Violenza sulle donne e tutela della vita nascente di Luana Campa, Avvocato e Criminologa, Presidente Onorario del Movimento per la vita di Corigliano-Rossano

Noi donne siamo le prime testimoni del valore e della bellezza della vita. Va da sé che non si può affrontare il tema della violenza sulle donne tralasciando quello della tutela della vita nascente.

La violenza sulle donne e su ogni essere umano è una barbarie che riguarda il futuro di tutti, nessuno escluso. La mia professione di Avvocato è centrata sulla persona e sulla sua tutela a 360 gradi. Ogni essere umano è sacro e inviolabile, in ogni fase del suo sviluppo. Contro la cultura della morte e della violenza, tutti noi siamo tenuti a promuovere e difendere il primato della vita umana, la cultura della vita nascente.

Come sottolineato dalla Presidente Nazionale del Movimento per la vita italiano, Marina Casini: “E importante imparare a vedere il valore di ogni essere umano nelle fasi iniziali della vita, sin dal concepimento”. L’uomo è sempre, in ogni momento della sua esistenza, persona di pari dignità rispetto ad ogni altro essere umano. La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo all’art. 3 afferma: “Ogni individuo ha diritto alla vita”. Il diritto alla vita di ogni essere umano è alla base di ogni ordinamento giuridico, di ogni diritto inviolabile dell’uomo, e la sua tutela si può rintracciare in tante norme costituzionali. Infatti, la nostra Carta fondamentale all’art. 2 sancisce il valore giuridico primario e inderogabile della vita dell’uomo, e all’art. 3 comma 2 tutela il pieno sviluppo della persona umana, che include ovviamente la salvaguardia della vita. Ancora, la Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo tutela i diritti di quest’ultimo sin dal momento del concepimento e contro ogni forma di violenza. Anche la biologia afferma, in modo inconfutabile, che la vita umana inizia con il concepimento e non con la nascita.

Purtroppo sono tante le donne incinte che decidono di abortire per gravi situazioni di precarietà abitativa, lavorativa, economica. Il Movimento per la vita italiano – insieme a tutti i volontari dei Centri di aiuto alla vita – da più di 40 anni promuove l’accoglienza, l’ospitalità e la ricerca di un lavoro per le madri in difficoltà (o per il padre, ove anche questi sia disoccupato). Nessuna donna deve mai sentirsi sola, chiedere aiuto è il primo passo per tornare a vivere. Da anni sono in prima linea contro la violenza sulle donne e più in generale contro ogni forma di violenza su tutto il genere umano.

Purtroppo l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia ha acuito le disuguaglianze sociali, ha aumentato maggiormente il rischio di violenza sulle donne e sui bambini in quanto, nell’80% dei casi, gli agiti violenti avvengono all’interno della famiglia. E con profondo dolore sottolineo che, a differenza di quello che si crede, lo stato di gravidanza non ferma i maltrattamenti intrafamiliari, con conseguenze terribili non solo per la donna ma anche per il feto. Avere la propria compagna in attesa di un bambino (in alcuni casi conseguenza di uno stupro) non ferma i partner abusanti. Anzi, spesso e proprio la gravidanza il casus belli.

L’uomo maltrattante, abituato a disumanizzare la partner e a considerarla una res propria, vive il bambino come un oggetto, una minaccia che si interpone fra lui e la donna e perpetua la violenza per ribadire il proprio status gerarchico. Spesso picchia la partner incinta perché vuole costringerla ad abortire.

Le conseguenze della violenza in gravidanza e nel post-partum sono gravi, sia dal punto di vista fisico che psicologico con gravi manifestazioni di depressione post-partum. Tutelare la salute e la vita delle donne e dei figli vittime secondarie della violenza deve essere una priorità e un impegno di tutti. Sebbene il legislatore sia intervenuto più volte per dare risposte sanzionatorie adeguate ai vari reati di violenza, è necessario garantire alle vittime un sostegno maggiore affinché non abbiano più paura e non si sentano sole.

La Legge sul femminicidio del 2013 ha previsto un aggravante comune, con conseguente aumento della pena, per tutti i delitti contro la vita, l’incolumità individuale, la libertà personale ed i maltrattamenti quando il fatto e commesso in danno di persona in stato di gravidanza (ai sensi dell’art. 61 c.p., comma 1, n. 11 – quinquies). Le donne immigrate che subiscono violenza e maltrattamenti in ambito domestico possono ottenere il permesso di soggiorno, dopo aver ascoltato il parere dell’autorità giudiziaria.

Mentre gli autori delle percosse potranno invece essere espulsi. Anche il Codice rosso (Legge n. 69 del 2019) ha inasprito le pene per i casi di violenza di genere e ha previsto una corsia veloce e preferenziale per le denunce e per le indagini. Purtroppo nulla di tutto questo ha fermato la violenza. Tante ancora le criticità. Nella stragrande maggioranza dei casi le donne vittime di violenza non denunciano perché non sono indipendenti economicamente e non sanno dove andare. Ritengo sia urgente colmare l’inaccettabile gap occupazionale e retributivo tra uomini e donne, in quanto ci nega libertà e diritti. Ricordo sempre alle donne che la violenza non è mai giustificabile e che non ha nulla a che vedere con l’amore. Il primo schiaffo è uno schiaffo di troppo!

Grazie all’aiuto di operatori sensibili e comunque possibile uscire dalla spirale della violenza e mettere così in salvo se stesse e i propri figli. Anche perché vivere in ambienti violenti, assistere o subire violenza da piccoli può segnare una persona per tutta la vita. Questa terribile piaga sociale della violenza sulle donne non ha cause patologiche, ma culturali. Non si può far passare come malattia un crimine contro l’umanità che deriva esclusivamente dall’abuso di potere. Chi picchia la compagna, nella maggior parte dei casi, non è malato ma è il suo sistema di valori ad essere malato, non la sua psiche. La parità di genere deve diventare strutturale, poiché la violenza sulle donne e figlia di un’asimmetria di potere millenaria tra uomini e donne. Ne deriva che è fondamentale incidere sulla cultura, nella famiglia e nella scuola.

Con la pandemia, le più penalizzate sono state le donne che in questo 2020 hanno perso 470.000 posti di lavoro. Bisogna intervenire sul welfare di comunità. L’assenza di politiche decisive a favore delle famiglie, la mancanza di misure atte ad agevolare i futuri genitori e a rafforzare la parità di genere, ricade sui minori. Citando il Papa, Monsignor Stefano Russo – Segretario generale della Cei – ha ricordato che: “Oggi la cultura dello scarto sacrifica i più deboli, i più poveri, i più fragili, i senza voce, a cominciare proprio dai nascituri”. Uno studio pubblicato su “Science” ha evidenziato come nell’era post-Covid ci sarà un calo delle nascite.

Colpa dell’incertezza economica, dei pochi sostegni alle famiglie, della rete sociale fragile. Quello che auspico, pertanto, per il bene del nostro Paese, e una vera rivoluzione culturale, un salto di civiltà in nome dell’uguaglianza e delle pari opportunità, nonché il riconoscimento del valore sociale della maternità.

 

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