Movimento per la Vita: una storia che viene da lontano

Il quarantesimo anniversario della legge che ha legalizzato l’aborto in Italia, la legge n. 194 del 22 maggio 1978, non deve passare sotto silenzio.

Il pensiero va ad un passaggio della preghiera di Giovanni Paolo II a Maria, aurora del mondo nuovo, al termine dell’Enciclica “Evangelium Vitae”: “dona loro la grazia di accoglierlo come dono sempre nuovo, la gioia di celebrarlo [il “Vangelo della vita”] con gratitudine in tutta la loro esistenza”.

La parola “dono” fa pensare ad una vocazione vera e propria; la parola “gioia” è un invito a liberare il servizio alla vita dalla tristezza, dallo sconforto, da atteggiamenti di rancore e fa invece immaginare una presenza affascinante e coinvolgente.

Ricorderò, dunque, soltanto i momenti e le ragioni di gioia. In primo luogo vanno ricordate numerose splendide amicizie di donne e uomini, giovani e adulti di cui sono state evidenti la generosità, l’entusiasmo, la semplicità, la fedeltà. Si tratta, per lo più, di gente semplice, umile, che non ha mai chiesto nulla per sé. Persone tenaci, che non si sono mai scoraggiate, che hanno fatto molto bene intorno a sé nel silenzio, senza pretendere onori o riconoscimenti. Si tratta di un’amicizia di tipo famigliare, fiorita spontaneamente, costitutiva del Movimento per la vita.

Alla domanda “chi ha fondato il Movimento per la vita?” la risposta più giusta è che è stato il valore della vita nascente che ha risvegliato nel cuore di molti il desiderio di fare qualcosa. Sono nate così iniziative di vario genere senza un programma preventivo organico. La struttura è venuta dopo. Di fronte alle emergenze del momento (nascituri distrutti; preparazione della legge permissiva; un referendum da affrontare) la linea è stata: “prima fare e poi parlare”.

L’amicizia è stata il primo solido collante, che si è esteso ben oltre i confini del Movimento. Si trattava (e si tratta) di risvegliare la sensibilità di molti. L’immagine appropriata è quella del lievito che fermenta e muove la massa. Perciò, specialmente nella fase iniziale, a livello nazionale si sono stabiliti contatti con tutte le altre associazioni e movimenti già strutturati, sensibili alle problematiche della vita nascente. L’esigenza dell’unità non solo ideale, ma anche operativa, fu la guida.

La fioritura dei gruppi locali fu lasciata allo spontaneismo, che è stato una ricchezza. Sono incalcolabili le iniziative locali messe a disposizione del servizio alla vita dalla fantasia di molti. Gli atti giuridici e gli statuti sono arrivati dopo, ma hanno conservato una traccia dello spontaneismo e del valore delle autonomie locali. Il Movimento, infatti, è una federazione di associazioni locali, non un gruppo di tesserati.

L’idea di una pervasività oltre i confini di gruppi direttamente impegnati è stata espressa con una definizione del CAV: il CAV deve essere “l’espressione di una intera comunità che accoglie”.

Questa amicizia ha coinvolto autentici Santi e personalità di primo piano nel mondo. Penso a San Giovanni Paolo II, gigante della vita; a Santa Madre Teresa di Calcutta, la Santa dei poveri, premio Nobel per la pace, ma anche a Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, a don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e liberazione, a Don Oreste Benzi, fondatore della “Associazione Papa Giovanni XXIII”, a Don Zeno Saltini, fondatore di Nomadelfia, a Giorgio La Pira, sindaco “santo” di Firenze; al professor Jerome Lejeune, grande scienziato francese.

Santa Madre Teresa di Calcutta era stata già insieme a noi il 22 maggio 1979 nel cortile del Palazzo Sforzesco di Milano per proclamare il diritto alla vita nel primo anniversario della Legge 194. Insieme a don Helder Camara, vescovo di Recife, noto per il suo coraggio per difendere i poveri, venuto appositamente dal Brasile, Madre Teresa chiuse nello stadio di Bergamo il 19 ottobre 1980 la campagna di raccolta firme per il referendum. Il tema fu “progetto uomo: difendere la vita, combattere la fame”. Venne poi il referendum e Madre Teresa non esitò ad accompagnarci in molte pubbliche manifestazioni: a Palermo, a Napoli, a Roma, a Bari, a Firenze e altrove. Non è cosa di poco conto avere avuto l’amicizia e il contributo della Santa dei poveri nel momento del più grande impegno pubblico, che, nonostante l’esito, fu il crogiolo che preparò la maturità del Movimento per la vita e moltiplicò i Centri di aiuto alla vita.

Non meno significativa fu l’amicizia operosa di un altro grandissimo Santo, Giovanni Paolo II, che si spese insieme a noi, come lui stesso ebbe a dire, in modo commovente, ai cardinali di Curia il 22 dicembre 1981. Il referendum si era svolto il 17 maggio precedente e 4 giorni prima il Papa era stato colpito in Piazza San Pietro dalla pistola di Ali Agca. L’esito del referendum addolorò certamente il Santo Padre, che, nel discorso del 22 dicembre successivo, così disse: “migliaia e migliaia di vittime innocenti sono sacrificate nel seno della madre! Si sta purtroppo oscurando il senso della vita e di conseguenza il rispetto dell’uomo! Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. E l’avvenire ne riserverà di peggiori se non si pone rimedio. La Chiesa reagisce esponendosi e pagando di persona. Così ho fatto io, così mi sono esposto io nella scorsa primavera. E nei giorni della mia lunga sofferenza ho pensato molto al significato misterioso, al segno arcano che mi veniva dato come dal cielo nella prova che ha messo a repentaglio la mia vita, quasi un tributo di espiazione per questo rifiuto occulto o palese della vita umana”.

La gioia diviene un sentimento fisicamente sperimentabile quando tra le carte di casa si ritrova la fotografia con il volto di qualche splendido bambino aiutato a nascere.

Quanti bambini sono stati aiutati a nascere in 40 anni dal Movimento per la vita e dai centri collegati?

L’ultimo rapporto “Vita CAV”, pubblicato nell’aprile 2017, riferisce che, a partire dal 1997 e fino al termine del 2016, sono nati 151.749 bambini. Il rapporto, perciò, formula l’ipotesi prudenziale che i bambini nati a partire dal 1975 (costituzione del primo CAV in Italia) siano stati almeno 190.000.

E’ certo che in molti casi solo la presenza del CAV ha determinato la prosecuzione della gravidanza, ben si intende attraverso il risveglio del coraggio femminile, che, peraltro, senza il CAV non ci sarebbe stato. Sta di fatto che quasi tutti i CAV mostrano lettere di ringraziamento di madri che, magari in occasione di un compleanno del figlio, ringraziano il CAV e scrivono “se non ci foste stati voi egli non ci sarebbe”.

Non tutti i CAV hanno le stesse dimensioni e la loro capacità di servizio alla vita può essere più o meno grande. Tuttavia è certo che anche il più piccolo e disorganizzato CAV nel corso di 40 anni ha salvato almeno un bambino con la gioia della madre. Sta scritto nel Talmud: “chi salva una vita salva il mondo intero”. Questo significa che nessun CAV, per quanto piccolo, può essere considerato inutile o, addirittura, da sopprimere. Al contrario, va potenziato.

Contrariamente a quanto comunemente si pensa, i giovani si lasciano facilmente entusiasmare dal tema della vita, che talora diviene criterio di valutazione, di giudizio, di orientamento complessivo di tutta la loro vita. Fin dal suo inizio, il Movimento per la vita italiano ha avuto l’appoggio essenziale dei giovani. E i giovani amano la festa. È singolare che dopo la sconfitta (numerica…) del referendum del 1981 immediatamente fiorirono in tutta Italia le “feste della vita” animate dai giovani che pochi mesi o giorni prima si erano impegnati per il “Si alla vita”. Ogni anno, a partire dal 1987 (dopo una primissima esperienza nel 1986 con i giovani della Toscana) una esplosione di gioia giovanile è stata la conclusione premio di un concorso riservato agli studenti delle scuole medie superiori e delle università avvenuta a Strasburgo nella sede del Parlamento Europeo dove sono convenuti ogni anno non meno di 200 ragazzi selezionati tra circa 30000 concorrenti ai quali si è chiesto di mettere in relazione il valore della vita nascente e dell’Unione Europea con i grandi valori della modernità, volta a volta i diritti umani, l’uguaglianza, la libertà, la condizione femminile, la pace, la famiglia, la democrazia, il progresso scientifico.

Altre ragioni di gioia sono state il coinvolgimento dei giovani  e un vasto consenso popolare sperimentato per sei volte con la sottoscrizione di iniziative popolari di vario genere, l’ultima dei quali è quella denominata “Uno di noi”. Ma in questo momento, guardando al nostro futuro, conforta molto di più ciò che San Giovanni Paolo II ci disse al Convegno internazionale dei movimenti per la vita il 1 marzo 1986: “sono convinto che la grande influenza dei Movimenti per la vita nel mondo e l’enorme importanza del loro contributo all’umanità saranno adeguatamente capiti solo quando la storia di questa generazione sarà scritta”.

Carlo Casini, presidente onorario del Movimento per la Vita

Per leggere il discorso in versione integrale su www.vitanews.org

 

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