“Mai giudizi, ma soltanto carità” di Massimiliano Spiriticchio

A Pescara la Messa in suffragio dei bambini non nati. Rilanciati il dialogo sulla base dei diritti del concepito e la necessità di essere più attenti ai bisogni degli altri perché “l’amore è fecondità e non si attua solo dando la vita ad un bambino, ma anche nel dare la propria vita per gli altri”.

 

“Dobbiamo essere più attenti ai bisogni degli altri. Non giudizi, ma soltanto carità!” Sono queste le parole pronunciate da don Vincenzo Amadio, parroco di San Pietro Apostolo, a Pescara, nella Messa in suffragio dei bambini non nati celebrata lunedì 14 maggio, a 40 anni dalla legge sull’aborto. In tanti si sono uniti ai volontari per la Vita abruzzesi nella richiesta rivolta a Dio dalla Presidente di FederVita Abruzzo Patrizia Ciaburro: “Farci incontrare ogni giorno persone che possano essere aiutate a non portarsi dentro un dolore per tutta la vita. La nascita di un bambino, magari, viene accolta con difficoltà, perché costa sacrificio e impegno nel breve periodo, ma il dolore del rifiuto della vita dura per sempre”.

Proprio quanti si portano nel cuore un grande dolore sono stati al centro dell’omelia di don Vincenzo: “La Chiesa, all’inizio di ogni celebrazione – ha affermato – ci chiede un atto di pentimento. In questo atto, mettiamo tutti coloro che, in qualche modo, si trovano nella necessità di avere misericordia, noi per primi ovviamente. Perché il Signore, ogni volta che qualcuno si rivolge a Lui con richiesta di perdono, subito lo perdona in quanto Egli manifesta la sua onnipotenza soprattutto nella grazia del perdono. Le tragedie che si consumano nel cuore di una donna sono inimmaginabili” ha fatto notare don Vincenzo confidando ai presenti che il sacerdote raccoglie le loro confidenze e sa bene cosa una donna porta nel cuore per tutta la vita. “E allora – ha sottolineato – bisogna essere accanto alle persone che soffrono. Questa è la carità che dobbiamo esprimere. Mai giudizi, ma carità, ed essere accanto poiché il Signore ci sceglie per portare la parola che sostiene, che conforta, la parola che diventa poi anche operativa, perché non basta vivere, bisogna anche fare qualcosa per gli altri”. Raccontando il caso di una signora che ha una figlia all’università e si è offerta di aiutarne un’altra che non può più mantenere negli studi accademici la sua, il sacerdote ha ricordato: “Questa è la carità operosa, farsi carico delle vicende, delle necessità degli altri perché noi siamo gli amici di Dio. L’unica cosa che il Signore ci chiede è l’amore, che è fecondità e non si attua solo dando la vita ad un bambino, ma anche nel dare la propria vita per gli altri”. Per don “la vita è un dono che il Signore ci fa e che bisogna restituire, facendoci promotori della vita, rendendoci conto che è il più grande dono che ci è stato dato e che dobbiamo poter dare anche agli altri. Da qui – ha aggiunto il sacerdote – discende la nostra compassionevole presenza accanto alle persone, chiunque siano. Non pensiamo – ha concluso – solo all’aborto, ma anche alle tante necessità che ci sono e si individuano sempre nell’incontro con le persone. Dobbiamo essere più attenti ai bisogni degli altri. Non giudizi, ma soltanto carità”.

Seguita dalla stampa locale e dalla testata giornalistica online Vortici.it, che ha pubblicato anche gli audio dei vari interventi, la celebrazione è stata occasione di testimonianza anche per Patrizio De Caris, del Centro di Aiuto alla Vita di Pescara, e Maria Gina Fratalocchi, Presidente del Movimento per la Vita di Pescara: “Alcune statistiche – ha spiegato De Caris, docente di biologia in una scuola superiore di Pescara – danno l’aborto chirurgico in costante diminuzione, nonostante siano stati oltre 6 milioni i bambini abortiti in 40 anni, ma gli aborti non sono diminuiti. Infatti, secondo una relazione ministeriale del 2016, sono state vendute 404 mila confezioni di pillole del giorno dopo e dei cinque giorni dopo. È questa la nuova frontiera dell’aborto chimico, che ha prodotto una nuova clandestinità e ha totalmente privatizzato l’aborto, cosicché la protezione della vita nascente è oggi affidata prevalentemente alla coscienza individuale”.

Tutto questo però non scoraggia i volontari per la Vita, che anche in Abruzzo ogni anno salvano tantissimi bambini e madri. Perciò Maria Gina Fratalocchi ricorda il pensiero di Madre Teresa di Calcutta, Presidente onorario del Movimento per la Vita, secondo cui “essere al servizio della povertà del concepito – l’uomo più debole e indifeso – rafforza e potenzia la lotta contro le altre povertà”. Per questo la Presidente del Movimento per la Vita di Pescara ha affermato: “Pensiamo che riconoscere la prima umanità del concepito sia la prima pietra di un nuovo umanesimo da cui tutti, specialmente le persone più fragili, trovare benefici”. Da lei è arrivato un invito al dialogo: “Anche – precisa Fratalocchi – con gli esponenti più radicali della cultura anti-life, meno che con quelli che ritengono il concepito essere un oggetto e non un essere umano. Siamo convinti, però, che affermare la dignità umana del concepito non sia un muro di divisione, ma un ponte di dialogo. Infatti, il riconoscimento del concepito come uno di noi è coerente con la modernità, cioè con le scoperte scientifiche e con la cultura dei diritti umani”.

 

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