«Lo strazio di quella donna che aveva abortito con una pillola» di Chiara Pellizzoni, famigliacristiana.it 21 agosto 2020

Il racconto di Franca Franzetti che da vent’anni risponde al numero verde dell’Associazione fondata da don Oreste Benzi a supporto della maternità. «Le donne che ascolto e che accolgo non sanno che la RU486 non è la versione “facile dell’aborto chirurgico. E si ritrovano sole a soffrire come cani»

 

Franca continua a pensare alla telefonata straziante di qualche settimana fa nel cuore della notte di una donna che aveva appena preso la pillola per abortire. «Stava da cani. Piangendo mi ha detto che aveva il vomito e pensava di morire… Essì che con sé aveva già una bimba di un anno. Si era pentita, mi ripeteva che nessuno le aveva detto che sarebbe stato così… Ma tu a quel punto cosa fai?». Sono vent’anni che Franca Franzetti risponde al numero verde della Papa Giovanni XXIII di sostegno alla maternità. Eppure ancora quella chiamata le risuona dentro: «È un’ingiustizia e un inganno in cui sono intrappolate le donne: spacciano la RU486 come “aborto sicuro”, facile rispetto a quello chirurgico. Ma non viene detto come avviene e che il post è peggio del durante. Perché sei sola. Sola come un cane.

E mentre nell’aborto chirurgico ha dei “complici” (medici, infermieri etc) e sei sotto anestesia, in quello farmacologico sei tu che devi vedere se hai espulso il feto. Tu e nessun altro».

Franca non si rassegna. Quando la raggiungiamo al telefono nella casa famiglia di Rimini di cui è mamma, nonostante la pluriennale esperienza, è un fiume in piena: «Il nostro fondatore, don Oreste Benzi, lo diceva. Le donne che abortiscono sono vittime esattamente come i loro bambini. E si portano questo segno per tutta la vita». Ecco perché è inaccettabile la semplificazione di questa pratica: «Per quella mamma che mi ha chiamato nel cuore della notte io non potevo fare nulla, se non sentire dentro di me l’ingiustizia… le donne non sanno e poi stanno male. E non è che se l’embrione è piccolo, è piccolo il dolore. La perdita di un figlio è la perdita di un figlio, anche se ha sei settimane. La persona che fa questa scelta va aiutata a capire a cosa è di fronte per uscire dall’inganno che se prendi una pillola finisce tutto. Non è così. Finisce sì la gravidanza, ma non ritorna più nulla come prima. Mai più. E questo è un dolore che non è ascoltato, ma c’è. Le donne che hanno vissuto l’aborto se lo portano per tutta la vita. Ma non si dice perché non è politicamente corretto, in nome di un diritto che in quanto tale fa bene».

E lei lo sa bene. Da vent’anni risponde con altre due colleghe a un numero nato per offrire «un incontro alle donne con maternità non desiderata e per risolvere le problematiche. Con una telefonata salviamo tantissimi bambini. Adesso la maggior parte delle donne che chiama vuole avere informazioni per abortire; ha appena fatto il test e vuol sapere dove e come farlo con quella reazione tipica dei nostri stili di vita: ho un problema, lo elimino. Ma una decisione è veramente libera quando è consapevole. Ecco perché allora cerchiamo di portare l’attenzione sulla realtà e sul fatto che è una decisione importante. Le aiutiamo a guardare in faccia le difficoltà che possono impedire la nascita di un bambino e le supportiamo con le possibilità che può offrire la Papa Giovanni XXIII: dal supporto psicologico, alla mediazione con i genitori che magari non sanno nulla oppure sono contrari, alla mediazione con il partner perché magari è il terzo figlio e lui non lo vuole; all’accoglienza di chi deve andare via da dov’è, per esempio le badanti; o delle vittime di tratta che, diversamente, sono saprebbero dove fare». Accoglienza, aiuto, supporto e ascolto: «Tutte parole chiave del nostro modo di operare. Noi ci spendiamo in un aiuto a 360gradi in base ai reali bisogni, siamo in rete con le altre associazioni pro life e con gli assistenti sociali. Perché la maternità va sostenuta».

Per non parlare dei rischi dell’aborto: «Rischi psicofisici. Una donna deve sapere per poter mettere sul piatto della bilancia i pro e i contro. Roberta (nome di fantasia, ndr), 19 anni, chiama e mi dice: “Devo abortire subito come funziona la pillola? Voglio studiare, non voglio farmi rovinare la vita”. Io le parlo e lei ascolta. Non sempre va così, c’è anche chi mette giù subito il telefono. Dopo qualche settimana mi scrive “Ho abortito”. Io leggo il suo messaggio e mi dispiaccio per lei. Perché le donne il più delle volte sono vittime della loro inadeguatezza, immaturità, del momento sociale e culturale. Il giorno dopo mi chiama: “Sono andata all’appuntamento, ma non ce l’ho fatta. Mi sono ricordata delle tue parole e sono tornata a casa con il mio bambino”».

Sono tante le donne che chiamano mentre hanno forti dubbi, nel pieno dei conflitti. «Condizionate dai giudizi negativi. Giorgia (nome di fantasia, ndr), 23 anni separata, mamma di un piccolo di due, scopre di essere incinta del nuovo compagno con cui ha appena interrotto la relazione. Tutta la famiglia è contro a questa gravidanza per il bene del nascituro… “Non vorrai far nascere un bambino senza padre quando ne hai già uno?” le ripetono. Chiama noi per avere informazioni sull’aborto, sento nel profondo quel che sta vivendo, il suo desiderio di maternità e le propongo, visto che la famiglia è contraria e lei lo desidera, di venire via. Di venire da noi e di essere accolta finché non ritrova la sua autonomia. Cosa non fanno le mamme per i loro bambini e, poi, le situazioni cambiano e tutto può ripartire quando meno te lo aspetti. Lei riprende fiducia in sé stessa, decide di tenere il suo bambino e venire da noi. A quel punto la sua famiglia cambia idea».

Quante mamme ha accolto la Papa Giovanni XXIII e a quante donne hanno restituito autonomia. «Anche attraverso l’incontro con altre persone che hanno vissuto la stessa esperienza, hanno accolto la vita e ora sono felici. Gabriella chiama alla ventiquattresima settimana con una depressione fortissima per cui ha deciso per l’aborto terapeutico. Una depressione che la stava schiacciando; e anche il marito, pur essendo una gravidanza cercata e desiderata, si era arreso vedendola stare così male. Parlando con lei è chiaro che ha nel cuore di diventare mamma… parla e piange. Le ricordo la sua bambina che non vede l’ora di venire al mondo… Lei mi ascolta e le propongo l’incontro con qualcuno che le possa stare vicino ed ecco una coppia della Papa Giovanni XXIII che abita a pochi chilometri da loro. Oggi la bimba è nata e per lei è una flebo di positività. Continua a scrivermi la sua gratitudine, mi rende partecipe della sua gioia».

L’indicazione è sempre una: «Non fermarsi alla situazione seppur grave e complicata; non fermarsi al problema perché le situazioni possono cambiare e addirittura ribaltarsi. Già una donna che rimane incinta entra in fase di estrema fragilità emotiva, se non trova qualcuno che le dice qualcosa di diverso… Perché la scelta di abortire è una ferita che ti porti per sempre e, se non fai un percorso di rielaborazione del lutto e anche un cammino spirituale, di perdono del Padre e del tuo bambino che è vivo perché è in cielo, ti rovina la vita».