Una sentenza già scritta nel silenzio della politica di Prof. Avv. Alberto Gambino, Presidente Nazionale di Scienza & Vita

Vi do una piccola notizia, vi leggo la sentenza della Corte Costituzionale del prossimo 24 settembre, poi cito sono la fonte per i giornalisti in sala: “L’articolo 580 del codice penale è costituzionalmente illegittimo nella parte in cui ritenga essere reato l’aiuto a suicidarsi di un soggetto che si trovi affetto da una patologia irreversibile, che sia fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che trova intollerabili, che sia tenuta in vita in mezzo di trattamenti di sostegno vitale è che sia capace di prendere decisioni libere e consapevoli”.

La fonte della sentenza del prossimo 24 settembre è l’ordinanza della Corte Costituzionale n. 207 del 2018, che con grande onestà intellettuale ha già detto quello che scriverà il 24 settembre. Ma tuttavia ha dato 10 mesi di tempo al Parlamento di poter intervenire per disciplinare questa materia. E noi ci troviamo davanti a questa situazione molto chiara, per certi versi forse eccessivamente trasparente, perché normalmente la Corte Costituzionale vede le leggi e decide se siano compatibili con la Carta Costituzionale: a quel punto ne dichiara eventualmente la loro illegittimità.

In questo caso – primo caso in Italia – ha deciso di non decidere immediatamente, ma già dichiarato come deciderà se non ci sarà un intervento del Parlamento. Aveva dato 10 mesi.

Ieri il Presidente del Consiglio ha aperto uno spiraglio – qui sono presenti alcuni Parlamentari che stanno facendo un lavoro assolutamente meritevole in parlamento per recuperare in un dibattito politico questo tema antropologico molto significativo – perché nella sua replica ha detto che in effetti è auspicabile una legge. E questo significa che, poiché mancano poco più di 10 giorni, bisogna dare un po’ di tempo a questo Parlamento perché possa formulare una proposta di legge. Quindi è auspicabile che a questo punto i parlamentari ei loro capi gruppo possano chiedere un supplemento di tempo per poter incardinare una discussione, dei disegni di legge e, in estrema analisi, un testo di legge definitivo.

Questo è il percorso che noi abbiamo davanti, forse. E che come tante associazioni, già attraverso altri appuntamenti che sono stati svolti, abbiamo interesse che si porti all’attenzione dell’opinione pubblica. Noi qui riteniamo che con tema così delicato e deciso da una Corte che stabilisce dei principi, in qualche modo esenta da una pena un caso sostanzialmente singolo. È preferibile che ci sia una legge dello Stato, forse non condivisibile fino in fondo, piuttosto che una decisione della Corte costituzionale che diventa immodificabile.

Perché quando interviene la Corte Costituzionale con la sentenza, avendo rango superiore la sentenza della Corte Costituzionale alla legge ordinaria, è impossibile poter modificare quella situazione.

Allora davanti a questa vicenda, ritengo che un mondo che è molto attento a questi temi della fragilità ha anche dei contenuti che abbiamo segnalato, sui possibili interventi sul 580 del codice penale che non porti alla depenalizzazione, ma al più a una modulazione della pena: rimane reato ma con una differenza a seconda delle fattispecie.

E tuttavia nel metodo è molto probabile che anche parlamentari di orientamento diverso possano preferire, anzi ritengo      debbano, istituzionalmente preferire la via di una legge anziché quella della sentenza della Corte Costituzionale. Quindi potrebbe esserci anche un momento di grande unita nel chiedere questo supplemento di riflessione, al di là del merito. Questo è un punto importante, perché riguarda anche la dignità delle nostre istituzioni cui è stato chiesto da parte della Corte un intervento. In più c’è stata anche una crisi di governo in questo momento storico e quindi ci può essere anche qualche giustificazione ulteriore per spiegare perché tutti quei 10 mesi non sono stati consumati adeguatamente per tentare di legiferare. Solo una segnalazione finale nel merito. Se passa la decisione della Corte come vi ho letto, come verosimilmente arriverà, concretamente noi troveremo nelle corsie d’ospedale un modulo del consenso informato, che avrà la possibilità di mettere una crocetta in più.

E quella crocetta in più riguarderà il fatto per cui, se ci si trova in una di quelle condizioni che vi ho letto poco fa, si può somministrare un farmaco letale – lo richiama del resto la Corte Costituzionale – per mettere fine alla propria esistenza.

Ecco questo nell’ambito delle situazioni di fragilità – e quindi rivolgo anche la nuova maggioranza – un esponente della sinistra come Luciano Violante ha sempre ritenuto che l’eutanasia sia la morte dei poveri. E cioè di coloro che non hanno nessuno accanto e che quindi, anche per costi sanitari, appare preferibile farsi un po’ da parte questo.

È un tema che riguarda la cittadinanza. Qui c’è l’uomo nella sua essenza. Vogliamo segnalare che il falso mito dell’autodeterminazione, proprio nelle situazioni di fragilità, sconta la totale assenza di una volontà e soprattutto un’induzione, un contingente, che può portare proprio quelle situazioni di maggiore abbandono a chiedere l’esito finale. E questo ritengo sia una preoccupazione senza colore politico, che non può riguardare un’area oppure un’altra area politica.

Ritengo che ci sia un discorso di grandissima unita, al di là del discorso “cattolici- credenti –laici”, c’è un discorso di cittadinanza.

Ed è su questo tema che vorrei davvero che in questi pochi giorni si sollevasse nell’opinione pubblica un supplemento, anche di dibattito, non solo legati alla vicenda giudiziaria, ma anche su quale tipo di cittadino vogliamo che venga tutelato dal nostro ordinamento.

Considerando che laddove entrasse l’eutanasia in Italia saremmo il quarto paese nell’Unione Europea. Prima della legge sulle dat dicevano che eravamo il fanalino di coda sui temi del fine vita. Adesso con un triplo salto mortale in avanti diventeremo il quarto paese in Europa dopo Belgio, Olanda, Lussemburgo ad aprire all’eutanasia.

Questo deve far riflettere, anche rispetto alla differenza di sistemi sanitari e culturali di quei paesi rispetto al nostro. La Francia non ce l’ha questo tipo di eutanasia. La Germania non ce l’ha, la Spagna nemmeno, non ce l’ha e non la vogliono avere questo tipo di eutanasia cosiddetta attiva. L’iniezione letale non esiste se non in cui tre paesi dell’Unione Europea. Questo dovrebbe far riflettere tutti, anche perché negli altri venticinque Paesi non è prevista e non è presente neanche l’istanza sociale perché avvenga quel tipo di soluzione.

 

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