Visti da fuori di Jessica Dirupo

Ciao a tutti! Mi chiamo Jessica, sono una studentessa di 22 anni laureata in Scienze del Servizio Sociale presso l’Università degli Studi di Verona. In occasione della stesura della mia tesi, ho avuto modo di conoscere da vicino i Centri di Aiuto alla Vita, in particolare grazie alla collaborazione dei CAV di San Bonifacio, Cologna Veneta e Verona, i quali mi hanno offerto il loro appoggio e sostegno.
Nei prossimi mesi, ripercorrendo i passi principali del mio elaborato, intitolato “Prevenzione dell’aborto: voci di donne che hanno sostenuto gravidanze difficili con il supporto del Centro di Aiuto alla Vita”, vi porterò quindi alla scoperta di queste associazioni così come ho avuto modo di conoscerle io: viste da fuori, con il punto di vista non di un’aderente al MpV, ma di una “ricercatrice” che con sguardo privo di giudizio si è approcciata a tale mondo. Oriana Fallaci scrive: “nascere per essere felici, liberi, buoni, per battersi in nome della felicità, della libertà, della bontà, nascere per tentare, sapere, scoprire, inventare. Nascere per non morire”[1].
Ma scegliere la vita non è sempre facile, anzi a volte può sembrare la scelta più difficile e impossibile, soprattutto se si è in un contesto complesso e disagevole.
Credo fortemente nell’autodeterminazione di una donna, ed autodeterminazione equivale a libertà di scelta, la quale però deve anche essere possibilità di scelta.
Perché la libertà non può fermarsi ad un sì od un no alla nascita di un bambino, libertà dovrebbe essere consapevolezza, informazione, supporto, per trasformarsi in una scelta veramente sentita e voluta. Sentirsi costretti ad una decisione perché le difficoltà sembrano insormontabili, o decidere senza una buona consapevolezza e chiarezza delle conseguenze delle proprie azioni, non è libertà di scelta. Se da un lato quindi la donna ha il diritto, come la legge italiana consente, di interrompere volontariamente la gravidanza, dall’altra dovrebbe anche avere la possibilità di essere nelle condizioni di poter scegliere la vita e di tenere il bambino. I Centri di Aiuto alla Vita sono una risposta a questo bisogno di supporto, che parte dal privato sociale per sostenere donne e famiglie che vivono la gravidanza e la maternità con difficoltà.
Sono associazioni che scelgono di prevenire l’aborto promuovendo la vita, porgendosi al fianco di coloro che vi si rivolgono per offrire sostegno, ascolto e comprensione, mostrando loro le possibili soluzioni e gli aiuti che potrebbero indurle a tenere il bambino. Nella mia tesi, partendo dalla mission dei Centri di Aiuto alla Vita, ho cercato di capire se effettivamente questi ultimi rappresentano un valido ed efficace strumento di prevenzione all’aborto, in grado di porgersi concretamente in aiuto alle donne che vivono gravidanze difficili. Sono infatti quest’ultime, le loro difficoltà, il loro coraggio, la loro forza le protagoniste del mio elaborato.

[1] Oriana Fallaci, Lettera a un bambino mai nato, best BUR, febbraio 2018, pag. 86.

 

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