Nascita Cav di Firenze. Intervista ai fondatori Intervista a cura di Marco Alimenti

Caro Professore,

Le invio le domande sulla nascita del CAV di Firenze. Sono tante e sono le stesse a cui hanno risposto gli altri fondatori intervistati.

Se le fosse possibile mi farebbe piacere se rispondesse intanto per iscritto e poi successivamente ci organizziamo per fare anche l’intervista video. Un abbraccio,

Marco

 

  1. Qual era la sfida principale legata alla salvaguardia della vita umana negli anni ’70?

Sintetizzando molto vi erano almeno due sfide: una di carattere circoscritto e limitata a frange estremiste: le “brigate rosse” con i loro efferati delitti, ricordo in particolare gli omicidi “eccellenti” (il commissario Calabresi -1972; il giudice Occorsio – 1976; il giornalista Casaleggio – 1977; l’operaio Guido Rossa – 1977) e soprattutto il rapimento, con l’eccidio della scorta e poi l’omicidio di Aldo Moro (16 marzo – 9 maggio 1978). Furono gli “anni di piombo”. L’altra, di carattere molto più diffuso e legata ai movimenti femministi e in gran parte ispirata e alimentata dal partito Radicale, riguardante la liberalizzazione dell’aborto volontario.

  1. Qual era il clima culturale con il quale dovevate confrontarvi?

Era terminato il lungo periodo della ricostruzione dopo la tragedia della guerra e, superata la fase delle “rivolte studentesche del ’68”, si era all’inizio del “miracolo economico” con la corsa al benessere come fine prioritario della società. Un clima culturale, tuttora dominante, definito dal Papa Benedetto XVI come “permissivismo utilitarista” alimentato da diffuse rivendicazioni di diritti, spesso discutibili, e da scarsa sensibilità verso i doveri. Una società essenzialmente individualista, con scarsa propensione alla solidarietà e alla sensibilità verso le condizioni marginali, assuefatta, come direbbe il Santo Papa Giovanni Paolo II, ad una “cultura di morte”. Naturalmente si tratta di estreme semplificazioni. Una analisi minimamente più completa richiederebbe molto tempo e spazio!

  1. Il contrasto era dovuto a posizioni confessionali diverse o a una diversa concezione della vita?

A mio parere non si trattava di appartenenza confessionale. Tanto è vero che, almeno nella nostra esperienza fiorentina, ma non solo, si schierarono apertamente in difesa della vita nascente anche esponenti di rilievo di altre confessioni religiose (ricordo ad esempio il Rabbino capo di Firenze, il Pope della Chiesa Russa e anche persone dichiaratamente agnostiche). Si trattava invece (e si tratta) di indifferenza verso la vita…degli altri, di ignoranza o di superficialità nella conoscenza e nella valutazione dell’inizio della vita umana, di prevalente valore attribuito a chi è già nato rispetto al concepito e, verso quest’ultimo, si negava (e si nega) almeno nel primo trimestre di gestazione, anche il diritto alla vita. Il valore della vita non come dignità intrinseca di ogni vivente. ma come capacità di soddisfare ambizioni e desideri personali anche se a scapito di altri. In fondo fine a se stessa, nell’ambito di un dilagante “materialismo pratico” assai più pericoloso rispetto a quello “teorico”.

  1. Com’è stato possibile dialogare con cristiani lontani da posizioni etiche?

Con battezzati e credenti non è stato difficile anche perchè la Chiesa non ha mai avuto reticenze. Lo stesso Concilio Vaticano II ha definito l’aborto volontario come “abominevole delitto”. Con i “cristiani” così definiti soltanto perchè battezzati il dialogo si è basato sulla incontrovertibile verità scientifica riguardo all’origine della vita umana e sulla indiscutibile continuità personale fra l’inizio dell’esistenza e la morte naturale. Tutte le altre valutazioni di ordine giuridico, sociale, filosofico sono opinabili e se ne può discutere quanto si vuole, ma non inficiano il principio di continuità biologica ed esistenziale. Devo ammettere, tuttavia, che dopo l’entrata in vigore della legge 194 sulla interruzione volontaria della gravidanza, anche fra i credenti praticanti si e andata diffondendo, purtroppo, la convinzione che l’aborto non sia un male.

Se mi è consentito vorrei citare, al proposito, un piccolo episodio. Una mia paziente, già madre di un figlio maggiorenne e di una giovane di 17 anni, si presentò per chiedere se una nuova gravidanza iniziata da meno di un mese poteva aggravare la sua malattia. Le risposi di no, poteva stare tranquilla. Aggiunse che il marito (operaio con un modesto stipendio) non vedeva bene l’arrivo di un nuovo figlio quando i primi due erano ormai grandi. A quel punto mi disse che anche lei era incerta perchè (testuali parole) “qualche giorno fa diverse amiche della parrocchia uscendo dalla Messa domenicale, mi hanno detto di sbrigarmi a decidere prima che passassero tre mesi aggiungendo: ora si può fare”. Le spiegai che era vero: la legge lo consentiva e si poteva fare gratuitamente, ma quella che stava crescendo in lei era, se pur molto piccola, una nuova vita, un dono del Signore. Dopo circa un anno mi chiese un appuntamento. Comparve con un bel bambino in braccio e mi disse: “sto bene e non ho bisogno di una visita, però volevo farle conoscere il mio piccolino: ha ridato gioia a tutta la nostra famiglia. Il mio figlio maggiore, che stava facendo il militare di leva, ha chiesto una licenza per venire al battesimo!”.

  1. Considerate le difficoltà di mezzi logistici e le differenti storie personali di ognuno di voi, quanto è stato difficile trovare unità operativa e mettervi d’accordo?

Per fortuna non sono stati anni di pandemia con chiusure in casa (Lockdown direbbero gli inglesi). Specialmente dall’inizio del 1975 le riunioni, per chi si stava schierando a favore della vita umana, furono molto frequenti. Già dai primi di marzo di quell’anno, dopo la scoperta della “clinica degli aborti” ad opera di Carlo Casini, allora sostituto procuratore della Repubblica, e la nascita del Centro di Aiuto alla Vita (CAV) di Firenze (il primo in Italia), si susseguirono assemblee, riunioni operative, discussioni su aspetti organizzativi, interventi in molte comunità parrocchiali e incontri con associazioni cattoliche e così via. Quasi sempre il tempo era quello del dopo cena. Direi che le differenti posizioni si superavano facilmente con il dialogo e riguardavano essenzialmente aspetti operativi ma non concettuali, Tutti eravamo concordi sull’essenziale: proclamare la dignità della vita umana in ogni sua fase e promuoverne i diritti solennemente dichiarati dalle grandi organizzazioni mondiali.

Si andò strutturando il Cav (sede, modalità operative, gruppo di volontarie e volontari, statuto ecc.). Primo Presidente fu il Prof. Enrico Ogier primario di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Careggi. Circa un anno dopo si formò anche il Movimento per la Vita (Mpv) Fiorentino con l’adesione di molti esponenti del mondo cattolico e non solo. Direi che la presenza di Carlo Casini come primo Presidente del Mpv di Firenze, con la sua autorevolezza e dedizione, ha contribuito moltissimo a far crescere non solo la coesione ma anche l’operatività. Nelle riunioni, sia al Cav che al Mpv si discuteva molto, vi erano opinioni anche divergenti, ma alla fine si trovavano conclusioni di sintesi e non divisioni. Regnava sempre grande amicizia e, anche nei momenti difficili, tanta serenità. (ti assicuro che non è solo “laudatio temporibus actis!).

  1. Perché ha deciso di impegnarsi? È stato supportato dalla Sua famiglia?

Da quando ho iniziato a sentire le rivendicazioni femministe sul diritto di proprietà dell’utero e della sua gestione, le dichiarazioni mendaci sull’embrione (un semplice grumo di cellule) dalle quali discendeva la richiesta di abrogazione degli articoli del codice Rocco (dichiarati ad arte come di ispirazione “fascista” mentre erano in realtà letteralmente copiati dal codice penale Zanardelli del 1889!) relativi al procurato aborto, ho iniziato a pensare che quelle forzature andavano contrastate. Questa convinzione si è andata rafforzando soprattutto quando tutta la stampa (quotidiani, settimanali, riviste di vario genere, con poche lodevoli eccezioni) ed anche emittenti locali hanno iniziato a bombardare l’opinione pubblica con false informazioni sul numero degli aborti clandestini senza citare le fonti ( si parlava di centinaia di migliaia e addirittura di milioni per anno) e si riferivano cifre esorbitanti sulla mortalità per procurato aborto. Informazioni chiaramente false se confrontate con le statistiche certe relative a tutte le cause di morte per anno nel gruppo di donne in età fertile in Italia. Le iniziative pro aborto, comprese quelle referendarie, promosse dal partito radicale e non solo, venivano sistematicamente enfatizzate, mentre venivano quasi ignorate le prese di posizione contrarie. Occorreva dunque far sentire la voce di chi era in difesa della verità sulla vita e per avere forza le iniziative andavano coordinate. Mi parve dunque doveroso impegnarmi attivamente nel Movimento che si stava organizzando a livello nazionale: quello per la Vita e nel CAV. Per rispondere alla seconda domanda debbo dire che ho sempre avuto un grande sostegno da mia moglie Marisa, anche lei medico, che si è assunta anche molti compiti ai quali io avrei dovuto adempiere. Naturalmente anche i figli hanno contribuito. Una sera, mentre stavo uscendo per una delle tante riunioni, Stefano, il più piccolo, mi disse in tono scherzoso e di bonaria provocazione: “bravo, te ne vai a parlare della famiglia, ma intanto quella tua?”

  1. Quanto la sua professione di medico ha contribuito ad avere cari i temi della promozione della vita umana e in che modo è stato di servizio al Mpv?

Il medico ha il dovere primario di tutelare, per quanto possibile, la salute dei pazienti sia attraverso la prevenzione (obbiettivo primario) sia con le cure quando è necessario. Questo significa, ovviamente, tutelare la vita di ogni persona e riconoscerne la dignità indipendentemente da qualunque altra condizione: sociale, economica, di razza, e di fase dell’arco vitale: dal concepimento fino agli stadi terminali. Per ogni medico è, o dovrebbe essere, così. D’altro canto tutti i dati scientifici ci dicono che in poche ore dopo la fecondazione, quando ancora non si è verificata neppure la prima divisione cellulare, vengono selezionati in modo pressoché definitivo tutti i geni (fra le coppie di origine paterna o materna) che verranno utilizzati, salvo marginali mutazioni, per tutte le funzioni biologiche che renderanno possibile la vita di quella persona. È vero che ci saranno molte altre interferenze legate all’ambiente esterno, all’educazione, ai rapporti interpersonali e così via, ma l’identità biologica non cambierà mai in modo sostanziale. Un esempio, facilmente comprensibile, è l’immutabilità del gruppo o sottogruppo sanguigno di appartenenza che non cambia mai nello stesso soggetto. Per questo sono convinto che interrompere volutamente una gravidanza, se pure in fase iniziale, equivale a ripudiare il valore essenziale della propria professione. Per questi motivi ed anche nella convinzione che ogni vita umana è un dono di Dio per l’umanità intera, non ho mai avuto alcuna incertezza circa la mia adesione al Mpv.

A parte la presenza fin dall’inizio come membro del direttivo del Movimento fiorentino, poi come presidente, e attualmente come presidente del Cav, voglio solo ricordare la mia testimonianza in pubblico, non soltanto in occasione del Referendum del 1981 (mi ero già impegnato molto per il referendum contro il divorzio del 1974) e in tutte le iniziative che lo hanno preceduto (v. la famosa PLIP*) e in quelle che lo hanno seguito, soprattutto per far conoscere la verità sull’origine della vita.

Sono stato chiamato, come medico, da non so quante scuole pubbliche – allora si poteva – e paritarie e da quante parrocchie, circoli culturali, associazioni, per parlare della vita umana dal concepimento alla nascita, ma anche dell’educazione all’affettività per i giovani e della preparazione al matrimonio. Utilizzavo all’inizio, ancor prima che venisse promulgata la legge 194/78, una serie di diapositive edite dalla San Paolo. Poi il bellissimo video “La vita prima meraviglia” ideato e prodotto dalla carissima Lucia Barocchi. Quando venivo chiamato nelle scuole di primo grado (quinta elementare) o medie, ponevo una condizione: far precedere l’incontro con le classi da un incontro con i genitori ai quali presentavo l’incontro utilizzando lo stesso linguaggio e le stesse immagini che avrei utilizzato con gli alunni. Questo a motivo di rispetto del preminente ruolo educativo della famiglia ma anche, detto fra noi, per lanciare messaggi agli adulti, dichiarando comunque che a fronte di un diniego non avrei tenuto l’incontro con la classe. Devo dire che solo una volta una mamma disse, alla fine della presentazione: “ma lei, in questo modo, parla contro l’aborto”. Ovviamente non avevo neppur pronunciata questa parola né avevo accennato alla possibilità che una gravidanza venisse interrotta. Comunque risposi che, se si fosse ritenuto opportuno, l’incontro con la classe sarebbe stato sospeso. Dopo 2 o 3 giorni il direttore scolastico mi chiamò per dire che l’incontro con la classe era confermato!

* PLIP : Proposta di Legge di Iniziativa Popolare

  1. Secondo lei come si può migliorare la sinergia e tra i Cav e i Mpv?

In alcune realtà e non solo in Toscana le due attività sono riunite in un’unica Associazione, con un solo statuto e unicità degli organi di direzione. Questa tendenza era già stata auspicata in una Assemblea Nazionale che si tenne alcuni anni or sono a Chianciano. Una maggiore integrazione si può ottenere anche con un modello di rappresentanza reciproca negli organi di direzione. Ad esempio, nell’esperienza fiorentina, è attualmente presente nel consiglio direttivo del Mpv il presidente del Cav e, nella giunta esecutiva del Cav, è inclusa la presidente del Mpv, Questo determina una sostanziale sinergia. Comunque la partecipazione attiva alle iniziative reciproche (Giornate per la vita, mercatini vari, convegni locali o quello nazionale) costituiscono momenti di reciproca conoscenza e favoriscono la sinergia fra il “braccio socio-culturale” e quello di “testimonianza operativa” in difesa della vita umana.

  1. Quanto pensa che siano utili nel contesto attuale, le finalità educative del Mpv e l’apporto dei giovani nei Cav?

Direi che sono non soltanto “utili”, ma essenziali non tanto per il mantenimento delle finalità quanto per la capacità dei giovani di cogliere i mutamenti della società e quindi di individuare e proporre rinnovate e adeguate risposte per promuovere e difendere la vita umana e la sua dignità in ogni fase dell’esistenza. L’esperienza di volontariato nei Cav è un valore educativo aggiunto perché permette di toccare con mano le difficoltà di tante mamme nell’accettare una nuova gravidanza e come, nell’accompagnamento premuroso e non prevaricante da parte delle operatrici dei Cav, si possono superare ostacoli a prima vista insormontabili, tutelando la vita nascente. È anche occasione di scoprire il coraggio di molte mamme che a costo di sacrifici, talvolta assai grandi, accolgono comunque la vita. È, infine, la dimostrazione che le istituzioni pubbliche potrebbero e dovrebbero fare molto di più, anche a termini di legge, per salvaguardare la vita nascente ed anche per evitare le ben note conseguenze dell’aborto volontario sulla salute psichica della donna (la cosiddetta sindrome del post aborto, ben nota ma spesso sottaciuta).

  1. In che modo i giovani si possono formare ai temi della vita e al loro impegno nel Mpv?

In primo luogo con la conoscenza e l’aggiornamento costante sugli aspetti scientifici (biologici, medici, psicologici.. supportati da indagini serie e controllate) e di quelli di ordine giuridico, sociologico, psicologico…. In secondo luogo partecipando alle attività proposte dal Mpv con spirito critico e volontà innovativa

  1. Difronte all’attuale possibilità per i giovani di aderire a diversi movimenti prolife, cosa ci consiglia per dialogare fra di noi?

Innanzi tutto relazione: ascolto senza pregiudizi, poi condivisione: quali i valori comuni e infine sintesi: nelle differenze accettarsi e se possibile trovare nuovi equilibri e collaborazioni.

  1. Potrebbe darmi tre qualità indispensabili per un giovane che si impegna per la promozione della Vita?

Francamente non mi sento in grado di farlo! In tono molto sommesso oserei comunque dire: Umiltà, Convinzione e, per chi è credente, spirito di Preghiera.

 

Nascita Cav di Firenze. Intervista ai fondatori (.pdf)