Madonna dei bimbi non nati di Mario Sansalone

Il 20 novembre si è celebrato il 31° anniversario della Convenzione ONU dei diritti dei bambini. Oltre ai 10 principali diritti ricordati c’è ne è un altro prima ben più importante, spesso dimenticato, quello di nascere! Serena Moroni Frontini, nota e sensibile pittrice bustocca che i nostri lettori conoscono per le vetrate di Gianna Beretta Molla nella Cappella dell’Ospedale sponsorizzate dal CAV di Busto Arsizio, il 13 novembre ci ha lasciato questo commento alla sua opera. Lo proponiamo ai nostri lettori perché Serena Moroni ha vissuto e trasportato nel dipinto tanti temi cari al MpV

 

Questo quadro nasce dai sentimenti opposti di gioia per la nascita del mio primo figlio e di dolore per la legge 194 e la feroce campagna contro la sua abrogazione che precedette il referendum del 1981. Diventare mamma e aprirsi alla maternità mi rendeva concretamente cosciente del male che l’aborto procurava non solo per la morte del piccolo ma per la madre.

Quando ci si rende conto dello stare per diventare madre si comincia a calcolare cosa succederà, prima della nascita ma anche dopo. L’interruzione della gravidanza non può interrompere questi calcoli, la donna se li produrrà sempre dentro di sé. Adesso avrebbe sei anni, andrebbe a scuola. Ora sarebbe forse laureata e mi porterebbe il ragazzo in casa.

Probabilmente ora sarei nonna. O anche laddove ci fossero stati dei problemi che le nuove scoperte avrebbero risolto.

Persino all’interno del Liceo Artistico dove insegnavo, la tensione era altissima e gran parte dei colleghi faceva il lavaggio del cervello nelle classi, mettendo in ridicolo i pochi coraggiosi allievi che osavano intervenire a favore della vita nascente e si cercava di zittire chi voleva che fossero evidenziati tutti gli aspetti della questione.

Tutto il dolore che questo mi causava, si è espresso in questo quadro con cui ho voluto dare voce al bambino al quale era impedito di nascere. Rappresentare tutte le fasi dello sviluppo della creatura umana dal concepimento alla nascita. Il bambino non nato ritrovava la sua vita nel grembo della Madre per eccellenza, la madre che ha rischiato la lapidazione per un figlio che non aveva cercato ma che tuttavia ha accolto con tutti i rischi che per questo ha dovuto correre, da Giuseppe, che l’avrebbe mandata in segreto, ma non l’avrebbe presa con sé senza l’intervento dell’Angelo, alla nascita in un ambiente provvisorio, alla fuga in Egitto e avanti di questo passo fino alla morte innocente del figlio.

Volevo rappresentare che nulla può andare perduto quando si fa iniziare una vita, se la madre lo rifiuta, una Madre, la migliore di tutte le madri non lo abbandonerà, lo farà rinascere dentro di sé. Un movimento a spirale che continua nel grande manto azzurro avvolge la figura del bambino che pare formarvisi ed e come se sorgesse dal grembo di Maria.

Maria ha gli occhi chiusi addolorata per il male che sta per inquinare il cuore di tante donne, ma in lei il bambino torna alla vita ed apre gli occhi. È diafano e sembra nell’attimo aprirsi alla vita e i suoi occhi chiari parlano di Cielo.

Ho espresso in questo quadro come una preghiera, la preghiera che la vita rifiutata non fosse perduta ma si potesse ritrovare in un angolo del Paradiso, nelle dolci braccia della nostra Madre comune. Quel figlio che mi aveva fatto scoprire la forza della vita, l’ho perso dopo 37 anni nel 2016 per un tumore al cervello. L’avevo chiamato Misael, che vuol dire “chi è Dio” Maria e Donato

perché riconoscevo che non era mio, era un dono prezioso del Cielo. Ringrazio Dio che per il tempo che me l’ha dato e per il nipotino che mi ha lasciato da amare.

Don Eugenio Rossotti ha vissuto con me e altri al Liceo questa vicenda, ed è per questo che ho regalato a lui il quadro, perché facesse frutto. Era collocato dov’era il confessionale delle donne. I colori sono freddi azzurro, rosa, carminio, corrispondono al sentimento di purificazione e redenzione che ha ispirato l’opera.

 

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