Non è vero che il Comitato di Bioetica è a favore del suicidio assistito Assuntina Morresi

La verità è che la pressione ideologica per introdurre la morte su richiesta nel nostro ordinamento è fortissima. Invece il parere del Cnb dice qualcosa di diverso.
Dopo aver illustrato un quadro generale della problematica e di alcuni degli aspetti più ricorrenti nella letteratura di settore, nel tema, le nostre riflessioni sono state raccolte in tre argomentazioni: la prima, sostenuta da 11 componenti nettamente contrari al suicidio assistito, fra cui la sottoscritta; la seconda, a cui hanno aderito in 13, favorevoli anche in condizioni più ampie di quelle individuate dalla Consulta, e la terza, formulata da 2 membri, che ritengono che la priorità sia assicurare a tutti concretamente le cure palliative prima di pensare a un eventuale intervento legislativo in merito, adesso.
Ci sono poi tre postille: di Francesco D’Agostino, che spiega il suo voto contrario al parere; la mia, critica verso la legge 219, sulle Disposizioni anticipate di trattamento e che tra l’altro spiega che per la sottoscritta suicidio assistito ed eutanasia non sono diverse moralmente; di Maurizio Mori, su alcuni aspetti dell’obiezione di coscienza.
Nel sito del Cnb si può leggere il documento completo, in tutte le sue articolazioni e sfumature. Va spiegato che i nostri pareri da diversi anni sono “descrittivi”, cioè illustrano le posizioni di tutti, includendo tendenzialmente tutti gli orientamenti espressi, e quindi tutti i componenti votano il parere complessivo, che contiene anche le proprie tesi. Si vota contro solo se non se ne condividono l’impostazione generale e soprattutto le conclusioni (come lo scorso anno è accaduto a me sulla triptorelina, il farmaco che blocca la pubertà usato per gli adolescenti con disforia di genere, contro il cui uso ho votato da sola). Curioso che la presentazione in maggioranze e minoranza provenga dagli stessi ambienti laici che per anni hanno sostenuto la validità di una impostazione “descrittiva”.
Il parere è stato elaborato come contributo del Cnb sul tema, vista la prossima scadenza del 24 settembre, quando, come è noto, la Corte costituzionale si riunirà in plenaria per pronunciarsi sulla possibile depenalizzazione dell’aiuto al suicidio: se il Parlamento non interverrà, i giudici non potranno che confermare quanto già messo nero su bianco nella ordinanza dello scorso ottobre, e cioè che in alcune condizioni l’aiuto al suicidio non può più essere considerato reato in Italia. Ma finora il Parlamento non sembra dare segni di vita, a parte alcuni singoli politici volenterosi: ad esempio ricordo Pagano e il suo disegno di legge alla Camera, le proposte di Quagliariello e Gasparri al Senato, e le importanti dichiarazioni del sottosegretario Giorgetti, che ha espresso la sua posizione a riguardo in due incontri, organizzati nelle scorse settimane da 32 organizzazioni cattoliche e da diversi ex parlamentari da sempre impegnati su questi fronti. Giorgetti si è detto consapevole dell’importanza di un intervento del Parlamento, vista la posta in gioco, ma non ha nascosto le pesanti difficoltà per metterlo in atto, soprattutto per il pochissimo tempo a disposizione.
Mesi di tempo sono passati infatti, con la politica e l’opinione pubblica completamente assorbiti dalla lunghissima campagna elettorale, nel corso della quale espressioni come “eutanasia” o “suicidio assistito” non sono state mai pronunciate.
E adesso di tempo ce ne è sempre di meno, considerando che in mezzo ci sono pure le ferie di agosto.
L’intervento della Consulta appare quindi sempre più probabile: se così avverrà, qualsiasi composizione parlamentare, presente e futura, non potrà più prescindere da questa pronuncia della Corte, che darà i criteri per legiferare a chi lo farà.
Una via d’uscita comoda, in un certo senso, per chi vede le problematiche “eticamente sensibili” come fumo negli occhi, così divisive e complicate da discutere in Parlamento, e forse questo retropensiero spiega tanta riottosità della politica ad intervenire.

 

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