“Non esistono fatti, ma solo interpretazioni” di Domenico Menorello e Massimo Magliocchetti

“Non esistono fatti, ma solo interpretazioni”. Alcune decisioni si possono comprendere solo in quanto funzionali a consolidare e imporre questo orizzonte nichilista auspicato da Nietzsche (Frammenti postumi 1885-1887, Adelphi, 1975). Infatti, è proprio un clima in cui cresce “una specie di intimità con il nulla” (Antonio Polito, Corriere, 11 settembre 2020) che consente a chi ha responsabilità politiche di giungere ad atti che negano radicalmente il dato della realtà e persino dell’evidenza scientifico- sanitaria, sovrapponendovi la propria interpretazione, secondo la quale il valore della vita non esiste.

Il 12 agosto 2020 una semplice circolare ministeriale ha consentito l’aborto chimico, con l’utilizzo della pillola RU486 al di fuori delle strutture ospedaliere. Meglio se la donna rimane sola. Il fatto abortivo viene tenuto nascosto. Fra le mura domestiche. Il Servizio Sanitario si ritrae. E poco importa se il rischio per la salute si impenna e se la macchina che produce lo scarto di vite umane avanza inesorabilmente.

La decisione ferragostana del Ministero della Salute non è sfuggita a tante realtà associative non profit, che seguono un’Ideale umano per cui la vita ha sempre, dal concepimento, un valore assoluto perché ogni istante di esistenza è Segno di un Destino buono che lo fa esistere. Oltre cinquanta associazioni che hanno scritto alle Regioni per chiedere che la circolare ministeriale, palesemente illegittima, non venga applicata.

E che hanno inviato al Movimento per la Vita scritti e contributi, perché si potesse dare corso a uno strumento editoriale, come supplemento al mensile del MpV, su quanto sta accadendo.

Le pagine raccolte nel presente libello sono un esempio di quel “Ci alzeremo in piedi ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita”, cui Giovanni Paolo II ci incoraggia da quel 7 ottobre 1979 in cui compose questi versi commoventi e militanti.

Gli scritti pervenuti da autorevoli testimoni di una antropologia che si oppone concretamente all’avanzare del “nulla” offrono la possibilità di un giudizio ampio sul significato dell’eversiva circolare del 12 agosto 2020. Infatti, affrontano a vasto spettro sia gli elementi sanitari che giuridici, dettagliando l’irragionevolezza della scelta dal punto di vista della salute della donna, nonché la conseguente palese aporia rispetto alla stessa legge n. 194/78. Queste dimensioni, per così dire, orizzontali, si intersecano con osservazioni di tipo “verticale”, che non temono di guardare in faccia né la situazione esistenziale in cui vengono poste le donne, né la matrice antropologica e il progetto “politico” che generano e spiegano una scelta altrimenti priva di ragioni comprensibili.

Si spera di aver offerto con questo agile prodotto editoriale uno strumento da usare in larga scala per cogliere e far percepire la sfida implicata dal fatto del 12 agosto e, con esso, la portata delle scelte cui siamo sempre più chiamati da circostanze simili, che ci interrogano fino al punto di domandarci quale concezione dell’umano stiamo seguendo, quale concezione dell’uomo riteniamo più corrispondente al cuore di ciascuno.

Buon lavoro, dunque!

 

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