Norvegia: nuova legge sull’aborto di Veronica Mameli

È stata approvata a larga maggioranza il 13 giugno scorso la nuova legge sull’aborto in Norvegia, con 105 voti a favore e 64 contrari.
Si tratta di un traguardo storico perché per la prima  volta  un  Paese scandinavo ha modificato la legislazione sull’aborto e lo ha fatto in modo restrittivo. Si è dovuto attendere oltre quarant’anni, da quando cioè la legge sull’aborto fu approvata in Norvegia il 1 gennaio 1976, per potere assistere ad un’inversione nella legislazione sull’aborto.
Presenti tutti quanti i parlamentari, la decisione finale dello “Storting”, il Parlamento norvegese, è stata quella di sancire il divieto di aborto gemellare o embrioriduzione.
Come dice l’espressione stessa, l’aborto gemellare è l’eliminazione di uno o più feti in gravidanze multiple, spesso attuata in caso di gravidanze correlate alla procreazione assistita. È una pratica che viene eseguita tra la dodicesima e la tredicesima settimana, tramite iniezione di cloruro di potassio nel cuoricino del feto, atta a produrne l’arresto cardiaco. La scelta su quale feto abortire, in caso di feti privi di patologie mediche, viene affidata alla posizione del feto “più comoda” per il medico per la pratica dell’iniezione.
La nuova legge ha quindi posto un freno alla barbara prassi dell’aborto gemellare, tra l’altro neppure originariamente prevista a livello legislativo, ma permessa a seguito di pareri compiacenti del Dipartimento legale del Ministero della Giustizia.
Il divieto della legge norvegese va pertanto a scalfire il concetto dell’aborto “libero”, su mera richiesta della donna, come avveniva  fino  al mese scorso. Sul piano logico- concettuale, questo divieto è dunque la risposta al quesito a monte del perché a un gemello è permesso di vivere e all’altro no, su che base cioè sia lecito lasciar vivere un gemello e nel mentre abortire l’altro.
È naturale chiedersi, allora, compiendo un passo ulteriore rispetto al ragionamento elaborato dal legislatore scandinavo: se non c’è differenza fra la vita di due gemelli, perché dovrebbe essere permesso l’aborto libero anche in caso di gravidanza singola?
Oltre che sul campo dei principi, questa nuova legge produce effetti anche sul lato pratico, in quanto va ad arrestare il flusso di donne straniere che si rivolgevano al sistema sanitario norvegese per praticare l’aborto gemellare, vietato nel proprio Paese. Non è invece stata approvata la cancellazione del paragrafo 2 lettera c della legge, noto come “Paragrafo Down”, che continua a prevedere l’aborto selettivo, in riferimento ai feti che presentano una patologia fisica, tra cui per esempio spesso la sindrome di Down.
Tuttavia, è necessario riconoscere l’importanza storica e altamente significativa di questa nuova direzione, rivolta verso la tutela della vita umana in Europa, a maggior ragione perché giunge proprio dalla Scandinavia, notoriamente ultra- laicista e progressista.
Non si può non notare che in Norvegia infatti i cattolici sono una risicata minoranza, appena il 5% della popolazione. La battaglia pro- vita è stata condotta principalmente dai cristiani protestanti, rappresentati dal Partito Popolare Cristiano (KrF), che con un’abile mossa strategica, approfittando delle difficoltà politiche del Premier Erna Solberg di rimanere a galla, ha offerto durante i negoziati sul rimpasto del Governo il proprio appoggio a Erna Solberg in cambio del potere di veto su tutte le questioni bioetiche e della possibilità di modificare la legislazione sull’aborto. Nel gennaio scorso è stata così firmata la Dichiarazione Granavolden, una piattaforma tra i partiti politici al governo che prevede che su ogni tematica di carattere bioetico sia necessaria l’unanimità, al fine di qualsiasi modifica.
E così un piccolo partito come quello Popolare Cristiano è riuscito a ottenere la messa in discussione di una legge mai modificata in  più di quarant’anni di vigenza e a conquistare l’obiettivo di far cessare la pratica dell’aborto gemellare. Non solo, il Partito Popolare Cristiano è stato incisivo anche sulla modifica della nuova legge sulle biotecnologie, che tra le varie prescrizioni ha ribadito il divieto alla donazione di ovuli, il divieto all’estensione della fecondazione assistita ai single e a quello della donazione mitocondriale, tecnica quest’ultima che attraverso la manipolazione genetica fa sì che un bambino nasca col DNA di tre genitori.
Tutti questi interventi che pongono dei paletti agli argini di una deriva antropologica che talvolta sembrerebbe inarrestabile dimostrano sorprendentemente che un cambiamento in senso positivo è fattibile, anche all’interno di una società estremamente secolarizzata. Si pensi ad esempio alle diverse proteste inscenate nelle strade della capitale Oslo e in altre città della Norvegia a sostegno della legge in vigore, eppure la politica è riuscita stavolta nel suo intento, in quello cioè di tutelare la difesa della vita dei più deboli, col fare un “passo indietro” sulla legislazione abortiva e compiere così un “passo in avanti” nella tutela dei diritti umani, tra cui il primario e fondamentale diritto alla vita.

 

Norvegia: nuova legge sull’aborto (.pdf)