Riconoscimento in memoria del genetista Jerome Lejeune. Un europremio per la vita* di Carlo Casini

L’assegnazione di un “Premio europeo per la vita” dedicato alla memoria del professor Lejeune ha un alto valore simbolico.

Jérôme Lejeune (1926-1994) è stato uno scienziato di prima grandezza, che ha dedicato tutta la sua intelligenza e tutte le sue energie a servizio della vita umana. Giovanissimo professore di genetica fondamentale alla Sorbona di Parigi, scoprì la causa del mongolismo. Fu la prima delle sue molte scoperte, che giustamente consentono di qualificarlo come il fondatore della genetica.

Ciò lo condusse a una grande fama internazionale, ma sospinse anche la sua coscienza cristiana in una duplice direzione: la cura concreta delle persone affette dalla sindrome di Down e la difesa appassionata e ferma, in parole e opere, dei bambini non ancora nati, di fronte a una crescente mentalità abortista che proponeva (e propone!) la soluzione della morte per i concepiti malati e, addirittura, in ogni caso di gravidanza difficile o non desiderata.

La sua opposizione alla legge che, nel 1975, legalizzò l’aborto in Francia gli costò l’emarginazione, la perdita del premio Nobel, persino l’irrisione e le minacce, al punto che quando Giovanni Paolo II, recatosi in Francia per la Giornata mondiale per la gioventù del 1997, volle pregare sulla sua tomba, la stampa francese cercò in ogni modo di ostacolare tale evento. Naturalmente, Wojtyla non si lasciò intimidire, ma dovette inginocchiarsi in forma assolutamente privata sulla tomba del suo amico Jérôme, che aveva nominato presidente della Pontificia accademia per la vita (e che era stato a pranzo con lui il giorno dell’attentato di Alì Agca).

Pensai allora per la prima volta: se a Lejeune le istituzioni hanno negato il premio Nobel a causa della sua difesa del diritto alla vita, un riconoscimento alto e pubblico glielo daremo noi: i Movimenti per la vita di tutta Europa si renderanno interpreti della riconoscenza dovuta al grande scienziato, nel momento in cui la scienza sembra rivoltarsi contro l’uomo al suo primo comparire nell’esistenza.

Un vuoto da riempire

In Europa esistono molti premi. In particolare ce n’è uno annuale, il premio Sakharov, attribuito con grande solennità ogni anno dal Parlamento europeo, quando ricorre l’anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, a una persona che abbia acquisito eccezionali meriti nel campo dei diritti umani. Ma questi ultimi vengono limitati ai diritti politici, al rispetto della democrazia e alla libertà di pensiero. Cosa ottima. Ma c’è un vuoto da riempire. Nessuno vuol parlare del primo e fondamentale: il diritto alla vita.

È lo stesso vuoto che ha cercato di far dimenticare Lejeune. Noi riempiremo questo vuoto. Istituiremo un premio per la vita e lo assegneremo nello stesso tempo della celebrazione dei diritti umani e nella stessa sede delle istituzioni europee. Lo chiameremo premio europeo, perché proprio l’Europa, che si autocelebra come patria dei diritti umani, consente ogni anno che nei suoi ospedali e nei suoi laboratori siano uccisi milioni di figli allo stato embrionale. Chiameremo il premio, “Madre Teresa di Calcutta”, perché lei ha avuto il premio Nobel per pace e non sono riusciti a soffocare la sua voce in difesa della vita. Donna nel secolo delle donne, nata in terra dominata dal materialismo teorico, europea che ha girato tutto il mondo, amica e presidente onoraria dei Movimenti per la vita.

Ora questo sogno è stato realizzato per la prima volta, il 17 dicembre scorso, a Strasburgo. Il simbolo non ha potuto essere ignorato per la partecipazione di numerosi scienziati d’Italia, Francia, Spagna, Inghilterra e per la presenza, a consegnare il premio, del cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio consiglio della famiglia, che ha parlato anche al gruppo del Partito popolare, ed è stato ricevuto dal presidente del Parlamento europeo.

Particolarmente toccanti sono state le parole della vedova del professore Jérôme, Berthe, e della figlia Karin. Il premio è, naturalmente, simbolico. Nel 1991, il Movimento per la vita italiano, dopo la caduta del Muro di Berlino, al termine del concorso europeo svoltosi in tutte le scuole italiane sul tema “Europa, meditazione sulla libertà”, regalò al Consiglio d’Europa una grande statua del maestro Sauro Cavallini, denominata “Inno alla Vita”.

La luce della dignità umana

Sul basamento è scritto «che l’amore sia la speranza dell’Europa». Quella statua resta permanente all’interno dell’edificio di Strasburgo. Una piccola riproduzione di essa costituisce il Premio europeo per la vita. Gli italiani partecipanti, cento giovani, prima di recarsi a Strasburgo, hanno visitato il campo nazista di Dachau, luogo della discriminazione più feroce sull’uomo, al tempo dell’Europa divisa e violenta.

Si è voluto così rendere più evidente il segno: dalla notte dell’Europa a una luce sull’Europa. La luce è la dignità umana sempre uguale per tutti, dal concepimento alla morte naturale.

Spero che il premio sia stato solo il primo. L’iniziativa è ora affidata a tutti i Movimenti per la vita d’Europa.

 

*Carlo Casini, Riconoscimento in memoria del genetista Jérôme Lejeune. Un europremio per la vita, in «Famiglia Cristiana», a. LXXIX, n. 2, 11 gennaio 2009, pp. 62-63

 

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