Uomo abbiamo bisogno di te: per dire no all’aborto

Al 37° Convegno Nazionale dei centri di Aiuto alla Vita Antonello Vanni, autore del libro “Lui e l’aborto. Viaggio nel cuore maschile” (San Paolo Ed., 2013, www.antonellovanni.it ),ha approfondito il tema Uomo dove sei? Il rapporto con il partner. Qual è stata la propostadi ricerca e azione del prof. Vanni agli operatori dei CAV italiani? Quella di aumentare l’attenzione verso la figura maschile e paterna esclusa dall’aborto sia sulla base dell’art. 5 della legge 194/78, in cui sostanzialmente il padre è privato di ogni decisione riguardante la vita del concepito, sia a causa di pregiudizi e stereotipi che hanno accompagnato in generale lo svilimento, quando non la scomparsa,del maschio e padre nella nostra società. Secondo Vanni, considerare e coinvolgere l’uomo padre, ascoltandone la voce e le necessità quando è disponibile al dialogo, può diventare un proficuo “sguardo supplementare” che può salvare la vita a un maggior numero di figli destinati all’aborto. Un primo spunto di ricerca proposto ai Cav è quello della riflessione sui motivi che causano la lontananza del padre nelle dinamiche relazionali dell’aborto. Gli interrogativi posti da Vanni sono state: gli uomini sono veramente disinteressati alla vita concepita? È una naturale tendenza maschile l’irresponsabilità? Secondo Vanni occorre un’analisi più approfondita per capire come stanno le cose, altrimenti c’è il rischio di chiudere la porta in faccia all’uomo padre addirittura prima di averlo ascoltato, togliendo così al concepito ogni possibilità di essere salvato dall’aborto. Per l’Autore il comportamento maschile di disinteresse verso la donna e il bambino è dovuto soprattutto a questi fattori: 1) la legge 194/78, privando praticamente l’uomo di ogni decisione rispetto al concepito, ha deresponsabilizzato intere generazioni di uomini, cresciuti con l’idea che l’aborto è una questione solamente femminile in quanto affermato da una legge votata da una maggioranza 2) nel corso dell’ultimo secolo abbiamo assistito a una vera ecclisse della figura paterna, uno sbiadimento antropologico del padre che ha fatto dimenticare agli uomini che cosa sia la paternità 3) a questo si è aggiunto l’impatto devastante che il modello culturale in cui viviamo ha su tutti noi: quello di incapacità di accoglienza e dono, di indifferenza verso la vita, ridotta a merce o oggetto che si può scartare, come uno smartphone vecchio o superato, quando non lo si vuole più. Vanni ha mostrato anche come in diversi Paesi del mondo ci sia da tempo molto interesse alla figura maschile e paterna nell’aborto: ad esempio negli Stati Uniti sono presenti siti internet, associazioni, gruppi di mutuo aiuto, pubblicazioni scientifiche e divulgative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica al fine di riavvicinare l’uomo alla vita di cui è co-autore insieme alla madre. Non mancano addirittura campagne mediatiche: sulle autostrade della Virginia sono istallati enormi cartelloni che rappresentano un uomo che bacia il grembo di una donna incinta con la didascalia “Fatherhood begins in the Womb”: la paternità inizia fin da quando il bambino nel grembo. Ci sono poi libri divulgativi in cui uomini raccontano la storia drammatica di impotente esclusione dall’aborto o di rimorso per averlo causato e manualidi psicologiaper gli uomini che vogliono curarsi dal dramma dell’aborto. Anche in Europa e Italia ci sono però esperienze di attenzione alla figura maschile: i “weekend della Vigna di Rachele”(http://www.vignadirachele.org)aperti anche agli uomini oppure“SaveOne: speranza per uomini e donne che hanno avuto un aborto” (http://www.saveone.org)che propone programmi di cura simili a quelli finora descritti: 10 incontri di gruppo di due ore ciascuno, sviluppati sulla base della lettura biblica guidata da un formatore, in cui gli uomini possono prendere consapevolezza dei problemi che li affiggono e sostenersi in un’esperienza spirituale di rinnovamento e guarigione. Non solo: presso i consultori sono distribuiti volantini e brochure sul rapporto padre-madre-figlio concepito per far riflettere sull’importanza del legame che entrambi i genitori hanno con la vita concepita. Il Prof. Vanni poi ha presentato una documentazione scientifica riguardante l’esistenza nell’uomo, così come nella donna, di una vera e propria Sindrome post abortiva: l’aborto può provocare infatti gravi danni psicologici anche nel padre del concepito. Le conseguenze sono diverse e dipendono dalla posizione che l’uomo stesso ha avuto nella vicenda. Statistiche: 4 uomini su 10 soffrono di disturbo post-traumatico da stress di tipo cronico che si manifesta in media entro i primi 15 anni dopo l’evento; su 100 uomini che presentano questo disturbo l’88% soffre di depressione, l’82% di forte senso di colpa, il 77% di turbe dell’aggressività, il 64% di stati ansiosi, il 68% di autoisolamento e emarginazione, il 38% di mancanza di interesse e motivazione per la vita, il 40% di disturbi sessuali tra cui l’impotenza. Ciò dimostra che gli uomini provano un maggiore attaccamento al concepito e un più profondo sentimento della paternità di quanto normalmente si ritenga. E infatti, benché si creda che l’uomo sia indifferente all’aborto e non sia utile convocarlo nei colloqui dei Consultori, ci sono stati molti casi di uomini che avrebbero voluto salvare il loro bambino. Casi che Vanni ha raccolto nel suo libro “Lui e l’aborto” come il seguente: 25 gennaio 1994, Torino. Un giovane studente di ingegneria, il ventiduenne Francesco Gennaro, ha tentato di salvare il figlio dall’aborto. Dopo aver provato in tutti i modi a dissuadere la sua fidanzata, e vista l’inutilità degli sforzi, ha scritto al Presidente della repubblica Scalfaro e al Papa Giovanni Paolo II affinché la convincessero a non abortire. Queste le parole del giovane ai giornali: “Perché mi è negato ogni diritto su un figlio che già sento di amare? Perché solo lei può essere l’arbitro della vita del bambino? Perché un padre deve conoscere la data della morte del suo bambino? Potremmo sposarci, ho dei soldi da parte, cercherò di finire presto gli esami. Amo la mia fidanzata e proverò a perdonarla. Ma non credo che riuscirò mai a perdonare tutti i complici che l’hanno aiutata”. Successivamente e incredibilmente, raccontò la madre di Francesco ai giornali, il giovane venne accusato dalla stampa di essere un mostro che aveva violentato psicologicamente la fidanzata per non farla abortire. Così dovette fuggire e nascondersi dai parenti in Sicilia. Ma molti altri, anche se non finiti sui media, sono i casi simili che molti operatori dei Cav hanno sicuramente incontrato nella loro esperienza. Antonello Vanni ha infine descritto tre iniziative che si stanno svolgendo in Italia su questi temi: 1)  il “Documento per il padre” firmato dallo psicanalista Claudio Risé (http://www.claudio-rise.it) e da diverse parti della società civile, con cui si chiede che “al padre sia consentito di assumere le responsabilità che gli toccano in quanto coautore del processo riproduttivo” dopo anni di silenzio sulla figura paterna 2) la pubblicazione della brochure Uomini e aborto. Molte storie diverse da consultare e diffondere anche presso i CAV per una migliore conoscenza di questi problemi. È possibile scaricarla gratuitamente, in vari formati, in www.antonello-vanni.it. 3) la pagina Facebook “Uomini Pro-Life Italia”, primo riferimento social di impegno maschile in Italia “per costruire una nuova generazione di uomini e padri in difesa della vita concepita sotto il cuore della madre: un percorso di amore per la vita umana”. La pagina si raggiunge in  https://www.facebook.com/uomini.prolife.italia ed è un ottimo strumento di condivisione di ricerca ed esperienza.

Antonello Vanni

 

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