Ragazza costretta ad abortire mentre implora “Fermatevi!” di Giovanna Sedda

La violenza dell’aborto moltiplicata all’ennesima potenza in nome di un imposto diritto ad abortire, tradotto dai gruppi abortisti nell’obbligo di abortire a ogni prezzo. Cosa succede quando la volontà della donna è assoggettata a una libertà a senso unico, libera di scegliere quello che decido io. Una libertà condizionale, che davvero assomiglia a una pena da scontare. È la storia di Crystal, 18 anni, che si ritrova incinta e davanti a una clinica abortiva senza nemmeno sapere come e perché. Il fidanzato, ventiduenne, sceglie per lei e la porta in clinica. La sua testimonianza, insieme ad altre simili è stata raccolta da Janet Morana nel suo recente libro “Shock Waves: Abortions Wider Circle of Victim”, letteralmente, onde d’urto, l’insieme più ampio delle vittime degli aborti.

L’incubo inizia quando le viene comunicato il costo dell’aborto: 600$ per l’interruzione e altri 600 $ per l’anestesia. Crystal non ha questi soldi per cui i medici le consigliano di abortire comunque senza anestesia. Lei accetta, non sa che fare. Al momento dell’ecografia chiede di vedere lo schermo, i medici non sono d’accordo ma lei insiste, solo dopo parecchio tempo le viene concesso. La violenza diretta dell’aborto si palesa: “ho potuto vedere il mio bambino, non un gomitolo di tessuto o un ammasso di cellule” e Crystal inizia a ripensarci. Il fidanzato le promette che avranno un altro bambino in futuro, le promette amore eterno: “Mi ha detto tutto quello che doveva per assicurarsi che avessi quell’aborto” racconta la ragazza. Le raccontano che l’aborto non ha effetti collaterali, che finirà tutto a breve. Ma la, sul lettino, cambia idea, non vuole più procedere.

“Mentre mi sdraiavo sul letto, ho iniziato a dire continuamente di no. È stato allora che il dottore mi ha fatto trattenere dalle infermiere, […] allora ho gridato: fermatevi! Non posso farlo! Fu allora che il dottore mi disse: non urlare, che spaventi le altre pazienti. Mi sono sentita violentata e minacciata, sia fisicamente che emotivamente”. Il dolore dell’aborto è inenarrabile. Ma purtroppo non è il dolore più forte.

Dopo essere stata costretta ad abortire contro la sua volontà, Crystal è entrata nel vortice della depressione, dell’anoressia e dell’alcolismo: “ho smesso di mangiare, ho bevuto ogni notte”. Crystal ricorda come “l’aborto ha preso la mia anima e ora non meritavo la felicita”. L’aborto è stato così traumatico che non è stata in grado di sopportare nemmeno un Pap test senza svenire. Crystal decide che non merita neanche un futuro e lascia la scuola e intraprende una relazione con un uomo violento, precipitata in una dimensione dove la violenza è una imposizione. Ci è voluto tempo e volontà prima di scegliere di liberarsi, una scelta di guarigione questa volta definitiva.

Si è appena conclusa la giornata sulla violenza contro le donne. Fa riflettere come certi tipi di violenza vengano taciuti, anche da chi si proclama dalla parte della donna. Non esistono violenze di serie A e di serie B e una donna va rispettata sempre, anche quando vuole disobbedire sul terreno dell’ideologia dominante. Le donne sanno che ogni dominazione è una sconfitta, e sanno che scegliere la vita per sé e per gli altri è la prima forma di liberazione.

 

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