Polonia: l’aborto è contro la costituzione di Piero Pirovano

Quella del 22 ottobre 2020 è certamente una data storica non solo per la Polonia, ma anche per l’Unione europea. La Corte costituzionale della Polonia con una sentenza ha dichiarato incostituzionali le norme che consentivano l’interruzione volontaria di gravidanza in presenza di malformazioni del bambino.

La Costituzione della Repubblica polacca con l’art.38 garantisce il diritto alla vita di ogni essere umano sin dal concepimento.

L’aborto procurato, in Polonia, rimane consentito solo qualora la prosecuzione della gravidanza rappresenti una seria minaccia per la vita o la salute della donna oppure vi sia il fondato sospetto che la gravidanza sia derivata da un atto illecito.

Questa sentenza ha suscitato le proteste dell’abortismo locale ampiamente riprese dai media soliti ad enfatizzare i “diritti delle donne” tra i quali quello di sopprimere con l’aborto i figli disabili, come quelli per esempio affetti di trisomia 21, i cosiddetti “Down”.

Alcuni commentatori sottolineano la gravita delle ripercussioni che potrebbe avere la sentenza polacca anche in ambito europeo, perché gli aborti legali registrati nell’Ue nel 2019 per il 90% sarebbero stati giustificati con le malformazioni del feto. Gli stessi commentatori sostengono che questa sentenza e ancora più grave considerato che interviene in una situazione storica dominata dalla pandemia COVID-19 e in un tempo in cui il governo polacco sta valutando di recedere dalla Convenzione di Istanbul, che è stata stipulata con l’obiettivo primario di difendere le donne dalla violenza. A questo proposito c’è da chiedersi se il divieto dell’aborto eugenetico sia una violenza nei confronti delle donne, tenuto conto che ad essere una violenza nei confronti delle donne è la stessa interruzione volontaria di gravidanza. L’aborto procurato è un atto tremendamente violento non solo contro le madri, ma anche e soprattutto contro i loro figli che certamente muoiono.

Per questo sarebbe bene fare una seria riflessione sulla Convenzione di Istanbul. Non dovrebbero esserci normative da non toccare, come, in Italia, è considerata le legge 194/1978, che ha legalizzato l’aborto procurato. Le statistiche annuali sull’applicazione della legge dovrebbero anche rilevare il numero dei bambini salvati dall’aborto grazie a quei pochi articoli, della legge stessa, per la tutela della maternità, articoli bellamente sempre ignorati.

La sentenza polacca ha anche il merito di risvegliare il dibattito sul Diritto alla vita e su chi ne sia titolare. Si tratta di un diritto naturale che viene acquisito da ogni essere umano sin dal suo concepimento. Il concepito è inesorabilmente uno di noi: sin dal primissimo istante di vita ha in sé tutte le caratteristiche che si svilupperanno giorno dopo giorno. Nessuno pone in discussione che dall’unione di un uomo e una donna possa nascere un gatto!

 

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