Ragioni, valori, visione culturale e politica nell’opera del Movimento per la Vita a cura di Manuel Massara

Carlo Casini: la durissima battaglia politica e culturale sul tema della vita umana

 

Riprendiamo all’interno della presente rubrica, inaugurata nello scorso numero, la relazione di Carlo Casini al Seminario Quarenghi svoltosi al Passo della Mendola dal 22 al 29 luglio 1988. In questa seconda parte Carlo Casini riferisce di alcuni interventi portati in Parlamento e che hanno avviato una discussione con l’intento di fare convergere le varie forze politiche nel riconoscere il valore della vita umana fin dal concepimento. Vedremo come il terreno di confronto e scontro si consuma soprattutto sul piano culturale ossia che la vita è un valore in sé.

 

Il mio commento sulle ultime vicende in Parlamento sul tema della vita.

Voi vedrete che ancora una volta in questo dibattito, di cui avete letto sui giornali, dopo dieci anni dalla legge sull’aborto in Parlamento, si è ridiscusso non tanto della legge quanto del problema dell’aborto.

Il mio pensiero ancora una volta è che la discriminante – al di là di ogni sforzo di cucire le forze politiche sociali, di liberarsi di tutto ciò che è accessorio e non essenziale ai fini di un impegno culturale per la vita – resta questa sola cosa: riconoscere o non riconoscere la dignità dell’uomo fin dal concepimento.

Per cui se mi domandate: come va il dibattito dall’inizio di questo mese alla Camera dei Deputati? Rispondo dicendo che gli aspetti di positività sono diversi: abbiamo discusso, abbiamo rotto il silenzio, abbiamo ottenuto anche significativi successi soprattutto con il discorso della moratoria di ogni esperimento sugli embrioni che si giustifica solo in nome della dignità dell’embrione e quindi e un modo indiretto di affermarne il valore. Ma ecco anche – forse la parola tristezza è eccessiva – comunque la percezione di una strada da compiere che è ancora lunghissima. Nonostante le inquietudini, le incertezze, una sincera volontà di incontro che ho riscontrato in molti in questa vicenda parlamentare, l’ostacolo principale resta il riconoscere la dignità della vita umana dal concepimento. Abbiamo lavorato a lungo per vedere di trovare un accordo con le forze senza rimettere in discussione la 194 – che non ci torna – se la legge è un ostacolo, purché ci si incontri nell’affermare la dignità di ogni essere umano dal concepimento. Chi di voi ha visto quel dibattito televisivo che facevamo a Rete 4 appunto con Lucia Fronza Crepaz, che facemmo a Canale 4, si ricorderà che sul finire di quel dibattito io domandai alla onorevole comunista Turco: «ma tu saresti disposta a sottoscrivere un documento in cui ci sia scritto il riconoscimento della vita umana dal concepimento alla morte naturale?» E lei rispose di fronte a milioni di spettatori, ecco, rispose «si! Su questo siamo d’accordo». Era la seconda volta che me lo diceva in pubblico, tanto che il conduttore, Letta disse: «allora questa trasmissione sarà finalmente servita a raggiungere un accordo». Tuttavia io obiettai che non dobbiamo nasconderci le difficoltà, perché nello schieramento a favore della legge 194, ci sono anche coloro che negano la dignità umana del concepito. Come sarà possibile un accordo? Su questo finì questa trasmissione e nel dibattito al Parlamento si è verificato quanto questo sia vero. Pur di stare insieme a difesa della legge 194, si è dovuto censurare il tema della vita umana che è secondo me il più grande atto di accusa contro la legge 194.

In questo dibattito parlamentare due grandi atti di accusa sono stati fatti contro la legge 194 dai difensori della legge 194. Scusate questa riflessione. Il primo atto d’accusa è la difficoltà di inserire in un documento unitario che non mette in discussione la legge, il valore della vita umana fin dal concepimento.

Anche quando nel dibattito si è parlato di educazione ed informazione, e

stato a me personalmente detto dall’onorevole Artioli, che veniva come portavoce dell’altro gruppo: non possiamo accettare il valore della vita, perché ha dietro una serie di implicazioni che non possiamo accettare; la legge 194 ha un veleno, e questo veleno sta nell’articolo 1, laddove proclama che la Repubblica umana tutela la vita umana fin dal suo inizio.

Allora vedete su che cosa è avvenuta la rottura, sul valore della vita umana. Ecco il grande atto di accusa contro la legge 194 da parte di chi la difende: avvertire il contrasto insanabile tra la legge e il valore della vita umana. Quindi vuol dire che la 194 non è stata fatta per difendere la vita.

Nel dibattito noi dicevamo: continuiamo a discuterne, parliamone, ed ecco il problema della commissione di indagine.

Mi dicevano i miei amici democristiani, ma tu sei pazzo a volere una commissione di indagine perché poi nella commissione di indagine loro sono in maggioranza, noi siamo il 32%, il 34% loro sono una grande maggioranza. Ci schiacciano, fanno dire alla commissione quello che vuole, e poi peggioreremo la situazione, ed io ad insistere: a me interessa rompere il silenzio, perché la ragione e dalla nostra parte nonostante i numeri ci siano contro. Credere nella vita significa dimostrare con i fatti che per noi la vita è un valore nel silenzio e nella condivisione di fronte alle difficoltà (e questo sono i CAV).

C’è stata un’opposizione dura.

È poi passata una formulazione ambigua, cioè un’indagine rimessa alle commissioni Sanita e Giustizia della Camera, ma quella commissione speciale che avrebbe dovuto riflettere, e riferire esclusivamente su questo non è passata: è un atto di accusa terribile contro la legge. Voi considerate così fragile questa legge che avete persino paura di discutere anche quando siete cento contro uno.

Allora torna il nostro unico argomento: l’uomo è l’argomento che ci rende culturalmente vittoriosi, che ci fa stare all’attacco, che mette gli altri in difensiva. C’era in quel primo Centro di Aiuto alla Vita, in quel fatto, una seconda idea: credere nella vita. Ma non strumentalizzando la vita, per avere occasioni per mettersi in mostra. Prima fare, poi parlare; prima dimostrare con i fatti che per noi la vita è un valore; nel silenzio, della condivisione di fronte alle difficoltà.

Poi dopo, da questa esperienza è possibile trarre i principi da proporre a tutti. Ecco perché la terza idea che poi quella che ha dato argomento al III convegno nazionale dei Centri di Aiuto alla Vita, quello di Fasano: “Più cultura alla vita, più vita alla cultura”. Il CAV non è soltanto assistenza, ma è un centro di gravitazione culturale perché l’assistenza ha bisogno di tutta la forza del pensiero.

 

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