Pillola abortiva senza ricovero? di Andrea Mazzi, Animatore generale del servizio “Famiglia e Vita”, Comunità Papa Giovanni XXIII – Semprenews, 13 agosto 2020

Aborto e via: si torna a casa. I rischi per una scelta senza ritorno che rischia di diventare sempre meno consapevole per chi la compie

 

In piena estate (tra il 4 e 14 agosto), mentre gli italiani cercavano di trascorrere qualche giorno di ferie pur in mezzo a mille preoccupazioni legate all’emergenza Covid 19, il Ministero della Salute, il Consiglio Superiore di Sanità e l’Agenzia Italiana del Farmaco in rapida sequenza hanno emanato una serie di atti che hanno modificato le modalità con cui effettuare l’aborto farmacologico in Italia.

Lo aveva anticipato il Ministro Roberto Speranza su Repubblica e poi in un tweet. Cosa sta succedendo? Fino ad oggi in Italia c’erano 3 modalità per abortire legalmente:

  • con un intervento chirurgico in ospedale;
  • con la pillola abortiva Ru486 (“aborto farmacologico”), sempre in ospedale, ma solo fino a 7 settimane di gravidanza;
  • con la pillola del giorno dopo o dei 5 giorni dopo, pillole che vanno assunte entro poche ore o giorni dopo un rapporto in cui potrebbe essere avvenuto un concepimento e che hanno un possibile effetto

L’aborto con Ru486 è stato introdotto in Italia nel 2010, e all’epoca sulla base di 3 pareri concordi del Consiglio Superiore di Sanità (2004, 2005 e 2010), fu consentito solo a patto che le donne fossero ricoverate in ospedale per tutti i 3 giorni dell’iter abortivo e solo fino alla settima settimana di gravidanza. Infatti il CSS disse che solo a queste condizioni i rischi per la salute della donna non erano maggiori con questa procedura rispetto a quella chirurgica. Il percorso dell’aborto farmacologico infatti prevede che la donna assuma un primo prodotto, la Ru486 appunto, il primo giorno in cui si reca in ospedale; questa pillola contiene una sostanza, il mifepristone, che provoca la morte dell’embrione; quindi dopo due giorni assume un’altra sostanza, normalmente prostaglandine, che provoca contrazioni dolorose che portano ad espellere l’embrione. L’aborto si conclude con l’espulsione dell’embrione, di solito entro poche ore dall’assunzione della seconda pillola, ma potrebbe avvenire a distanza di ore o di giorni. Solo dopo la donna viene dimessa.

Pillola abortiva a casa: le novità

Ora il Ministero della Salute ha introdotto due importanti novità: L’estensione dell’aborto con la Ru486 fino a 9 settimane di gravidanza (“63° giorno di amenorrea”) anziché 7; la non necessità del ricovero ospedaliero, e quindi la possibilità che le pillole vengano somministrate non solo presso ospedali ma anche presso ambulatori o consultori pubblici.

La motivazione di questo cambiamento non è chiara, il Ministero infatti nella circolare emanata il 12 agosto fa riferimento a “più aggiornate evidenze scientifiche” senza citarle, ed inoltre rimanda a nuove Linee guida allegate alla circolare, Linee guida di cui però ancora alla data odierna (22 agosto) non c’è traccia in rete.

Quello che possiamo già dire sulla base della nostra esperienza è che questa decisione al di là delle apparenze è pesantemente contro le donne, soprattutto contro le mamme. La Ru486 è sponsorizzata dalle Asl perché permette di oltrepassare i problemi di coscienza dei medici: il 70% dei medici è obiettore, e anche chi non lo è pratica aborti malvolentieri, magari lo fa perché c’è una legge che lo prevede, ma se può evitarlo preferisce.

Viene presentata come una modalità di aborto che evita l’intervento chirurgico: prendi una pastiglia ed è tutto risolto! Per questo le donne sono attirate da questo aborto: chi di noi non preferirebbe prendere una medicina se ti fa evitare di finire sotto i ferri del chirurgo?

Ma alle donne che abbiamo incontrato nessuno aveva raccontato altri particolari: che l’aborto farmacologico è più doloroso, più lungo e le segna ancora di più. Infatti è la donna che pone fine in prima persona alla vita di suo figlio (e non il medico), ed inoltre molte di loro vedono i resti del piccolo. È noto che le peggiori conseguenze di un aborto per le donne sono di tipo psicologico o psichiatrico: abortire con questa modalità non farà altro che farle stare ancora peggio! Non raccontano neppure dei rischi fisici: decine di donne in tutto il mondo sono morte a causa di questa pillola che, come effetto collaterale, provoca un abbassamento delle difese immunitarie. La storia di Natascia, che si è rivolta al numero verde per le gravidanze indesiderate, conferma che proprio questo è ciò che avviene.

Quindi allargare le maglie dell’aborto con Ru486 vuol dire far soffrire di più le donne. Inoltre questo dibattito è contro le donne, perché si ferma alla modalità per abortire, continuando ad ignorare che i diritti che oggi sono negati alle gestanti non sono quello di poter abortire più facilmente (ma poi si può chiamare diritto una violenza verso un nostro simile?) ma quelli di poter continuare la gravidanza con serenità.

 

Aborto farmacologico, Com. Giovanni XXIII: Donne ingannate e abbandonate a casa – 8-08-2020

 ≪Facilitare il ricorso all’aborto significa ingannare le donne sulla tragicità di questo evento ed abbandonarle a sé stesse senza tentare di aiutarle a superare le difficoltà che inducono ad abortire. Inoltre l’aborto con la RU486 segna ancor più le donne in quanto sono loro che impediscono a loro figlio di venire alla luce e perché molte di loro vedono i resti del piccolo≫. E quanto dichiara Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, in merito all’annuncio del Ministro della Salute, Roberto Speranza, sulle nuove linee guide che prevedono l’aborto farmacologico in regime di day hospital e fino alla nona settimana di gravidanza. ≪Dal nostro lavoro sul campo – continua Ramonda – sappiamo che quando le donne e le famiglie sono aiutate con opportuni sostegni, allora molte decidono di continuare la gravidanza e dare alla luce un figlio. Questa e la vera libertà, quella senza condizionamenti≫.

 

Pillola abortiva senza ricovero? (.pdf)