Una esperienza di partecipazione politica transnazionale. L’iniziativa dei cittadini europei “Uno di noi” di Carlo Casini, Marina Casini Bandini, Elisabetta Pittino

La pressione per diffondere in tutto il mondo la cultura abortista, quella che San Giovanni Paolo II chiamava “congiura contro la vita”, si avvale di organizzazioni internazionali di primaria importanza. San Giovanni Paolo II nell’Evangelium Vitae ha scritto: «siamo in realtà di fronte ad una oggettiva “congiura contro la vita” che vede implicate anche Istituzioni internazionali, impegnate a incoraggiare e programmare vere e proprie campagne per diffondere la contraccezione, la sterilizzazione e l’aborto». Ma quali sono le organizzazioni internazionali di primaria importanza che alimentano la “cultura della morte”? Per esempio, il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite organismo dell’ONU che ha sede a Ginevra e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, agenzia delle Nazioni Unite specializzata per le questioni sanitarie.
Alcuni Stati erogano contributi economici ai Paesi del terzo mondo e li subordinano alla propaganda per l’aborto legalizzato e la contraccezione. Ci sono poi organismi, come l’UNICEF e Amnesty International, il cui statuto prevede scopi umanitari ma che si uniscono alla congiura contro la vita.
A questi si aggiungono organizzazioni private fortemente finanziate che in tutto il mondo propagandano l’aborto. Si pensi alla tristemente nota International Planned Parenthood Federation, accreditata come organismo non governativo e a Marie Stopes International anch’essa ONG, sostenute oltre che da qualche Stato anche dalla Fondazione Rockfeller e dal plurimiliardario Soros.
Anche l’Unione Europea (UE) è impegnata in questa congiura contro la vita per lo più attraverso Rapporti e Risoluzioni sui temi dei diritti sessuali e riproduttivi o sulla parità di trattamento tra uomo e donna o sull’uguaglianza di genere, tutti documenti nei quali si fa cenno, più o meno insistente, al “diritto” di aborto o all’aborto “sicuro” (per es. Direttiva 7 luglio 2010 – 2010/41/UE sulla parità di trattamento tra uomo e donna; Rapporto Estrela sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi 10.12.2013, Rapporto Tarabella 10.3.2015 sulla parità uomo- donna; Rapporto Panzeri 12.3.2015 sul riconoscimento matrimonio omosessuale e promozione del diritto di aborto; Rapporto Noichl 9.6.2015 sulla strategia dell’UE per la parità tra donne e uomini dopo il 2015). Il Rapporto di European Dignity Watch del marzo 2012 su “Sovvenzioni all’aborto attraverso l’UE. Aiuto allo sviluppo. Un’analisi della politica UE sulla salute sessuale e riproduttiva”, ha portato alla luce come attraverso i fondi per gli aiuti allo sviluppo vengono sostenuti anche progetti a favore della salute riproduttiva interpretata come aborto “libero” e “sicuro”.
È doveroso perciò un collegamento del Movimento per la Vita con altre organizzazioni pro life internazionali per resistere alla congiura e per tentare di influire sulle organizzazioni che a livello mondiale diffondono la “cultura della morte”.
In questo contesto si è inserita l’iniziativa dei cittadini europei, introdotta per la prima volta nell’ordinamento giuridico europeo dall’art. 11 del trattato di Lisbona entrato in vigore nel dicembre 2009 e poi reso esecutivo, per quanto riguarda l’iniziativa dei cittadini europei, con il regolamento n. 211 approvato il 16 febbraio 2011. L’iniziativa popolare europea entrava così in vigore il 1° aprile 2012. Il Trattato di Lisbona prevede che almeno un milione di cittadini europei, appartenenti ad almeno sette stati, possano chiedere un atto giuridico alla Commissione. Si tratta di un istituto molto più importante della petizione che è sempre esistita, formulabile anche da una sola persona, ma senza alcun effetto vincolante per le istituzioni europee. L’iniziativa dei cittadini europei è stata, invece, a lungo reclamizzata come una novità assoluta che avrebbe avuto lo scopo di allargare gli spazi della democrazia e di avvicinare i cittadini all’Europa.
Subito si è pensato di utilizzare il nuovo istituto a favore del diritto alla vita dei concepiti, per tentare di invertire l’orientamento, oggi prevalente in Europa, di considerare la legalizzazione dell’aborto come un progresso civile, e per restituire all’Europa la sua verità profonda.
Si costituì così un “Comitato dei cittadinì” il 29 marzo 2012 con rappresentanti di tutti i Paesi dell’UE. I primi sette firmatari furono Gregor Puppinck (European Center for Law and Justice- ECLJFrancia), Filippo Vari (Mpv Italia), Manfred Liebner (Stiftung Ja zum Leben, Germania), Alicia Latorre (Federacion Española de Asociaciones Provida, Spagna), Josephine Quintavalle (ProLife Alliance and Core Gran Bretagna), Edith Frivaldszky (Together for Life Association, Ungheria), Jakub Baltroszewicz (Polish Federation of Pro-Life Movements, Polonia).
“Uno di noi” fu il nome scelto per l’iniziativa al fine di esprimere l’uguale dignità di ogni essere umano riferita anche ai bambini non ancora nati. È una tesi che nello stesso tempo applica la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo al più piccolo, inerme e povero degli esseri umani e ravviva le radici dell’UE, quali sono indicate in tutti i trattati che l’hanno costituita e che sono enunciate anche nell’art. 2 del Trattato di Lisbona, dove il fondamento dell’Unione è individuato nel riconoscimento e nel rispetto dei diritti umani, dell’uguaglianza e della dignità di tutti gli esseri umani.
L’iniziativa chiedeva all’ UE di «porre fine al finanziamento di attività che presuppongono la distruzione di embrioni umani, in particolare nei settori della ricerca, dello sviluppo e della salute pubblica» attraverso una modifica del regolamento sul bilancio comunitario n. 1605/2002 del Consiglio del 25 giugno 2002.
Il 1° aprile 2012 “Uno di noi” è stata la prima (o quasi) iniziativa ad essere presentata. Ed è ad oggi la prima iniziativa per numero di consensi ottenuti. Al 1° novembre 2013, data entro cui terminava la raccolta delle firme, ne furono raccolte oltre 2 milioni (alcune firme fatte entro il termine arrivarono oltre il termine, altre non avevano tutti i dati richiesti), di cittadini dei 28 paesi UE; ne furono consegnate 1.901.947, ne furono certificate 1.897.588.
E il requisito del minimo (per ogni paese è stabilito un numero minimo di firme da raccogliere), richiesto per almeno 7 paesi, fu raggiunto e superato da ben 20 paesi dell’Unione. Un successo mai più eguagliato nella breve storia delle iniziative popolari.
Il 10 aprile 2014 ci fu l’incontro con la Commissione Europea e la pubblica udienza al Parlamento Europeo in cui il Comitato dei Cittadini presentò l’Iniziativa e le richieste in essa contenute. Il 28 maggio 2014, l’ultimo giorno possibile prima della chiusura della passata legislatura, la Commissione diede una deludentissima risposta formale decidendo di non prendere in considerazione le richieste dell’iniziativa Uno di noi, sostanzialmente eludendo tutta la questione: non sarebbe stata chiesta una definizione dello statuto dell’embrione umano e il rispetto per la dignità umana è già previsto in tutti i regolamenti comunitari.
Se si riflette sul fatto che il nuovo istituto di democrazia  partecipata è stato introdotto con la espressa motivazione di «avvicinare i cittadini all’Europa» e di aumentare la democrazia, si devono riconoscere come assolutamente fondate le forti critiche rivolte contro la decisione della Commissione che non ha consentito neppure un dibattito parlamentare sulla prima e maggiormente sottoscritta iniziativa dei cittadini europei.
Il 4 settembre 2014 è stata costituita la Federazione Europea per la vita e la dignità dell’uomo One of US nel cui statuto (art. 3) il riconoscimento della piena identità umana del concepito viene considerato la prima pietra di un nuovo umanesimo. Partita con 25 soci fondatori, tra cui il MPV, la federazione conta oggi 48 associazioni membri. Per l’Italia, oltre al MPV, ci sono anche l’Associazione Difendere la Vita con Maria, l’Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI) e l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. Ad oggi “One of Us” ha promosso 4 Forum, congressi pubblici, svoltisi a Cracovia (novembre 2013, quando venne lanciata la proposta della Federazione), Parigi (marzo 2015), Budapest (maggio 2017), ancora Parigi nel febbraio 2019, nel corso dei quali è stato assegnato il premio “Uno di noi” a personalità che, a livello individuale, hanno compiuto azioni altamente significative in riferimento alla difesa della vita nascente. L’ultimo premio, dato in occasione del Forum di Parigi che ha lanciato la Piattaforma Culturale Europea, è stato dato alle Madri Europee.
Nel frattempo contro la decisione della Commissione è stato proposto ricorso alla Corte di giustizia europea che ha sede a Lussemburgo. A nostro sostegno è intervenuto il Governo polacco, ma purtroppo anche la Corte in primo grado ci ha dato torto con gli stessi argomenti usati dalla Commissione. “Uno di noi” ha fatto appello alla grande Camera della Corte di Giustizia. La discussione è avvenuta il 25 marzo scorso, data peraltro assai significativa se consideriamo che in essa si ricordano l’annunciazione e il concepimento di Gesù. La Federazione One of us non si è mai fatta troppe illusioni perché la strategia della congiura contro la vita consiste nel rifiuto dello sguardo verso il concepito. Questo, però, significa che un tale sguardo è vittorioso e la Federazione Uno di noi non si arrenderà mai. Con questa fiducia, all’indomani dell’elusivo e deludente rapporto della Commissione europea, la Federazione “One of us” lanciò la petizione- testimonianza degli scienziati, dei giuristi e dei politici; la testimonianza di una cultura diffusa ed autorevole di esperti che facciano sentire la voce di chi non ha voce proclamando che “è vero”, l’embrione umano è uno di noi; “è giusto” affermarlo; “è doveroso” scriverlo nelle norme. Gli scienziati, medici, biologi possono salvare, senza saperlo, vite umane attestando che “è vero”. I giuristi possono ottenere lo stesso effetto ed insieme recuperare la verità del fondamento giuridico (uguaglianza e dignità umana) attestando che “è giusto”. Anche i politici – più di tutti presenti sui mezzi d’informazione – possono salvare vite umane. Il fine della politica è il bene comune, cioè il bene di tutti, dunque anche dei concepiti.
La Federazione “Uno di noi” crede che l’unità europea sia il risultato di un grandioso progetto politico che ha inteso trasformare popoli da sempre in guerra tra loro in un continente pacificato e pacificatore, ma crede anche nel messaggio di Santa Madre Teresa di Calcutta che di fronte ai potenti del mondo, sia nel ricevere il Premio Nobel per la pace, sia parlando all’Assemblea generale dell’ONU, ha ammonito che «l’aborto è il principio che mette in pericolo la pace nel mondo». L’uccisione dei figli da parte delle madri, dei medici, degli Stati, quando la vita umana si trova nel momento più fragile, debole e innocente, riconosciuta come diritto dei più forti sui più deboli, contraddice radicalmente la giustizia, la solidarietà, ultimamente la pace. Oggi la difesa della vita nascente si è complicata per la diffusione della generazione artificiale che pone problemi etici e giuridici gravissimi riguardo al diritto alla vita del figlio concepito in una provetta di laboratorio biotecnologico. La Federazione “Uno di noi” – come risulta dal suo statuto – non vuole abbandonare né l’Europa, né i più poveri tra i poveri, come Madre Teresa di Calcutta, la Santa dei poveri, chiamava i bambini non ancora nati. Questo impegno costituisce la base di una nuova cultura, un nuovo umanesimo che riguarda ogni aspetto della vita umana, sempre contrassegnata dal timbro della uguale dignità. Per operare efficacemente – considerate le soverchianti influenze del pensiero unico dominante – “Uno di noi” aspira a divenire una forza sociale europea, cioè una rappresentanza autorevole di tutti i gruppi e le persone che intendono restituire all’Europa la sua anima derivata dalle sue radici cristiane e concretizzata politicamente nel progetto dei suoi padri fondatori: Alcide De Gasperi, Robert Shumann, Conrad Adenauer. Il lavoro da compiere è iniziato, l’obiettivo è difficile ma è ineliminabile ed entusiasmante.
Per questo “Uno di noi” il 23 febbraio scorso a Parigi, presso la sede del Senato francese, ha formalmente lanciato la Piattaforma Culturale Europea che è “Un progetto culturale, prepolitico con l’ambizione di promuovere in Europa un dibattito di idee di grande qualità che ridonino all’Uomo tutta la sua dignità, dal concepimento alla morte naturale, alla ragione tutta la sua dimensione, alla libertà la possibilità di scegliere la coscienza”.
La Piattaforma raggruppa, per ora, oltre 300 intellettuali europei che si riconoscono nel Manifesto Per un’Europa fedele alla dignità umana (ecco invece il link su one of us https://oneofus.eu/wp-content/uploads/2019/08/MANIFESTO-CULTURAL-PLATFORM-ONE-OF-US-1-1.pdf con il testo in inglese).
Le finalità indicate nel manifesto si possono riassumere con l’intenzione di risvegliare la coscienza europea, fondata sul comune patrimonio culturale, prendendo posizione sulle questioni più pertinenti che emergono sia nella vita politica che nel dibattito civile. “Liberare le intelligenze europee”, e non solo, come dice il filosofo Remì Brague, membro della Piattaforma, in particolare su sette questioni prioritarie: affermazione della vita, protezione e sensibilizzazione a riguardo dell’ “inverno demografico”,affermazione della binarietà sessuale e rifiuto della ideologia di genere, affermazione della libertà di pensiero, di espressione e di educazione, affermazione della riproduzione naturale e opposizione alla gestazione surrogata, sviluppo delle potenzialità della natura umana.
In Europa si stanno costituendo Piattaforme Culturali nazionali; in Italia referenti per la sezione locale della Piattaforma Culturale sono Domenico Coviello e Assuntina Morresi, entrambi Consiglieri del MpV Italiano.
Il prossimo appuntamento della Piattaforma sarà il 18 e 19 ottobre a Santiago di Compostela, meta culturale e spirituale di grande significato per l’Europa, dove gli intellettuali discuteranno sulle “Radici dell’Europa”
Una rivoluzione culturale, quindi, che riparte dal concepito.

 

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