Una culla termica ha accolto e salvato Luigi di Maria Antonietta Trupia

Un vagito ed un immediato collegamento con il cellulare del parroco ed il reparto di Neonatologia, assimilabili all’antico suono della campanella collocata presso “ruote degli esposti” di antica memoria. Con il loro intervento, il sacerdote e i medici hanno subito spostato il neonato dalla culla termica presso la chiesa di S. Giovanni Battista all’Ospedale, riscontrando ottime condizioni di salute. In seguito un’enorme quantità di messaggi ed espressioni di disponibilità ed accoglienza.

Fragile eppur determinato a far sentire la propria presenza, Luigi (così i suoi genitori vogliono sia chiamato) è stato ritrovato (a luglio) a Bari, accompagnato da un biglietto (quasi nella volontà di lasciare un segno dell’origine) in cui la famiglia trasmette un amore che durerà per la vita.

Da comprendere e non giudicare le motivazioni alla base del gesto, ma da sottolineare, come la “culla” continui ad esercitare il suo ruolo nel tempo, proseguendo l’antico avvio dell’antesignana “ruota” collocata presso chiese o conventi, nella considerazione della sacralità della vita umana

Mani che collocano il neonato in uno spazio protetto e, quasi sicuramente, una figura femminile sofferente per l’abbandono (in Italia sostenuta, oggi, dal diritto della donna di partorire in anonimato). L’iconografia e la letteratura nei secoli hanno spesso toccato il tema della necessità di desistere, per alcune madri, dalla prosecuzione in prima persona della cura del neonato per motivazioni personali, sociali, economiche o familiari, decidendo di affidarlo ad altri.

Un’evoluzione rispetto al dato storico che vide molti popoli antichi considerare l’abbandono (quando non l’infanticidio) legale.

Una condizione profondamente diversa si delineò in epoca cristiana quando, a partire dagli imperatori Costantino e poi Giustiniano (IV e VI secolo), vennero puniti gli infanticidi, destinate parte delle risorse ai bambini soli o infanti accolti come fecero, ad esempio, Basilio Magno in Cappadocia o Galla Placidia a Ravenna. Nel mondo, oggi, è richiesto un impegno in prima linea delle associazioni di ispirazione cristiana. A Milano ci fu un primo brefotrofio nel 787, seguito, nei secoli, da altre istituzioni presso l’Ospedale Maggiore (XV secolo) ed il monastero di Santa Caterina (XVIII secolo); altre realtà furono a Roma (XII secolo) e a Napoli (XV secolo). Una prima ruota degli esposti fu a Marsiglia, in Francia. Con l’avvento dell’industrializzazione e del lavoro femminile e con il mutare delle condizioni politico-sociali, la situazione, da questo punto di vista, si deteriorò perché aumentando il numero dei minori abbandonati, le risorse per assisterli diminuirono, con una conseguente chiusura delle strutture e l’abolizione delle “ruote”, in Italia regolamentata nel 1923.

In veste moderna le “culle per la vita” sono riapparse in vari Paesi dalla metà del XX secolo.

Quella termica a Bari, in cui è stato deposto il neonato, fu installata alcuni anni fa ed il ruolo che oggi ha svolto, risponde alle necessità di madri sole o di famiglie in difficoltà di poter tenere con sé il bambino.

In Italia, a cura del Movimento per la Vita o del Centro di Aiuto alla Vita, da decenni, sono state istituite decine di culle termiche e un numero verde gratuito.

 

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