Terni. Un concerto per la vita di Giovanni Mancini, Mpv Terni

Se non la vita, cosa è importante? Il calcio, la musica, l’arte? Ma cos’è tutto questo senza la vita?

Quando i primi di agosto del 2018 alle prime indagini svolte per comprendere le ragioni di quel gesto drammatico che ha sconvolgentemente risvegliato d’improvviso un senso più lucido nell’opinione pubblica nei confronti del primo dei beni dell’uomo, e in cui tutti trovano il loro scopo e fondamento, ci si è resi conto che la donna che aveva abbandonato suo figlio davanti all’Eurospin di Borgorivo a Terni non l’aveva fatto per motivazioni economiche come aveva dichiarato in un primo momento.
Secondo gli investigatori non c’era nessuna indigenza che potesse indurre la ventisettenne ad abbandonare suo figlio, nell’attesa che qualcuno lo trovasse, portandola ad essere accusata di infanticidio del suo piccolo morto per asfissia.
La donna ha nascosto la gravidanza al compagno per nove mesi finché ha partorito nel bagno di casa tagliandosi da sola il cordone ombelicale nel bidet e recandosi al supermercato sperando che qualcuno lo notasse e se ne prendesse cura.
Da allora molti ternani hanno cominciato a portare fiori e lettere in ricordo del piccolo Francesco. Una domanda che non può non sorgere in chiunque abbia un minimo barlume di buon senso è come mai in un contesto che vuol dirsi civile, e che di fatto sotto molti aspetti lo è esistendo strutture associazioni e istituzioni capaci di far fronte a certi casi limite, questa donna non abbia avuto la forza o l’intuizione di appellarsi ad esse.
Ci si è interrogati per un inevitabile scrupolo morale, non affatto eccessivo, sul fatto tale deficit possa essere stato dovuto ad una insufficiente divulgazione e informazione sulle possibili realtà a cui rivolgersi.
O se invece sia stata la negligenza e l’incuranza di questa madre o forse una commistione di entrambe le cause, ad aver concorso ad innescare l’impetuosa miscela assassina che ha portato a consumare la tragedia.
Allora come possiamo non avere a cuore i più indifesi, che si trovano nel grembo di una genitrice sopraffatta troppo frequentemente da turbolenze, inquietudini, spaventi, errori e drammi di un’umanità?
Che fare? Il Movimento per la Vita nacque per rispondere ad una legge ingiusta e malvagia, nonché abusata e strumentalizzata oltre ogni eccesso. Sicché’ per rispondere a un dramma questa volta ci si è interrogati sulla scorta delle risposte precedenti ad eventi delittuosi e spesso lentamente mistificati e lasciati al languido dissolvimento di un inesorabile oblio. No! Mai più! Qualcosa di importante in tale direzione è avvenuto. Nel mese successivo il settembre dello stesso anno è iniziato il progetto della “culla per la vita”, affinché una mamma che non si senta in grado di poter far crescere il proprio figlio posso lasciarlo in condizioni estremamente sicure e non debba trovarsi costretta a dover mettere a repentaglio la sua esistenza sino al parossismo di ciò che è successo.
La culla per la vita è un marchingegno complesso e assai costoso che necessita evidentemente di un lungo processo di ideazione, progettazione, ricerca e messa in opera che è tuttora in atto.
Il Movimento per la Vita di Terni è stato risoluto nella sua attuazione e nel perseguimento del fine che si è preposto sin da subito. Assai numerose sono state le peripezie, le avversità, le incomprensioni interne ed esterne, tali da far persino ironicamente sospettare una contrarietà causata da forza maggiore; come si dice: “chi l’ha dura la vince!”
La pertinacia, la costanza e la coesione delle volontà hanno fatto in modo che tutto si sia potuto superare ed ora la ditta di Torino a cui è stato affidato il progetto ha pronta la messa in opera. Ha già ricevuto il placet definitivo della nuova dirigenza ospedaliera generale e sanitaria, nonché dell’ufficio tecnico preposto alle rispettive decisioni in merito. Cosa resta? La necessità degli ultimi fondi indispensabili perché tutto possa chiudersi nei tempi prestabiliti. Perché tutto ciò possa essere attuato, fra le varie idee possibili è spiccata quella di un concerto che ha avuto luogo il 14 novembre scorso nella Chiesa Santuario di San Francesco a Terni. Molti importanti artisti locali e non hanno risposto con immensa generosità a questa chiamata, disposti a prestare le proprie performance a titolo completamente gratuito e la serata, che si è dispiegata sotto la direzione artistica di Loretta Massaccesi, Anna Mattioli e Fabrizio Longaroni, ha toccato i cuori con un afflato contagioso che si è tradotto in una prodigalità concreta che ha prodotto una conversione alla vita tutt’altro che scontata e davvero commuovente.
È una grande speranza questa per la cittadinanza e per la società tutta, che troppo spesso si percepisce immersa in una caligine di indifferenza generale; questo ostacola lo sguardo verso quelle realtà di amore, che pur ci sono, che lavorano nel silenzio e nella quotidianità operosa, fatta di relazioni stabili di amicizia che permangono nel tempo ed hanno già salvato centinaia di bambini dall’oblio più assoluto.

 

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