Schermaglie. Se Gramellini ricade sulla parola «Aborto» di Andrea Fagioli, Avvenire 27 aprile 2021

Massimo Gramellini, che il sabato sera su Rai 3 si occupa delle Parole della settimana, sembra avere una predilezione per la parola aborto, non tanto perché la mette tra quelle della settimana, quanto perché lo ritira spesso fuori come argomento da trattare rigorosamente a senso unico. L’ultima volta che ci siamo occupati del suo programma, nell’ottobre scorso, siamo incappati nella puntata in cui prendendo spunto dalla sepoltura dei feti abortiti, il popolare giornalista riconduceva tutto a «un attacco al grande tema del diritto all’aborto», mentre gli ospiti in studio si alternavano in affermazioni tra «volontà punitiva» e «pasticcio in malafede», tirando fuori l’«ideologia religiosa» e il «fondamentalismo». In tutto quattro voci e tante parole unidirezionali fra le quali ci poteva stare una parola pacata di segno diverso per un dibattito su un tema estremamente delicato. Altrettanto, forse peggio, è successo sabato scorso con quello che può essere definito senza mezzi termini uno spot alla pillola abortiva introdotto dalla parola «serena», la stessa usata da Alice Merlo per definire sui social il suo stato d’animo dopo l’interruzione della gravidanza: «Ho abortito e sto benissimo, sono serena». Un’affermazione che è stata criticata (che è cosa diversa dagli insulti da cui sempre ci dissociamo), ma anche approvata e condivisa al punto che alla giovane è stato proposto di diventare testimonial della campagna per l’aborto farmacologico, per dire basta «all’aborto vissuto come un dramma e all’imposizione del senso di colpa e del dolore, come se i diritti si dovessero pagare con ticket di sofferenza per l’unico servizio sanitario dopo il quale si è sottoposti alla gogna». A sostenere la ragazza e le sue tesi anche la cantante Francesca Michielin, in studio con Gramellini. Per cui, ancora una volta, nessuna parola contraria a quella che può essere considerata una dimostrazione concreta di cosa s’intende quando si parla di banalizzazione dell’aborto.

 

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