Ragioni, valori, visione culturale e politica nell’opera del Movimento per la Vita A cura di Manuel Massara

Carlo Casini: uguaglianza, libertà, giustizia, pace nel riconoscimento dell’uguale dignità umana di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale

 

 

In questa rubrica presenteremo la trascrizione di alcune relazioni che Carlo Casini ha tenuto in qualità di Presidente del Movimento per la Vita Italiano durante vari convegni e incontri a partire dagli anni 80. Siamo, infatti, convinti che il pensiero e l’opera di Carlo Casini siano profondamente attuali e costituiscano un ricco patrimonio culturale e spirituale al quale poter attingere anche oggi per proseguire la costruzione della “civiltà della verità e dell’amore”. Mons. Claudio Giuliodori, nella prefazione al volumetto di Paola Binetti “Carlo Casini amico e maestro” scrive: «Ci ha lasciato un’eredità preziosa di studi e riflessioni, di efficace stile politico e di eloquente testimonianza cristiana in cui non è difficile vedere il concreto realizzarsi di un cammino di autentica santità al pari delle personalità a lui più care e vicine, Santa Madre Teresa di Calcutta, San Giovanni Paolo II, e l’amico carissimo, grande scienziato che avrebbe davvero meritato il Premio Nobel, Jerôme Lejeune». Per questo non possiamo fare a meno di continuare a ricordare il nostro Carlo, non tanto per celebrarne la memoria e rendere omaggio a un grande uomo, ma per continuare ad imparare da lui, pensandolo tra noi mentre ci parla e ci sorride, con quel suo inconfondibile accento fiorentino e quella passione che coinvolgeva e incantava.

I testi proposti in questa rubrica conservano l’andamento dell’esposizione orale, con lievi interventi per rendere il testo più scorrevole e adatto alla lettura. Iniziamo con la relazione tenuta al Passo de La Mendola (Trento) nel contesto del V Seminario per giovani “Vittoria Quarenghi” il cui tema generale fu “Sì alla vita per un servizio all’uomo”.

La relazione di Carlo Casini è del 23 luglio 1988 ed è intitolata “Il Movimento per la Vita e i Centri di Aiuto alla Vita: espressione di un ideale che ha preso forma culturale e che è diventato azione”. Il testo è interessante perché Casini fa una ricostruzione storica del Movimento per la Vita tracciandone i tratti identitari e gettando le basi per il lavoro futuro. Il documento è stato suddiviso in quattro parti ed ognuna avrà una propria pubblicazione a cadenza mensile.

Intervento di Carlo Casini al V Seminario Quarenghi “Sì alla vita per un servizio all’uomo”, 22 – 29 luglio 1988 Passo della Mendola (Trento)

“Il Movimento per la Vita e i Centri di Aiuto alla Vita: espressione di un ideale che ha preso forma culturale e che è diventato azione” 23 luglio 1988 – PRIMA PARTE

Riflessione sul senso e sull’operato dei primi anni del Movimento per la Vita e dei Centri di Aiuto alla Vita per guardare al futuro

Più che uno sguardo sul futuro il mio vuole essere uno sguardo sul passato non per fermarvi, ma per camminare più speditamente nel futuro. Faremo la ricostruzione dell’identità del nostro lavoro.

D’altra parte il titolo “Movimento Per la Vita e Centri di Aiuto alla Vita, espressione di un ideale che ha preso forma culturale ed è diventato azione” mi pare che richieda questo approccio.

Mi è venuta in mente, quando mi sono seduto un momento a riflettere sulle cose da dire, una parola che ho messo subito in azione: la parola è “responsabilità”; mi sono detto questo al Passo della Mendola mi costringerà ancora una volta a ripetere concetti, riflessioni che in questi anni, ormai più di 10, non ho mai cessato di ripetere. Qualche volta prende la stanchezza, il fastidio, persino il timore di annoiare la gente. La gente, le sa già queste cose. Poi mi è venuta in mente appunto questa parola: “responsabilità”. E ho pensato che passano gli anni, si succedono le generazioni; ciò che è ovvio per quelli di noi che 10 anni fa, 15 anni fa, eravamo impegnati nel Movimento per la Vita, carne della propria carne, per i giovani che sono qui non è memoria, forse hanno solo sentito dire qualcosa… E forse nemmeno questo, perché 10-15 anni fa erano bambini.

E allora vi è questa responsabilità di far conoscere, di mantenere un messaggio, di meditarci sopra, di purificarlo, certo, per proiettarlo verso l’avvenire.

Mi sono detto “responsabilità”. Qui a La Mendola ci sono molti giovani ed essi rappresentano in qualche modo lo strumento della responsabilità del Movimento per la Vita che è una cosa seria…. Se non vuol venire meno, il Movimento per la Vita deve avere quadri nuovi che si rinnovano in continuazione e allora i giovani che sono qui sono quelli verso i quali il Movimento è responsabile; e sono essi i responsabili del futuro del nostro lavoro. Ma è una responsabilità che noi, che abbiamo partecipato al lavoro del Movimento per la Vita, dei Centri di Aiuto alla Vita fin dall’inizio, dobbiamo sentirci addosso.

Dobbiamo fare il massimo affinché effettivamente soprattutto i giovani siano le colonne del domani. Allora per cercare di fare il massimo, ho scritto uno schema che penso sia stato distribuito e potete tenerlo sott’occhio. Vi ho allegato tre brani di Giovanni Paolo II[1].

Ho fatto portare da Firenze una serie di scritti in gran parte miei, ma siccome sono io che parlo e non posso dire tutto nell’arco di tre quarti d’ora-un’ora, in qualche modo ho cercato di arricchire al massimo le cose che vi dirò.

Allora, terminata la conversazione faccio omaggio ai presenti di queste quattro cose. Si tratta degli atti del convegno di Montecatini stampato a Firenze, ciascun partecipante può ritirarne una copia; di un volumetto che raccoglie miei recenti interventi sul tema della vita, ha per il titolo: “Vita umana e politica, un tentativo di riconciliazione”; penso che vi faccia sapere anche qualche cosa del dibattito recente che c’è stato alla Camera e quindi il mio intervento; poi ho portato un numero speciale del giornale “La Speranza” di Firenze, per la verità gran parte sovrapponibile con il parallelo numero del “Sì alla Vita” ma che ha dei dati sull’attività dei Centri di aiuto alla Vita, sulla storia del Movimento per la Vita; dati e cifre che si possono tenere sott’occhio, leggere e vedere.

Ad ogni modo, fatto il “propagandista”, veniamo al tema. Perché ho allegato alcuni brani di discorsi di Giovanni Paolo II rivolti specificamente a noi? Perché io, personalmente, sono andato a rileggere questi ed altri brani quando mi sono sentito in crisi, quando mi sono sentito in difficoltà, quando mi sono detto: vale la pena continuare?

Stiamo lavorando ad una grossa opera che raccoglierà tutti i testi di Giovanni Paolo II sulla vita nei 10 anni del suo Pontificato[2]. Speriamo entro l’anno di far uscire questo libro che sarà un’opera monumentale. Tanto ha parlato Giovanni Paolo II! Ve lo dico fin da ora perché ci prepariamo a leggere, le persone appunto hanno bisogno di alimento culturale spirituale.

I brani che io qui ho messo sono quelli allegati allo schema. Leggerò solo qualche passaggio. Forse sono messi in modo disordinato, ma il primo brano che vorrei leggere è quello ai rappresentanti del Movimento per la Vita del 25 gennaio 1986.

Il direttivo del Movimento per la Vita fu ricevuto da Giovanni Paolo II. E Giovanni Paolo II tra l’altro ci disse, vedete il punto due, «da quando è nato il vostro Movimento, si è prodigato generosamente nel collaborare con altre forze di buona volontà; prima per contrastare il varo, poi per attenuare gli effetti di una legge che autorizza la soppressione degli innocenti e viene utilizzata sempre più quale mezzo di controllo delle nascite. Oggi esso offre il proprio partecipe aiuto alle madri in difficoltà e alle famiglie in pericolo richiamando ciascuno alle proprie responsabilità, perché le strutture sanitarie in special modo i consultori familiari sono luoghi in cui la vita è validamente difesa e non precocemente stroncata. È un lavoro che merita ogni incoraggiamento da parte di quanti sono preoccupati del futuro morale e civile della storia». Invito ad una rapida scorsa anche del punto 4 alla pagina seguente, dove Giovanni Paolo II così come conclude: «Intendo rivolgere a voi ai vostri collaboratori il mio vivo incoraggiamento e continuare senza soste nel vostro lavoro a migliorarlo in qualità e nella capacità di penetrazione, a svilupparlo in tutta la gamma delle sue articolazioni […] Non vi scoraggiate per la complessità e la lunghezza del confronto […] sforzatevi di trovare collaborazione tra tutte le energie disponibili che sono tante e vanno risvegliate. Stimolate i settori che si rifugiano nello gnosticismo o nel disimpegno[…] In questo campo che va al di là delle forze umane non mancate di invocare la protezione della Vergine Madre Maria Santissima».

Vedete ho sottolineato con la voce incoraggiamento il “senza soste”.

L’invito quanto al nostro lavoro è a migliorarlo in qualità, in penetrazione, in estensione.

La percezione è che l’impresa è immane e che si può realizzare solo se si fa comunità, cioè si stimola il coordinamento di tutte le forze disponibili che sono tante e se si fa anche appello ad una spiritualità cristiana perché il compito di per sé travalica le forze umane.

L’altro brano che volevo leggere è del 19 ottobre del 1986. Giovanni Paolo II volle con grande determinazione in occasione della sua visita a Firenze, visitare il Centro di Aiuto alla Vita di Firenze, il primo in Italia. Gioivamo ma eravamo nella vergogna, perché il Centro di Aiuto alla Vita di Firenze era una stanza. E volle venire, ci lasciò questa lettera di cui leggiamo poche frasi: «Vengo in questa sede per dare con la mia presenza un segno del vivo apprezzamento verso l’opera e le finalità di un’istituzione che merita l’appoggio di quanti sono pensosi dell’avvenire sociale, umano e religioso […] È un’attività indubbiamente benemerita davanti a Dio […] e alla società. Questo centro è una testimonianza a favore del primato della vita umana a confronto di tutti gli altri valori di ordine materiale […] Il centro è una sfida ad una mentalità di morte. Auspico vivamente che i cristiani, i credenti, gli uomini di buona volontà vogliono collaborare […] ad un’opera così evangelica». Anche qui, con il tono della voce, ho cercato di sottolineare, la visione del Papa che vede il legame stretto tra fede e società, fede e vita; sottolinea l’importanza non solo religiosa ma anche sociale e storica; insiste ancora sul significato unitivo di questo lavoro per la vita.

Infine l’ultimo brano, vedo che parecchi dei presenti lo hanno ascoltato perché erano presenti il 18 dicembre del 1987 al convegno di studio sul diritto alla vita in Europa. Leggiamo soltanto l’ultima parte perché interessante; sono parole rivolte a ciascuno di noi: «Come è possibile parlare ancora di dignità di ogni persona umana quando si permette ancora che si uccida la più debole ed innocente?». Poi, in fondo «in verità, su questo punto l’Europa sta giocando il suo destino futuro».

E ancora al punto 3: «Non vi spaventi la difficoltà del compito, non vi freni la constatazione di essere in minoranza. La storia dell’Europa dimostra che non di rado i grandi salti qualitativi della sua cultura sono stati propiziati dalla testimonianza spesso pagata con sacrificio personale di solitari. La forza è nella verità stessa e non nel numero. L’Europa di domani è nelle vostre mani. Siate degni di questo compito. Voi lavorate per restituire all’Europa la sua vera dignità, quella di essere luogo dove la persona, ogni persona è affermata nella sua incomparabile dignità».

Sono parole di una forza che fa tremare e che quindi non meritano forse neppure commenti.

Mi pare però che giustifichino quella idea che subito mi è venuta in testa quando ho cominciato a riflettere a dare ordine alle cose tante volte dette; quell’idea che si esprime con la parola “responsabilità”.

Siamo responsabili di un compito grande. La nostra stessa esperienza ci dice che questo è vero. San Paolo in una sua lettera dice: «Parlerò da stolto»; qualche volta è lecito vantarsi per un attimo, ma solo per verificare se vi è questa nostra responsabilità, possiamo immaginare che senza la nostra stessa presenza in qualche modo la storia in Italia sarebbe stata diversa su questa frontiera della vita? Enormi le insufficienze, ma c’è anche la consapevolezza che qualche cosa è avvenuto a causa della nostra presenza. E infine, la percezione acutissima che il tema della vita umana e della sua dignità è davvero un problema di trapasso epocale.

Nonostante i tentativi di censura e di silenzio dal punto di vista della cultura e delle conseguenti organizzazioni sociali, poter dire la parola ultima e definitiva della dignità umana è il compito affidato a questa nostra epoca.

E allora come mettere in modo nuovo le cose da tanti anni ripetute e dette tra di noi? Ho provato ad usare uno stile didattico enucleando dallo sguardo al nostro passato i fatti che mi sono sembrati caratterizzanti, quasi indicatori di tappe in connessione; adesso le idee si sono fatte via via più lucide e si intersecano con i fatti. Nello schema per chiarezza ho indicato con le lettere dell’alfabeto i fatti e con i numeri le idee.

Come nasciamo noi, come Movimento? Io sento sempre intorno a me, e lo sento con fastidio e con dolore, quasi il rimprovero: «Sempre l’aborto, sempre il problema della vita nascente, l’embrione, siamo stanchi, siamo stufi, ci sono altre cose…». Torneremo dopo su questo argomento, ma se noi nella nostra meditazione su noi stessi, non vogliamo mentirci, dobbiamo dirci con tutta chiarezza che la nostra origine è legata alla vita nascente. Non ci sono dubbi. È legata ad una prima riflessione a metà degli anni 70, quando nasce il primo Centro di Aiuto alla Vita. Vi ricordate il suo motto? «Le difficoltà della vita non si superano sopprimendo la vita, ma superando le difficoltà». E qual è l’idea essenziale che sta dietro il Centro di Aiuto alla Vita?

Stiamo attenti a non dire sciocchezze; ne traggono giovamento anche gli avversari: «vi siete accorti che la vita umana merita aiuto, protezione, assistenza, che la maternità merita solidarietà soltanto nel 1975? Ve ne siete accorti voi?». Tutta la presenza cristiana è contrassegnata in modo mirabile da un’attenzione particolare alla vita nascente e dalla solidarietà assai intensa alla maternità e alle famiglie. E allora in che cosa consiste il nuovo? Io credo il nuovo consista nel percepire la specificità, e cioè che la vita umana, anche nascente, anche embrionale, ha un valore così grande da meritare anche da sola, senza annacquamenti, senza dispersioni in altre tematiche – che certo vedremo montare -, anche da sola, la dignità umana dell’essere embrionale è già merita il dono della mia vita, l’impegno della mia intelligenza, lo sforzo coordinato della solidarietà di tutta intera la società. Questo in fondo è l’idea del Centro di Aiuto alla Vita e vuole questo segnalare proprio nella sua denominazione.

Quali sono le idee che stanno proprio dietro a questo fatto? Questo fatto che naturalmente ha prodotto degli effetti? Oggi i Centri di Aiuto alla Vita, ma qui per brevità vedo su quel numero della “Speranza” la progressione dei Centri di Aiuto alla Vita oggi 156 mi pare, eccetera… avete i dati sia pure su un campione, ma un campione significativo, di 70 Centri di Aiuto alla Vita avete i dati sui risultati ottenuti in termini di vite umane salvate, di solidarietà espressa verso le maternità difficili, le madri, tutto un discorso estremamente importante ma che non faccio per ragioni di brevità.

Però vorrei dirvi questo: quali sono le idee legate al fatto e ora ai fatti dei Centri di Aiuto alla Vita.

Chi lavora nei Centri di aiuto alla vita, sa quanto è vero, quale scommessa terribile sia, dire ad una madre: «Non ti preoccupare ci siamo anche noi, condivideremo le difficoltà».

Promesse di questo tipo comportano lo sconvolgimento integrale non solo della vita della madre, ma anche della nostra. Allora qual è la ragione? L’idea fondamentale? Ripeto spesso che noi abbiamo alla fine un solo argomento.

Migliaia e migliaia di pagine di libri, di scritti, di articoli, dibattiti televisivi, di conferenze e tavole rotonde ma alla fine l’argomento è uno solo, poche parole: “L’uomo”; il riconoscimento dell’uomo nel suo misterioso significato, nella contemplazione stupita della sua dignità.

Dicono che riconoscere la dignità della vita umana allo stadio embrionale implica la sovrapposizione di una filosofia, dicono: «è questione filosofica, dunque ideologica». Ho detto altre volte: «Riconosco che ci vuole una filosofia», cioè una capacità di pensare, ma questa scelta culturale precede il dato biologico non lo segue, altrimenti si può discriminare tra chi è uomo biologicamente, ma non filosoficamente.

L’unica nostra scelta è che chiunque appartenga alla famiglia umana è coperto da dignità umana, e dunque è la risposta scientifico biologica che il dato immediatamente successivo il nostro unico argomento: “l’uomo”. Nel dibattito svoltosi alla Camera dei Deputati, all’inizio di luglio, sono emersi diversi aspetti positivi. Però permane in me l percezione di una strada ancora lunga da percorrere. L’ostacolo principale resta riconoscere la dignità della vita umana dal concepimento. A me interessa anche rompere il silenzio perché la ragione è dalla nostra parte. Su questo leggerete la prossima pagina di “Avvenire Vita” in uscita il 28[3].

[1] Nota del curatore: i brani erano tratti dai seguenti testi: Discorso di Giovanni Paolo II ai rappresentanti del Movimento Italiano per la Vita, 25 gennaio 1986 (http://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1986/january/documents/hf_jpii_spe_19860125_movimentovita.html); Discorso di Giovanni Paolo II ai membri del Movimento per la Vita, 19 ottobre 1986 (http://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1986/october/documents/hf_jpii_spe_19861019_movimento-vita.html); Discorso di Giovanni Paolo II ai partecipanti al convegno di studi su “Il diritto alla vita e l’Europa”, 18 dicembre 1987 (http://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1987/december/documents/hf_jp-ii_spe_19871218_convegno-studio.html).

[2] Nota del curatore: si tratta del volume curato da Padre Giovanni Caprile “Giovanni Paolo II. Dieci anni per la vita”, Società Cooperativa Centro Documentazione e Solidarietà, 1988. L’introduzione al volume è di Carlo Casini ed è stata ripubblicata nello speciale di Si alla Vita web in occasione del centenario di San Giovanni Paolo II (Sav web speciale giugno 2020).

[3] Nota del curatore: l’articolo è effettivamente uscito il 29 luglio 1988 sulla “pagina vita” di “Avvenire” e si intitola “Il dibattito alla Camera sull’aborto ha indicato la strada: 194, impedire il silenzio”

 

Ragioni, valori, visione culturale e politica nell’opera del Movimento per la Vita (.pdf)