Presentazione al libro “Culle per la Vita” di Carlo Casini

Per introdurre questa pubblicazione mi piace partire da una piazza della mia Firenze dove tutto è simbolo dell’accoglienza dei bambini.

Si tratta della Piazza della Santissima Annunziata, nella quale sulla destra della Basilica dedicata all’Annunciazione cioè al concepimento di Gesù, il massimo architetto del Rinascimento, Filippo Brunelleschi, ha costruito lo Spedale degli Innocenti. Spedale non significa Ospedale, ma luogo di ospitalità e innocenti sono i bambini abbandonati dai genitori. È importante segnalare che un’opera d’arte così significativa, resa ancor più bella dai più grandi artisti dell’epoca, costruita con un impegno economico non indifferente, abbia accolto nei suoi ambienti nel corso dei secoli oltre mezzo milione di bambini per lo più appena nati. Fu il 4 febbraio 1445 che nella pila dell’acqua santa nella Chiesa annessa allo Spedale chiamata “Parrocchia degli innocenti”, ignote mani lasciarono una bimba appena nata alla quale fu dato il nome di “Agata Smeralda”. È singolare che questa prima bambina abbia trovato accoglienza tanti anni fa nella stessa settimana del mese di febbraio nella quale dal 1979 in Italia si celebra la Giornata per la vita. Dopo quel primo “abbandono”, sul muro esterno dello Spedale fu aperta la “Ruota degli Innocenti”, nella quale, appunto, sono stati lasciati oltre 500.000 bambini. Nell’archivio dell’Istituto, accanto ai libri contabili che recano la firma del Brunelleschi, si trovano molte memorie commoventi delle madri di quei bambini.

Vi è la prova che quelle donne in gran parte abbandonarono il figlio con affetto verso di lui, non per disprezzo. Infatti troviamo mezze medaglie, pezzi di santini e qualche messaggio che la madre lasciava al figlio per quando avesse potuto leggerlo da grande.

I segni divisi a metà manifestano la speranza di un possibile incontro con il passare del tempo: la parte rimasta alla madre potrà, forse, combaciare con quella consegnata allo Spedale per identificare il figlio. Così molti bimbi, accolti dalla città nel modo più onorevole possibile, sono stati salvati dalla morte e, cresciuti, sono stati dati in adozione o in affidamento a famiglie che mantenevano rapporti con lo Spedale e sono diventati donne ed uomini, che talora hanno reso servizi importanti alla società. Oggi esiste un servizio di adozione a distanza per i bambini poveri del mondo, talora a rischio di morte anche prima della nascita, che reca il nome “Agata Smeralda”. Questo servizio è nato nel seno del Movimento per la vita fiorentino, che ogni anno, il 4 febbraio, davanti alla ruota dello Spedale degli Innocenti, la Giornata per la vita, festeggia il “compleanno” di Agata Smeralda. Oggi le ruote non esistono più, ma continuano ad esistere i bimbi a rischio di abbandono e di morte sia prima che dopo la nascita. Sono i bambini di cui nessuno vuole parlare. Per questo quando le prime culle per la vita, versione moderna di quelle antiche ruote, furono riaperte a Casale Monferrato ed Aosta, vi furono aspre contestazioni e perfino una denuncia penale motivata con l’argomento che la “culla” sarebbe uno strumento di istigazione all’abbandono e cioè un mezzo per favorire la commissione di un delitto. Naturalmente l’accusa fu respinta e le culle si sono moltiplicate per ricordare a tutta la società che i bambini non si possono buttare via e che nel caso in cui la madre si trovi in difficoltà tale da non poter accogliere il figlio, la società tutta intera apre le braccia per accoglierli, nutrirli, educarli, farli crescere. Questo è il significato profondo delle culle. Il ritrovamento impressionante di cadaverini eliminati subito dopo il parto (magari gettati in una discarica o in un cassonetto di immondizie) ha suscitato nel corso degli anni una commozione generale, talmente intensa che oggi l’apertura di queste moderne ruote non trova più una opposizione astiosa.

Anzi: il Parlamento ha approvato una legge che consente il parto in anonimato, non solo nel caso di filiazione naturale ma anche nel caso di filiazione legittima. Nell’epoca moderna il concetto di adozione è cambiato: non si tratta più di dare un figlio a chi non ne ha, ma, al contrario, di dare un padre ed una madre ad un bambino che non li ha.

Tuttavia si è verificato un fenomeno drammatico e singolare: moltissime sono le coppie desiderose di avere un figlio in adozione, ma solo una ristretta minoranza di esse può soddisfare il desiderio e la disponibilità manifestati perché non ci sono abbastanza bambini adottabili. Erroneamente l’opinione pubblica ritiene che ciò dipenda dalle lungaggini e dalla complessità delle procedure, ma non è così. Il fatto è che pochi bambini nascono o meglio nascono solo i bambini scelti e desiderati. Gli altri, non desiderati, vengono abbandonati, ma non dopo la nascita, ma molto prima. La legge che consente il parto in anonimato viene utilizzata in Italia in poco più di 200 casi all’anno. Questi bimbi sono immediatamente dati in adozione e non ci sono lungaggini procedurali. Ma 200 bambini sono molto pochi rispetto alle oltre 10.000 domande di adozione che vengono presentate dalle coppie ogni anno. Contemporaneamente ogni anno in Italia, se facciamo riferimento soltanto alle cifre ufficiali omettendo le riflessioni che renderebbero il fenomeno ancora più drammatico, vi sono circa 120.000 interruzioni di gravidanza, cioè, se vogliamo dirlo in modo meno asettico, circa 120.000 bimbi che vengono abbandonati nel modo più estremo.

Naturalmente la società deve farsi carico anche delle difficoltà delle donne e deve fidarsi molto della loro mente e del loro cuore, ma deve, almeno, assicurare che essa è pronta ad accogliere i figli e in generale tutte le persone abbandonate. Le culle per la vita sono presenze visibili per ricordare tutto questo.

In Italia, fino ad ora, un solo neonato è stato lasciato a Roma in una culla, ma, a parte il fatto che anche una sola vita ha un valore incommensurabile: non possiamo sapere quanti abbandoni sono stati evitati per il messaggio lanciato dalle culle: i bambini non si abbandonano ma si accolgono. Naturalmente per una madre in difficoltà è molto meglio il parto in anonimato, ma vi sono anche casi nei quali alla madre non basta il silenzio giuridico, perché essa non vuole proprio essere conosciuta fisicamente.

In ogni caso le culle con il loro messaggio immobile suggeriscono la via del parto in anonimato e fanno conoscere quel numero Verde “8008.13000” sempre a disposizione per una donna angosciata o anche semplicemente ansiosa a causa di una gravidanza difficile o indesiderata.

Certo, le culle sono moderne ed hanno una attrezzatura tecnica che le ruote non potevano avere, ma c’è un modo ancora più moderno con il quale la società può mettersi in un atteggiamento di accoglienza sia della madre che del figlio.

La forma più diffusa è quella dei Centri dì aiuto alla vita (CAV) ai quali la donna, sapendo di trovare rispetto, e soprattutto condivisione concreta e doverosa dei suoi problemi può evitare abbandoni che distruggerebbero la sua giovinezza e la sua capacità di coraggio.

Credo davvero che l’idea dell’adozione, come possibile anche se estrema alternativa all’aborto, non sia contro la dignità della donna.

Non posso dimenticarmi l’incontro con quella giovane donna gravemente disabile dal punto di vista mentale che aveva resistito alle pressioni anche violente affinché abortisse la quale mi ha detto: “in fondo qualcosa di buono nella vita l’ho fatto: ho fatto nascere una bambina, le ho dato il nome che volevo io, 1’ho potuta tenere in braccio per qualche minuto, l’ho data in adozione ad una famiglia che le vuole bene al posto mio e che è più capace di me di farla crescere. Io continuo a sentirmi mamma”.

 

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