Sulla prevenzione dell’IVG (Interruzione Volontaria della Gravidanza) di Gino Soldera, psicologo e psicoterapeuta, Presidente Mpv “Dario Casadei” di Conegliano

La convenzione tra l’UpV (Uniti per la Vita) di Treviso e l’Azienda Sanitaria della Marca Trevigiana, aperta alla collaborazione di altre Associazioni come il MpV “Dario Casadei” di Conegliano, ha lo scopo di sostenere la donna che ha iniziato un percorso di IVG , ad affrontare i problemi e le difficoltà accanto alle opportunità offerte dalla vita. Il principio dal quale si parte è che il concepito – oggetto della richiesta di IVG – è, senza se e senza ma, “Uno di Noi”, in quanto dotato, come già dimostrato dalla scienza, di una specifica identità genetica umana. Ciò fa si che la sua vita non sia diversa dalla mia e che, di conseguenza, la sua morte sia anche la mia morte. E questo lo possiamo verificare interiormente in quanto il concepito, con il suo conseguente sradicamento da questo mondo fa venire meno qualcosa nella mia esistenza, che prima c’era e che ora non c’è più, privandomi di tutte le sue potenzialità e ricchezze. E di questo ne sono particolarmente coscienti i genitori in caso di aborto spontaneo o di morte endouterina.

L’IVG, se non sufficientemente motivata, è un messaggio molto esplicito che va a danno della donna, della famiglia e dell’intera società, perché negando la vita del singolo individuo getta un’ombra sulla vita dell’intera umanità. Il messaggio che si coglie dall’’IVG è che: “L’esperienza dell’uomo in questo mondo deve essere interrotta, perché, per qualche motivo, più o meno significativo, non vale la pena che veda la luce, essendo considerata controproducente.” L’applicazione della L. 194/78 “sull’interruzione volontaria della gravidanza e sulla tutela sociale della maternità” richiede tutta la nostra sensibilità, attenzione e disponibilità umana e professionale, ma anche la disponibilità dell’Amministrazione pubblica per fare in modo che i Servizi sociali e Consultoriali siano in grado di rispondere ai bisogni della popolazione. Nel ricorso all’IVG non vanno mai dimenticate le possibili conseguenze della scelta, che possono segnare in modo permanete l’esistenza della madre, come quella di tutte le persone coinvolte, le cui conseguenze sul piano clinico sono conosciute come “sindrome del post-aborto”. Per questo è necessario uscire dalla logica dello schieramento, pro o contro IVG, oggi particolarmente in voga, per porre senza tentennamenti, al di sopra o al centro di tutti gli interessi il bene supremo dell’essere umano. “Il rispetto della dignità” della donna, di cui si fa riferimento all’ Art. 5 della legge, dovrebbe essere esteso anche al concepito, essendo “il rispetto alla dignità” a fondamento dei “Diritti internazionali dell’Uomo e del Bambino”, quale baluardo e garanzia del loro diritto alla vita e alla realizzazione personale, al di là di ogni pregiudizio sociale e culturale. Il diritto di libertà di scelta di IVG della donna, chiamato anche diritto “Civile”, non può essere considerato tale, se non ampiamente motivato, perché pone in discussione l’esistenza e la dignità di un altro essere umano libero, non essendo proprietà privata di alcuno. E, data la sua condizione di fragilità e di debolezza nella quale si trova, al contrario, dovrebbe essere oggetto di grande rispetto e considerazione, oltre che di un’adeguata tutela e protezione. Non va comunque sottaciuto che, se il compagno della donna, il padre del concepito, non dovesse condividere la libera scelta di IVG della compagna, là dove non fosse motivata da una situazione di gravità, diventerebbe, a sua volta, egli stesso vittima di una grave ingiustizia, in quanto verrebbe lesa la sua dignità di uomo e di padre. In ogni caso va anche ricordato che la donna che sceglie la via l’IVG ne è essa stessa vittima, di una situazione che il più delle volte non presenta delle facili vie d’uscita e che non può essere risolta negando alla radice l’esistenza del problema, come se il concepimento non fosse mai avvenuto. Per evitare che ciò accada è necessario operare sistematicamente in senso preventivo, attraverso l’informazione e la formazione per garantire a tutti gli interessati un’adeguata educazione all’amore, alla sessualità e alla vita. È necessario che l’essere umano sia messo quanto prima nelle condizioni d’imparare a gestire con consapevolezza il suo potere generativo, nel proprio e nell’altrui interesse.

Potere che va ben oltre la semplice contraccezione e controllo delle nascite, basti pensare all’importanza della preparazione al concepimento, conosciuta attualmente come preparazione alla generatività e alla genitorialità, in linea con quanto suggerito dalla moderna epigenetica. E da ultimo va riferito che la decisione se procedere o no alla IVG, proprio per la grande responsabilità che implica sul piano umano, non può essere lasciata nelle mani di nessuno degli attori direttamente coinvolti, perché trascende la singola responsabilità. Nel reclamare una maggiore giustizia umana e sociale non possiamo permettere, come accade troppo spesso nella nostra società, che il bambino continui ad essere l’eterno dimenticato, proprio perché non investito ancora direttamente o indirettamente del diritto di voto. Una soluzione a questo proposito potrebbe essere data affidando la decisione di IVG ad una figura “super partes”, come lo può essere il giudice di pace.

Questi dopo aver raccolto i dati e sentite le persone interessate e verificato il rispetto delle procedure suggerite dalla legge in particolare quelle alternative disponibili alla IVG. Un investimento istituzionale in questa direzione da parte dello stato metterebbe fine all’attuale situazione da “far west” e permette di ridurre le conseguenze dei danni prodotti da questa pratica. Se guardiamo i dati dalla ricerca in materia potremmo dire che questa nuova procedura potrebbe portare facilmente ad una riduzione di circa il 40% delle IVG attualmente praticate ogni anno in Italia. In termini concreti questo si tradurrebbe nella nascita di circa 25- 30.000 bambini in più all’anno: una boccata di ossigeno, non di poco conto, se consideriamo che stiamo vivendo in un’epoca di denatalità galoppante che sta minando alla radice le prospettive future dell’intera nostra società.

 

Sulla prevenzione dell’IVG (Interruzione Volontaria della Gravidanza) (.pdf)