Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi: storia di una vita ordinaria vissuta in modo straordinario di Raffaella Cianfrocca

13 Maggio 2021: inaugurazione dell’epigrafe commemorativa in Santa Maria Maggiore in Roma

 

Potrebbe sembrare solo una storia d’altri tempi e archiviata come tale, quella di Luigi e Maria, due ragazzi innamorati come tanti (18 anni lei, 22 lui) che nel Novembre del 1905 si sposano in una cappella all’interno della grande Basilica romana di Santa Maria Maggiore. Testimoni narrano che lei portasse sul capo un lungo velo di pizzo ricamato dalla nonna e possiamo immaginare il suo sguardo emozionato mentre entra al braccio di suo padre nella piccola cappella di Santa Caterina d’Alessandria nell’andare incontro al suo sposo e ad un futuro che nessuno dei due poteva figurarsi.

In quel periodo l’Italia e l’Europa stavano vivendo una fase di grandi fermenti di rinnovamento sociale e culturale: niente di ciò che era sembrato valido fino a quel momento pareva più essere giusto nella cultura, nell’arte, nella politica e nella società intera. II Futurismo con le sue idee rivoluzionarie profetizzava il mito della macchina; Sigmund Freud con gli studi sulla psicanalisi cambiava per sempre le vecchie concezioni psichiatriche influenzando le più svariate discipline e in Italia Giovanni Giolitti capo del governo in quegli anni era fautore di uno stato laico e liberale, indipendente dai condizionamenti esterni (come quello della Chiesa).

Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi in quel lontano 25 novembre, compiendo un gesto che potremmo invece dire ‘ordinario’ come quello di sposarsi, si avviavano ad una esistenza davvero straordinaria: sono infatti la prima coppia cristiana nella storia della Chiesa ad essere elevata da S. Giovanni Paolo II, il 2 ottobre 2001 ventesimo anniversario della Familiaris Consortio, agli onori degli altari. Luigi e Maria sono due persone dal carattere forte, di grande cultura e di profonda fede. Tra le gioie e le preoccupazioni di una famiglia normalissima, hanno realizzato nelle trame della loro quotidianità un’esistenza straordinariamente ricca di umanità, di spiritualità e soprattutto di amore nei confronti della vita. Non c’è stato giorno in cui con generosità senza limite, senza spostarsi da Roma nella loro casa di via Agostino Depretis al numero 86, non abbiano compiuto gesti per promuovere e servire il dono della vita. Volontari dell’Unitalsi, barelliere lui e infermiera lei, accompagnano i malati a Lourdes e Loreto. Divengono terziari francescani. Durante i due conflitti mondiali si prodigano a  curare e assistere soldati e civili feriti; salvano oltre 150 vite dalla persecuzione nazista. Assistono i terremotati. Sono impegnati nell’Azione Cattolica, nel sostegno all’Università Cattolica. Forse per primi inaugurano i corsi per fidanzati in tempi in cui l’esigenza della preparazione al matrimonio non era minimamente avvertita; per citare solo alcune delle attività di cui si sono occupati. Durante l’epidemia della Spagnola accolgono in casa tre bambini rimasti orfani e se ne prendono cura pur essendo già genitori di quattro ragazzi. Tra il 1906 e 1914 nascono infatti i quattro figli che respirando così profondamente il clima di una fede genuina e serena (allenati a valutare qualsiasi cosa “dal tetto in su“ come amavano dire) abbracciano tutti la via religiosa. Non sempre tutto questo è stato semplice: in particolare l’ultima gravidanza, quella di Enrichetta si presentò particolarmente difficile, il ginecologo infatti, al quarto mese di gravidanza, consigliò ai genitori di abortire poiché per le conoscenze mediche dell’epoca, al momento del parto non sarebbero sopravvissuti né la madre né il nascituro. Entrambi opposero un categorico “No!”.

La piccola venne alla luce sana e salva e oggi dopo avere dedicato l’intera vita a Dio per la Serva di Dio Enrichetta Beltrame Quattrocchi è in corso il processo di beatificazione e Canonizzazione.

Lo scorso 13 maggio proprio nella cappella nella quale sono avvenute le nozze di Luigi e Maria, la stessa nella quale ogni giorno si sarebbero recati a Messa, è stata inaugurata una epigrafe come segno tangibile della memoria storica e spirituale di una coppia che è riuscita ad essere occasione della piena realizzazione dell’identità ciascuno dell’altro, beati non ‘malgrado’ il matrimonio, ma proprio in virtù di esso. Era presente anche Padre Massimiliano Noviello, postulatore delle Cause dei Santi che ha definito l’epigrafe “una segnaletica per indicare a tutti che la famiglia è bella, è possibile, è necessaria”.

La memoria sempre presente dei Beati coniugi Beltrame Quattrocchi nel cuore dei fedeli è stata testimoniata dalla presenza non solo dei familiari della coppia ma anche di numerose associazioni come la Croce Rossa, l’Azione Cattolica, Il Movimento per la Vita Italiano nella persona della Presidente Marina Casini Bandini. Grande felicità ha suscitato la notizia da parte di Padre Noviello del prossimo trasferimento delle spoglie mortali della Serva di Dio Enrichetta Beltrame Quattrocchi presso la Basilica di Santa Prassede proprio nel quartiere dove aveva sempre vissuto e dove coloro che le sono devoti potranno farle visita.

 

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