico e di lì al suicidio assistito, situazioni nelle quali non solo decido io ma vincolo gli altri, medici compresi, alla mia libera scelta”. Ruini replica che “la pretesa di essere noi i padroni della vita e della morte, nostra o addirittura altrui, è sbagliata per diverse ragioni.

Innanzi tutto perché la libertà non è qualcosa di isolato e di assoluto ma può esistere solo in relazione alla realtà, cioè agli altri e all’ambiente in cui viviamo. In secondo luogo perché la nostra vita e la nostra stessa libertà vengono da Dio e sono intrinsecamente in rapporto con Lui, sono legate a Lui e in ultima analisi dipendono da Lui”. Certo, ammette Ruini, “Nel dibattito pubblico non parliamo mai di questo rapporto con Dio per evitare l’accusa di difendere la vita per motivi confessionali, ed è giusto procedere così […]. Chi difende la vita e non è credente può, naturalmente, non essere d’accordo: la difesa della vita è senz’altro possibile anche a prescindere dal rapporto con Dio”. Ma chi crede – riassumiamo – sa che la nostra libertà viene da Dio ed è davanti a Dio. (da C. Ruini, G. Quagliariello, “Un’altra libertà. Contro i nuovi profeti del ‘paradiso in terra’”, Rubbettino, 2020).

 

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