«Nella vecchiaia porteranno ancora frutti» di Carlo Casini

In occasione della festa dei nonni, offriamo ai lettori di “Sì alla Vita web” una breve riflessione di Carlo Casini pubblicata sul mensile “La Speranza”, a. VIII, n. 5, maggio 1990.

 

Basta osservare un bambino che va a scuola accompagnato da un adulto per capire molte cose. Se un adulto è il babbo o la mamma, il piccolo è costretto a trotterellare; se invece è il nonno o la nonna, cammina con il suo passo. Non è soltanto una coincidenza: l’anziano ed il bambino hanno lo stesso passo perché hanno la stessa misura del tempo, quella vera. Gli altri hanno sempre fretta, sono continuamente in gara: per essi il tempo è denaro. Per il nipotino ed il nonno invece il tempo è lo spazio della vita, il dono da usare per dialogare. Ad un figlio che chiede una seconda volta il racconto della novella il babbo risponde: «Basta, te l’ho già narrata!». Ma il nonno pieno di gioia continuerà il racconto.

Vi è dunque una vicinanza tra la vita ancora quasi tutta da vivere e quella ormai vissuta nella maggior parte. In una società giusta entrambe dovrebbero essere messe al centro. Difatti la Dichiarazione universale dei diritti del fanciullo afferma che «gli Stati devono dare ai fanciulli il meglio di sé stessi» e in molte antiche società il nome “anziani” veniva attribuito a coloro che guidavano lo Stato o la città. Anzianità, infatti è sinonimo di esperienza, prudenza, saggezza. Il bambino è colui che ha la novità per correre l’avventura della vita; l’anziano colui che ha la ragione per guidare l’avventura.

In realtà nella nostra moderna società la condizione anziana costituisce una delle grandi sfide per la coscienza cristiana. Dove domina l’egoismo, il successo, la carriera, la produttività; insomma dove ciò che conta non è l’essere, ma l’ “avere” ed il “fare”, l’anziano diventa quasi un peso inutile. E difatti c’è chi, dopo aver programmato la nascita a qualsiasi costo, cerca di programmare anche la morte con l’eutanasia: Jacques Attali lo ha scritto in un suo libro: «nessun sistema economico è in grado di reggere di fronte al crescere continuo degli anziani ed al diminuire della popolazione produttiva. L’anziano ha per la società un costo crescente in termini di pensioni e sanità. Dunque occorre prevedere un limite alla vita».

Ho riassunto tra virgolette un pensiero che sembrerebbe incredibile anche a me se non lo avessi effettivamente letto.

Conosco bene i problemi della condizione anziana: solitudine, povertà, malattia. E poi il problema della casa ed il senso di inutilità. Ma è una sfida, e le sfide esistono per essere vinte. La principale risorsa resta la famiglia. Ma anche le strutture sociali devono dare risposte adeguate. Ed il volontariato deve fare la sua parte.

Nel novembre scorso Giovanni Paolo II nel rivolgere la sua parola conclusiva al simposio del Vescovi d’Europa ha lodato i Movimenti per la vita ed ha esortato i Pastori a valorizzarli, ma ha aggiunto che il servizio dei Movimenti, già grande, sarà tanto più significativo se essi sapranno unire al servizio alla vita nascente anche quello per le persone anziane. È una indicazione di straordinaria importanza. Con serietà, prima riflettendo e poi agendo, senza clamore ma con efficacia, intendiamo aprire anche questa nuova frontiera.

 

«Nella vecchiaia porteranno ancora frutti» (.pdf)