Parigi marcia contro l’utero in affitto di Elisabetta Pittino

Mons. Aupetit: «Urgente presa di coscienza»

 

Liberté, égalité, paternité è stato lo slogan sbandierato il 19 gennaio scorso a Parigi alla marcia indetta dalla Manif pour Tous per contrastare la legge sulla bioetica francese in prima lettura al Senato il 21 gennaio. Alla marcia hanno partecipato quelli di En marche pour la vie che hanno rinunciato alla loro annuale Marcia per la vita per unirsi alla Manif. Anche la Federazione One of Us ha manifestato.

Una “dimostrazione di forza” pacifica, nonostante gli scioperi parigini, le violenze dei gilet gialli del sabato 18, per fermare la legge sulla bioetica, un progetto “né bio, né etico, e chiaramente anti-etico” secondo gli organizzatori.

“Questo progetto di legge toglie diritti ai bambini, innanzitutto quello di avere un padre: un’ingiustizia” scrivono gli organizzatori.

Le centinaia di migliaia di manifestati, famiglie, giovani, hanno dimostrato con la loro presenza il vigore e la determinazione di questo movimento popolare. Due giovani su 3 (il 64% dei giovani tra i 18 e i 25 anni), secondo un’inchiesta IFOP, desiderano che la legge sia ritirata. Il 4 febbraio scorso il Senato, dopo avere fatto alcune modifiche, ha approvato la legge.

Sebbene il principio della PMA senza padre non sia stato messo in discussione, il testo è stato tuttavia completamente rivisto durante l’esame. Così com’è, questa proposta priva consapevolmente i bambini dei padri per tutta la vita e apre la strada alla mercificazione dell’uomo, attraverso il commercio di gameti e la maternità surrogata (attraverso la sua legalizzazione o il suo riconoscimento allo stato civile). Le modifiche, seppure insufficienti, sono un passo verso la giusta direzione: abolizione della PMA post mortem, abolizione della genitorialità di intenzione, abolizione dell’autoconservazione degli ovociti, abolizione della trascrizione automatica della GPA effettuata all’estero, mancato rimborso di PMA senza motivo medico, divieto di chimere.

La forza e l’unitarietà della marcia del 19 gennaio si deve anche al coraggio della Chiesa francese che attraverso l’arcivescovo di Parigi, Mons. Michel Aupetit, ha dato un messaggio chiaro: “«Se noi taceremo, grideranno le pietre » (cf. Lc 19, 40). Dopo avere cominciato a distruggere il pianeta, lasceremo sfigurare la nostra umanità?

Chi oserà alzare la voce?

Mentre il Senato esamina il progetto di legge sulla bioetica, è urgente una presa di coscienza. Da anni, andiamo sempre di più verso una deriva economica dei paesi ricchi che organizzano traffici eugenetici con l’eliminazione sistematica dei più fragili, la creazione di embrioni transgenici e di chimere.

Perché la nostra società così attenta, a giusto titolo, al rispetto dell’ecologia, è così poco attenta quando si tratta dell’umanità? Tutto è collegato. Lo ripeto ancora una volta: il bambino è un dono da accogliere, non un qualcosa di dovuto da fabbricare. L’assenza di un padre è una ferita che si può subire, ma è mostruoso infliggerla volontariamente. Come ricorda il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Francese bisogna garantire in nome della libertà il diritto all’obiezione di coscienza in questi ambiti. Per il legislatore c’è ancora tempo per … superare le posizioni ideologiche … per ascoltare la voce del buon senso, della coscienza e della fraternità umana”.

 

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